Guerra in Ucraina

Le delegazioni di Mosca e Kiev aprono a un possibile accordo

SDA

29.3.2022 - 21:10

In this photo released by the Ukrainian Foreign Ministry Press Service, Russian Presidential Aide Vladimir Medinsky, left, and the Head of the Ukrainian Servant of the People faction Davyd Arakhamia pose for media during talks between Russian and Ukrainian delegations in Dolmabahce Palace, Istanbul, Tuesday, March 29, 2022. (Ukrainian Foreign Ministry Press Service via AP)
In questa foto rilasciata dal servizio stampa del Ministero degli Esteri ucraino, l'assistente presidenziale russo Vladimir Medinsky, a sinistra, e il capo della fazione ucraina Servitore del popolo Davyd Arakhamia posano per i media durante i colloqui tra le delegazioni russa e ucraina nel palazzo Dolmabahce di Istanbul.
AP

Dalle porte della sala dei negoziati nel palazzo Dolmabahce a Istanbul, sulle rive del Bosforo chiuso alle navi da guerra, filtrano i primi spiragli di pace. In tre ore di colloqui «sostanziali», le delegazioni di Russia e Ucraina hanno aperto per la prima volta a un possibile accordo, su cui si attende l'ultima parola del presidente Vladimir Putin.

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29.3.2022 - 21:10

Un avvicinamento testimoniato, per la prima volta in 34 giorni di guerra, dalla frenata volontaria dell'offensiva di Mosca, che ha annunciato «una riduzione radicale dell'attività militare» nelle regioni di Kiev e Chernihiv, anche se l'avanzata nel resto del Paese non si ferma. Una riorganizzazione sul terreno confermata anche dal Pentagono.

Sulle reali intenzioni dello zar l'Occidente ha espresso forti perplessità. Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea continuano a diffidare dal Cremlino e sottolineano di voler attendere il passaggio dalle parole ai fatti. Ma alla prospettiva di una tregua sembrano credere – o almeno voler credere – i mercati, con le Borse europee in risalita e il petrolio in netto calo.

Ottimismo arriva anche dalla Turchia che ha ospitato i negoziati, con il suo presidente Recep Tayyip Erdogan in prima fila tra le delegazioni al tavolo, dove è riapparso anche l'oligarca-mediatore Roman Abramovich, a poche ore dalla notizia del suo sospetto avvelenamento a margine dei colloqui del 3 marzo. «Oggi – ha detto il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu – è stato raggiunto il più significativo progresso nei negoziati».

Telefonata Putin-Macron a trattative concluse

A trattative concluse, Vladimir Putin ha sentito Emmanuel Macron, tornando a chiedere la completa resa di Mariupol. La città portuale nel sud dell'Ucraina, via di collegamento tra la Crimea e il Donbass controllati dai russi, resta l'obiettivo chiave dell'offensiva.

Prima della sua conquista, un'intesa sarà difficile, ha fatto capire lo zar, negando ancora un volta un alleggerimento dell'assedio per consentire corridoi umanitari. Sull'accordo per un cessate il fuoco, invece, al momento non si è sbilanciato, neppure per escluderlo. Anche questa una novità.

Le proposte di Kiev, definite «chiare», «saranno studiate molto presto e sottoposte al presidente», ha detto il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, l'uomo che il Cremlino ha messo sin dall'inizio a capo della complicata trattativa. Anche se resta «un lungo cammino» da fare, Mosca «ha fatto passi da gigante verso la pace, e si aspetta un progresso reciproco dall'Ucraina», ha spiegato.

Incontro tra Putin e Zelensky per la prima volta non escluso

Un incontro tra Putin e Volodymyr Zelensky per la prima volta non è stato escluso. Anzi, ha sottolineato l'inviato russo, dovrebbe svolgersi contestualmente alla stipula di un'intesa, mettendovi in calce le firme dei due leader. E anche per l'inviato ucraino David Arakhamia, capo di Servitore del popolo, il partito del presidente, ci sono condizioni «sufficienti» per un faccia a faccia.

La proposta di Kiev prevede la stipula di un «accordo internazionale» con almeno una decina di garanti – i membri permanenti del Consiglio di sicurezza più Germania, Turchia, Italia, Polonia, Canada, Israele, ma la lista non è chiusa – che possano intervenire in caso di aggressione, sul modello dell'articolo 5 della Nato. Un accordo da approvare con un referendum interno e ratificare nei Parlamenti dei Paesi coinvolti.

Fuori restano le regioni contese della Crimea – su cui le parti dovrebbero impegnarsi in un lungo negoziato che potrebbe durare fino a 15 anni – e del Donbass, congelando di fatto il nodo della sovranità e quindi il conflitto.

In cambio, l'Ucraina offre la sua neutralità, impegnandosi a non cercare l'adesione all'Alleanza atlantica e a non ospitare basi straniere nel suo territorio, mentre la Russia ha promesso di non opporsi a una sua eventuale adesione all'Ue.

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