Dramma del Monte Rosa

La guida alpina: «La preparazione personale e l'equipaggiamento sono essenziali»

pab

5.7.2021

I soccorritori hanno dovuto spostarsi particolarmente frequentemente in montagna nel 2020. Nella foto: un esercizio di Air Zermatt.
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE / archivio

Dopo il dramma del Monte Rosa, la RSI ha intervistato Massimo Bognuda, coordinatore del gruppo Guide Alpine Ticino, per fare il punto sui pericoli che la montagna può riservare anche d'estate. 

pab

5.7.2021

La tragedia di sabato sul Monte Rosa ha toccato da vicino il Ticino, dove una delle vittime, ossia due giovani donne della Val d'Ossola di 28 e 29 anni morte per assideramento, viveva e lavorava come docente al Liceo di Mendrisio e alla Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona.

Massimo Bognuda, guida alpina con diploma federale e coordinatore di Guide Alpine Ticino, ha spiegato alla RSI che anche se un quattromila d'estate potrebbe non sembrare così insidioso «per la temperatura, anche se sono -4 o 0 gradi, a 4.000 metri non bisogna sottovalutare l’andamento della meteo. Se si avvicina ad esempio un fronte freddo con dei forti venti – una tempesta insomma – se abbiamo 0 gradi con 40 km/h di vento la persona percepisce una temperatura di -15 °C».

Si deve tener conto che in altitudine i cambiamenti repentini meteorologici sono frequenti. «Non vado mai senza un piumino - continua Bognuda - perché anche se siamo in piena estate ed è caldo, in montagna quando arriva del vento il raffreddamento del corpo è molto maggiore». In pochi minuti si possono avere delle temperature percepite di -10/-15 °C. «Se non si è equipaggiati con un telo termico e/o un bivacco d’emergenza la situazione diventa drammatica».

La preparazione e l'equipaggiamento sono fondamentali

«Se una persona non è preparata, non è bene equipaggiata e non è a conoscenza dei pericoli della montagna si rischia davvero molto», prosegue Bognuda.

Il pericolo non è proporzionale all'altezza della vetta, rende attenti l'esperta guida. «Lo si può trovare a 2.000, a 3.000 0 4.000 metri». Per esempio che si sia a 2.500 o a 4.000 metri su una pietraia, dove non c'è un sentiero, nel caso dell'arrivo della nebbia o del brutto tempo, se non si è capaci di orientarsi, non si riesce a tornare al rifugio.

Sui social media tutto appare troppo facile

La stagione estiva è iniziata da poco e un paio di settimane fa in Ticino è stata lanciata, con grande risalto sui media, anche la nuova campagna di sensibilizzazione «Montagne Sicure», ma c'è un fatto che suscita qualche perplessità: «Si vedono ancora persone che prendono un po’ alla leggera la montagna».

Secondo Bognuda «uno dei problemi è legato ai social. Le persone spesso si affidano alle informazioni che trovano su queste reti, che sovente indicano tutto come bello e facile, però basta un cambiamento meteorologico e la situazione può subito diventare drammatica».

«Il consiglio è quindi quello di prendere le informazioni dai canali ufficiali, come le guide dei Club alpino svizzero, che descrivono esattamente le difficoltà, oppure informandosi attraverso delle guide alpine o i rifugi e capanne, o anche ad altri club alpini dove ci sono monitori e persone formate che possono dare informazioni attendibili», conclude l'esperto.