Guerra Ucraina: gli USA invieranno a Kiev munizioni all'uranio impoverito

SDA

2.9.2023 - 20:34

Cade l'ennesimo tabù da parte degli Stati Uniti. Dopo i tank, gli F-16 e le discusse bombe a grappolo, adesso gli Usa sarebbero pronti a inviare all'Ucraina anche le controverse munizioni perforanti all'uranio impoverito che finora erano state consegnate a Kiev soltanto dal Regno Unito.

Un'auto passa accanto a un frammento di razzo russo dopo un attacco a Kramatorsk, nella regione di Donetsk, in Ucraina, sabato 2 settembre 2023.
Un'auto passa accanto a un frammento di razzo russo dopo un attacco a Kramatorsk, nella regione di Donetsk, in Ucraina, sabato 2 settembre 2023.
KEYSTONE

2.9.2023 - 20:34

Secondo la Reuters, le armi dovrebbero arrivare già nel prossimo pacchetto di aiuti, che si aggira tra i 240 e i 375 milioni di dollari e dovrebbe essere presentato la prossima settimana.

L'obiettivo è quello di fornire un contributo sostanziale alla controffensiva ucraina dal momento che questi proiettili permettono di distruggere i carri armati russi e potrebbero essere lanciati direttamente dai tank americani Abrams.

È una risposta degli USA al missile russo Sarmat?

Al momento da Mosca non c'è stato nessun commento, anche se il Cremlino aveva già alimentato lo spettro del nucleare quando lo scorso marzo era stata Londra a dare il via libera alle munizioni.

Pur essendo molto controversi, questi proiettili sono considerati armi convenzionali, non sono vietati dal diritto internazionale e sono in dotazione a diversi Paesi del mondo, ma restano grandi polemiche sulla legittimità del loro utilizzo visti i precedenti in scenari di guerra come l'ex Jugoslavia o l'Iraq.

La notizia che arriva dagli Stati Uniti sembra essere una risposta al nuovo missile strategico russo, il Sarmat, che sarebbe ormai pronto per essere schierato e avrebbe la capacità di portare testate nucleari in qualsiasi angolo del mondo.

Mosca minaccia, Kiev avanza sul terreno 

Al momento, però, quella del Cremlino resta solo una minaccia. Come quella rilanciata dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev che ha definito il presidente statunitense Joe Biden, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese Emmanuel Macron e la premier Giorgia Meloni «complici diretti ed evidenti» dei nazisti che «dovrebbero essere trattati come leader dei Paesi della coalizione nazista».

Difficile che l'Occidente possa farsi impressionare da queste parole, così come Kiev che – dopo aver confermato ieri di essere dietro all'attacco all'aeroporto militare russo di Pskov, a ben 700 chilometri dal confine ucraino – oggi ha rivendicato nuovi progressi sul terreno.

«Nonostante tutto e a prescindere da ciò che si dice, stiamo avanzando» ha sottolineato con forza il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Affermazioni supportate anche dalle analisi del think thank statunitense Institute for the Study of War, secondo il quale i russi hanno schierato «un esercito di riserva» formato di recente affinché le sue unità possano ridistribuirsi dalla regione di Lugansk per «proteggere» il sud dall'avanzata della controffensiva ucraina.

Queste nuove formazioni, però, probabilmente non saranno pronte al combattimento su larga scala, dato il loro dispiegamento affrettato.

I russi vogliono resistere

Un'analisi simile viene fatta anche dall'intelligence britannica. I russi non rinunciano a cercare di fermare la controffensiva nel sud del Paese, ma in questo modo rischiano di dividere le proprie forze.

Allo stesso tempo, il Cremlino continua l'offensiva nella regione di Kupiansk e da giugno ha ottenuto in questa zona «modesti successi».

Crimea sotto i missili

In Crimea, invece, i russi continuano a doversi difendere dagli attacchi con i droni. Mosca ha annunciato di aver distrutto nella notte una barca sommergibile senza equipaggio che tentava nuovamente di colpire il ponte di Kerch. Anche altri due veicoli senza pilota sono stati neutralizzati.

Ma droni di Kiev non mirano solo ai territori ucraini occupati e si spingono anche ai confini russi: le regioni di Belgorod e Kursk sono state nuovamente prese di mira con alcuni bombardamenti.

Kiev, però, promette di arrivare ancora più lontano e annuncia programmi in grado di sviluppare droni e missili capaci di volare fino a 1.500 km di distanza. Per riportare, come già dichiarato, la guerra sul territorio nemico.

SDA