Garzoni: «Solo se ognuno farà la sua parte si andrà verso una normalità»

SwissTXT / pab

25.4.2020

Christian Garzoni
Ti-Press

Il bilancio di come è stata gestita la crisi sanitaria legata al nuovo coronavirus in Ticino è positivo.

Lo sostiene Christian Garzoni, medico specialista in malattie infettive alla Clinica Luganese Moncucco, membro del gruppo di coordinamento e sin dall’inizio in prima linea per far fronte all’emergenza.

«Aver strutturato, in modo preciso, tutto da subito sotto lo Stato maggiore cantonale di condotta e sotto il Governo ticinese e aver avuto tutti i partner sanitari sul territorio che hanno capito la gravità di quello che stava arrivando, ha permesso di ridurre i danni al minimo, ha detto Garzoni ai microfoni della RSI.

«Decessi dovuti al virus e non a disfunzioni del sistema»

«Purtroppo - ha poi tenuto a sottolinea - i morti hanno superato i 300, ma questi sono decessi dovuti al virus e non a disfunzioni del sistema».

L'esperto ha però una considerazione personale: "L’epidemia è qualcosa di non atteso, ed essendo uno specialista di malattie infettive, anche vedendo i numeri bassi dell’inizio, ero già molto preoccupato per quanto stava accadendo, mentre la popolazione e chi era intorno a me tendeva a dire 'sono solo pochi casi'. Vedevano il pericolo molto lontano, poi in realtà il pericolo stava solo arrivando».

Come vi state preparando a un'altra eventuale ondata?

«Ora siamo nella fase in cui le misure di lockdown vengono gradualmente allentate. Sappiamo che questo porterà a un aumento dei casi: ci stiamo preparando nell’ottica di monitorare come i numeri aumenteranno, di poter chiudere o aprire la società a seconda dell’evoluzione, di aver un freno di emergenza se i numeri dovessero crescere in maniera esponenziale e lasciar pensare che una seconda ondata stia arrivando. Speriamo che restino delle piccole fluttuazioni di malattia nella popolazione, che permettano di curare gli ammalati, di non sovraccaricare il sistema sanitario e nel contempo che consentano di avere contatti sociali più normali di ora. Adesso siamo in prigione, lo sappiamo tutti».

Lei ha accennato all’allentamento del lockdown: da medico come vede questo graduale ritorno alla normalità?

«Ho un po’ di preoccupazione: c'era un clima di smobilitazione in questo periodo, ma penso che la popolazione saprà, come ha fatto finora, giocare il suo ruolo. Invito tutti a seguire le indicazioni delle autorità, l’allentamento permetterà a tutti di riavere una vita il più possibile normale. Se ognuno farà la sua parte ed eviterà dei contagi inutili, l’allentamento proseguirà e torneremo ad avere una vita il più possibile normale».

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