Autorità di protezione, Dafond: «Una riforma al passo coi tempi»

SwissTXT / pab

22.12.2021

Vanetti (AGNA): “Necessario e positivo il passaggio al giudiziario”
Vanetti (AGNA): “Necessario e positivo il passaggio al giudiziario”
archivio Ti-Press

La riforma delle Autorità regionali di protezione ticinesi sembra convincere. Le prime reazioni, raccolte dalla RSI, in generale sono infatti improntate alla soddisfazione.

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22.12.2021

«È un’evoluzione dei tempi, che tiene conto anche della complessità dei casi che giungono a questa autorità. Nel complesso tiene anche conto del fatto di una maggiore mobilità, di modo che le decisioni prese dalle nostre autorità possono essere riconosciute anche all’estero». Insomma, una maggiore autorevolezza sul piano internazionale.

È questo uno dei punti sottolineati da Felice Dafond, presidente dell'Associazione dei Comuni ticinesi in relazione alla riforma presentata mercoledì dal governo ticinese.

E sono proprio i comuni, dopo oltre 200 anni di gestione più o meno diretta della protezione dei minori e degli adulti, a vivere in maniera più rivoluzionaria il cambiamento. Ma c'è consenso, così come la ricerca di un nuovo ruolo: «I comuni mantengono uno spazio legato alla prossimità e quindi alla prevenzione – prosegue Dafond - Uno spazio che, a dipendenza delle diversità, utilizzeranno nel pieno rispetto della loro autonomia, ma soprattutto al servizio della popolazione e in base ai loro bisogni».

Vanetti (AGNA): «Necessario il passaggio al giudiziario»

Dai poteri istituzionali all'impegno associativo, i motivi di approvazione sono simili, come spiega sempre ai microfoni della RSI il presidente dell'Associazione genitori non affidatari Pietro Vanetti: «Il passaggio principale, dal nostro punto di vista, è quello dall’amministrativo al giudiziario: così l’autorità di protezione acquisisce maggiore autorevolezza. Nel giudiziario, anche in caso di cambio di domicilio infatti il giudice competente rimane lo stesso e questo influisce positivamente sulla qualità delle prestazioni. Un altro punto positivo è la maggiore attenzione sull’uniformità nel metodo di lavoro, anche perché attualmente le 16 ARP lavorano ognuna un po’ come meglio crede…».

Per Vanetti i motivi di preoccupazione sono quindi unicamente rivolti al futuro: «A preoccuparmi sono i tempi ancora lunghi necessari all’implementazione: ci vorranno alcuni anni e ancora diversi dibattiti in Gran Consiglio e votazioni popolari, cosa che rischia di rallentare o annacquare certe misure».