Ticino

«Gli aiuti finanziari per i profughi dovrebbero essere più incisivi»

SwissTXT / red

7.4.2022

Fluechtlinge aus der Ukraine kommen im Bundesasylzentrum in Chiasso an, am Donnerstag, 17. Maerz 2022. Inzwischen sind wegen dem Krieg ueber 9000 Menschen aus der Ukraine in die Schweiz gefluechtet. (KEYSTONE/Ti-Press/Pablo Gianinazzi)
Alcuni dei profughi ucraini arrivati durante il mese di marzo al centro federale d'asilo di Chiasso (foto d'archivio).
KEYSTONE/Ti-Press/Pablo Gianinazzi

In Ticino i rifugiati già in possesso di un permesso S che però non hanno ancora i soldi per comprare da mangiare sono molti. Alcune associazioni di volontari sono infatti confrontate con diversi problemi di natura finanziaria e chiedono dunque al Cantone un intervento più incisivo.

SwissTXT / red

7.4.2022

Tuttavia dalla prossima settimana la situazione dovrebbe cambiare: chi ha ricevuto il permesso S riceverà dai 500 franchi in su al mese per acquistare beni di prima necessità. Lo riporta la RSI.

Risorse al limite per le associazioni

Beba Arnaboldi è la portavoce dell'Associazione comunità bosniaca in Ticino. Con altre associazioni coordina la distribuzione di beni di prima necessità nel deposito di Pregassona. In poco più di un mese l'associazione ha aiutato 1'564 persone e i loro bambini.

«Pensavamo che gli aiuti sarebbero arrivati immediatamente dal Cantone e dalla Confederazione, invece non è stato così. Le associazioni come la nostra si sono trovate a gestire un enorme flusso di persone che purtroppo non riesce a far fronte ai bisogni primari», confida Arnaboldi ai microfoni della RSI.

«Le persone più in difficoltà sono situate nelle case private, dove ad esempio le persone che le hanno ospitate sono parenti o conoscenti e non riescono a far fronte finanziariamente alla spesa del mangiare. In questo contesto ci stanno aiutando le associazioni Frutor e il Tavolino Magico che ci portano un tot di merce, perché siamo arrivati al limite dove esce più merce di quella che riceviamo», spiega ancora.

In arrivo il forfait per il sostentamento

Come è dunque possibile che i rifugiati già in possesso di un permesso S non riescano a comprare da mangiare? Renzo Zanini, il capo dell’Ufficio ticinese dei richiedenti l'asilo e dei rifugiati (URAR), ha affermato alla RSI che «il Cantone prevede la fornitura di vitto e alloggio a tutte le persone che passano attraverso la Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Chi invece ha ospitato presso il proprio alloggio o presso un alloggio secondario le persone provenienti dall’Ucraina lo ha fatto – e qui siamo stati molto chiari – a titolo volontario e gratuito».

«Quello che il Cantone ha previsto è l’erogazione di un forfait per il sostentamento che verrà erogato a partire dalla settimana prossima. L’erogazione a tutte le persone richiederà 2-3 settimane e verranno erogati forfait per i mesi di marzo e aprile. Quindi tutte le persone pian pianino dovrebbero ricevere un primo sostentamento», chiarisce Zanini.

Come riportato dall'emittente radiotelevisiva, il Ticino è uno dei pochi cantoni che non dà aiuti finanziari alle famiglie di privati che ospitano i profughi ucraini. La ragione? «Il Ticino non punta a differenza di altri cantoni sull’alloggio da parte di privati, ma punta invece sull’alloggio organizzato dal Cantone. Non viene quindi dato un indennizzo a chi ospita, ma viene dato un sostentamento a chi è ospitato», spiega Zanini.

Soluzione a lungo termine? Non è troppo tardi

Come riportato dalla RSI, continueranno però sempre a esserci profughi di passaggio con un alloggio temporaneo o in attesa di ricevere gli aiuti da parte dell’ente pubblico. E queste persone continueranno ad appoggiarsi sulle associazioni volontarie. Secondo Beba «sarebbe interessante unire tutte le associazioni che operano anche da sole».

Al contrario Zanini ritiene per ora impossibile garantire un coordinamento: «in questo momento quello che il Cantone sta facendo è un rilevamento dei bisogni e anche una mappatura delle offerte, solo in un secondo momento sarà possibile garantire un coordinamento di queste ultime».

«Sicuramente in questa fase ci sono degli aspetti che sono poco chiari, però bisogna garantire a medio lungo termine il presidio del tema, quindi non sarà troppo tardi», conclude Zanini.

E gli orfani ucraini?

Un’altra problematica riguarda le modalità di accoglienza degli orfani ucraini costretti ad abbandonare gli orfanotrofi distrutti dalle bombe. La Svizzera ne accoglierà 160, tra cui i 23 bambini già accolti dal Canton Berna in un centro scout. Lo riporta la RSI.

L'ambasciata ucraina e la SEM stanno ora esaminando altre due offerte di ospitalità. Il Canton Ticino è stato informato questo mercoledì di una richiesta e sta svolgendo i necessari approfondimenti sulle modalità d'accoglienza.

La sfida maggiore è avere la certezza che questi bambini siano effettivamente degli orfani e che possano ricevere dei permessi di entrata in Svizzera. La seconda difficoltà è di poter garantire un alloggio adatto per i mesi che seguiranno.