Coronavirus, lunghe code alle frontiere, chiusi alcuni valichi minori

SwissTXT / pab

11.3.2020 - 11:34

Immagine d'illustrazione

KEYSTONE/TI-PRESS/FRANCESCA AGOSTA

Colonne lunghe diversi chilometri si sono estese fin dall’alba di oggi, mercoledì, ai valichi tra Italia e Ticino, costringendo i lavoratori frontalieri ad attese estenuanti.

In verità già martedì sera, con i controlli alle frontiere diventati più severi alla luce dell'emergenza coronavirus, si erano avute le prime avvisaglie di una situazione che è «esplosa» questa mattina.

Alle dogane di Varesotto, Comasco e Verbano-Cusio-Ossola tra le 5.30 e le 7.30 si sono formate code non indifferenti, che nel caso di Ponte Tresa raggiungevano l’inizio della discesa, dalle parti di Marchirolo, come precisa la Prealpina online.

Traffico più fluido nel Mendrisiotto

Nelle altre dogane la musica era la stessa dato che i controlli erano effettuati anche in territorio italiano, dove si chiedeva ad ogni automobilista in entrata l’autocertificazione sulla salute che permette di spostarsi, come pure il permesso di lavoro elvetico.

La scrematura delle forze dell'ordine e l'anticipazione da parte dei frontalieri dei tempi di attraversamento della frontiera hanno fatto sì che il traffico nel Mendrisiotto fosse più fluido del solito.

Valichi minori con l’Italia chiusi

L’Amministrazione federale delle dogane ha annunciato mercoledì in fine di mattinata in conferenza stampa a Berna, che 9 valichi doganali minori al confine con l’Italia vengono sbarrati.

I valichi chiusi sono quelli di Pedrinate, Ponte Faloppia, Novazzano Marcetto, San Pietro di Stabio, Ligornetto Cantinetta, Arzo, Ponte Cremenaga, Cassinone e Indemini.

La misura, in vigore da subito, è stata adottata per incanalare il traffico di confine verso le dogane più grandi.

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