Guerra infinitaQuattro anni dopo l'invasione: l'Ucraina tra resistenza e compromesso
fon
24.2.2026
Un soldato ucraino, a quattro anni dall'invasione russa.
Keystone
A quattro anni dall'invasione russa, l'Ucraina resta intrappolata in una guerra di logoramento tra fronte militare, crisi della mobilitazione e una pace che appare ancora lontana, come evidenzia un'analisi della RSI.
Quella che doveva essere un'operazione rapida si è trasformata nella guerra più lunga e sanguinosa in Europa degli ultimi decenni, con un Paese stremato da bombardamenti e inverni durissimi.
Sul campo, il fronte del Donbass resta bloccato, con avanzate russe limitate, ma costi altissimi per Kiev, mentre in altre regioni Mosca guadagna terreno.
Cresce il desiderio di pace tra gli ucraini, ma tra scarsa fiducia nei negoziati e crisi della mobilitazione, il 2026 potrebbe essere l'anno delle scelte decisive.
All’alba del 24 febbraio 2022, mentre in Ucraina stava per sorgere il sole, i carri armati russi attraversavano i confini e missili e droni colpivano Kiev e altre città.
Quella che Mosca aveva definito una «operazione militare speciale» si è trasformata, quattro anni più tardi, nella guerra più lunga e sanguinosa combattuta in Europa negli ultimi decenni.
È il quadro tracciato da un'analisi pubblicata dalla «RSI», che ripercorre l’evoluzione del conflitto e le sue conseguenze.
Un Paese stremato tra inverno e negoziati
Dal Donbass alla capitale, il Paese appare esausto. L'ultimo inverno, tra i più rigidi degli ultimi anni, è stato accompagnato da una nuova campagna di bombardamenti russi contro le infrastrutture energetiche, lasciando milioni di persone senza luce e riscaldamento.
Come evidenzia l'invitato della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, cresce tra gli ucraini la voglia di pace e di negoziati, anche se la fiducia in un esito positivo dei colloqui resta molto bassa.
La diffidenza verso Vladimir Putin è forte, mentre anche il presidente Volodymyr Zelensky, pur mantenendo un consenso significativo, è stato indebolito da recenti scandali interni.
Il fronte orientale e il nodo della mobilitazione
Sul piano militare, il fronte orientale resta il fulcro dello scontro. Nel Donbass i progressi russi nell’ultimo anno sono stati limitati: la battaglia per Pokrovsk, che sembrava sul punto di chiudersi all’inizio del 2025, è ancora in corso, e le forze di Mosca restano distanti da Kramatorsk, centro strategico della regione di Donetsk.
Un risultato che rappresenta una tenuta importante per Kiev, ma ottenuto a prezzo di perdite elevate e di arretramenti in altre aree.
Nella regione di Zaporizhia, invece, le truppe russe si sono avvicinate al capoluogo, snodo industriale cruciale per l’apparato difensivo ucraino. Allo stesso tempo, l'esercito di Kiev ha dimostrato capacità di resistenza superiori alle attese, riconquistando terreno a Kupyansk e conducendo contrattacchi mirati anche nel sud, sottolinea la RSI.
Il dilemma di Kiev
Rimane però il nodo della mobilitazione. L'esercito fatica a reclutare e trattenere nuovi soldati, mentre il fenomeno delle diserzioni si è fatto strutturale.
Zelensky ha incaricato il nuovo ministro della Difesa di affrontare la crisi, ma eventuali misure come l’abbassamento dell'età minima di leva o la riduzione delle esenzioni rischiano di essere impopolari.
Il dilemma per Kiev si fa sempre più stringente: trovare le risorse per continuare a combattere fino a logorare ulteriormente la Russia oppure preparare il Paese a un compromesso che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.
Il 2026 potrebbe segnare un passaggio decisivo in questa scelta.