Malattie

Il Ticino si prepara alla lotta contro la peste suina

Swisstxt

7.7.2022 - 19:36

Il Ticino si prepara a contrastare eventuali focolai di pese suina africana, una malattia virale altamente infettiva che colpisce cinghiali e maiali.

Tenero: Circo tonino, corsa dei cinghiali. Nella foto un momento di riposo prima della corsa dei cinghiali del circo Tonino  . ©Ti-Press / Samuel Golay
Immagine d'illustrazione.
©Ti-Press / Samuel Golay 

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7.7.2022 - 19:36

Per farlo, il Consiglio di Stato ha approvato la scorsa settimana il «manuale operativo» per la gestione della malattia. Manuale che, riporta la RSI, è stato presentato giovedì a Bellinzona durante una conferenza stampa.

«Siamo qui per riferire di un problema ma non vogliamo farlo in toni allarmistici. Il problema è noto: stiamo intervenendo ma non ci sono rischi per la salute umana», ha dichiarato il consigliere di Stato e capo del Dipartimento del territorio, Claudio Zali. «La malattia non si trasmette agli esseri umani, ma fra gli animali ha un’elevata mortalità», ha specificato.

Per questo «rischia di avere grandi impatti economici sull’attività umana», facendo riferimento a come il virus sia pericoloso per gli allevamenti di maiali.

Anche solo un caso porterebbe a un sequestro dell'azienda interessata e all'abbattimento degli animali infetti e di quelli suscettibili ad esserlo, ossia, spesso, tutti quelli dell'allevamento. 

Dove si è diffuso il virus?

La malattia si è diffusa in Eurasia dal 2007. Dal 2018 è apparsa nell'Europa centrale. Negli ultimi mesi sono stati riscontrati nel Nord Italia diversi casi, portando alla chiusura di intere aree del Piemonte e della Liguria. Non esiste una terapia o un vaccino.

Zali ha quindi sottolineato che è «illusorio pensare che il Ticino prima o poi non verrà toccato». Ha anche spiegato che un gruppo di lavoro multidisciplinare ha redatto un documento su come gestire la malattia, un «manuale esecutivo».

Raffaele De Rosa, capo del Dipartimento della sanità e della socialità, ha spiegato che la situazione è sotto controllo, ma «lo scenario è cambiato in pochissimo tempo. A ribaltarlo è stata la comparsa del virus in Nord Italia», cioè molto vicino a noi.

Si diffonde con facilità

Il fatto che le persone non si ammalino non implica che si possa prestare meno attenzione al problema: «Non possiamo restare indifferenti, perché tutti giochiamo un ruolo nell’ecosistema e possiamo fungere da vettore della malattia», ha spiegato De Rosa.

Il virus della peste suina resta attivo a lungo - ricorda l'emittente di Comano - quindi se una persona ci entra in contatto può fare da vettore e trasportarlo sulla suola delle scarpe, ad esempio, o indirettamente, lasciando nei boschi dei rifiuti che contengono il virus, come resti di salumi in cui la peste suina africana sopravvive a lungo. Questi resti possono essere mangiati poi dai cinghiali. 

Cosa prevede il piano operativo?

Nel «manuale operativo» contro la malattia si indica che se il virus venisse scoperto in un allevamento si avvierebbe il protocollo MAC (Malattie Altamente Contagiose). Questo è valido a livello federale e implica il già menzionato sequestro dell'azienda agricola con il conseguente abbattimento di tutti o quasi gli animali.  

Per prevenire la diffusione tra i cinghiali, si sfrutta ad esempio la sorveglianza passiva. Si ricorda che chi trova una carcassa di cinghiale deve obbligatoriamente segnalarlo all'Ufficio del Veterinario Cantonale.

Si mettono in atto, inoltre, campagne di informazione e di gestione dei rifiuti, oltre che di contenimento della popolazione, tramite abbattimenti mirati. È importante anche vigilare sulle importazioni di animali e derrate alimentari, in particolare per i salumi. 

E se la malattia comparisse sul territorio?

Se la malattia venisse riscontrata sul territorio del Ticino allora le misure messe in atto sarebbero altre: evitare lo spostamento dei cinghiali, per esempio con il divieto di caccia e l'obbligo per gli escursionisti di tenere i cani al guinzaglio e di restare sui sentieri.

Inoltre, si cercherebbero intensivamente le carcasse, si attuerebbero misure di biosicurezza nelle aziende agricole, cioè mettendo doppie recinzioni negli allevamenti, e si installerebbero delle barriere fisiche per evitare che le popolazioni di cinghiali si spostino, scrive la RSI.

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