Lugano

Manifestazione per le donne afghane: «C'è bisogno di più sostegno»

SwissTXT / red

14.1.2023

Immagine d'illustrazione
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KEYSTONE

In piazza Indipendenza e in altri 50 Paesi del mondo per ridare voce a un popolo che si sente dimenticato. «L'Occidente ci ha voltato le spalle».

SwissTXT / red

14.1.2023

Erano almeno una cinquantina le persone che sabato pomeriggio si sono ritrovate in Piazza Indipendenza a Lugano per ricordare il dramma che da un anno e mezzo sta vivendo il popolo afghano dopo il ritorno al potere dei Talebani.

Una manifestazione, svolta in contemporanea in altri 50 paesi nel mondo, in cui si è cercato di ridare voce a un popolo che - ancor più dopo lo scoppio della guerra in Ucraina - si sente dimenticato.

«Purtroppo le luci si sono spente sull'Afghanistan e non c’è interesse ed è assurdo come l'Occidente abbia voltato le spalle, non c'è nessun aiuto. Qui si tratta di difendere i diritti umani, i diritti delle donne e dei bambini… che al momento non ne hanno, e si sentono abbandonati e traditi»: queste le parole di Jamile Amini, presidente della comunità afghana in Ticino, che ha raccontato alla RSI come, in quest'anno e mezzo, la vita soprattutto delle donne del suo Paese sia stata completamente stravolta dal ritorno al potere dei talebani.

«C'è bisogno ancora più sostegno»

Un'oppressione alla quale chi è scappato si oppone con le armi dell'educazione e dell'istruzione: «L'obiettivo di oggi è educazione, istruzione e libertà per le donne afghane, ma anche per tutto il popolo. Perché le donne afghane esistono e non dobbiamo assolutamente lasciare che i talebani portino via a queste donne ciò che sono diventate, con la loro istruzione, il posto di lavoro e il senso di libertà… anche perché le donne afghane sono piene di energie, speranze e sogni», dice ancora Jamile Amini.

Speranze e sogni che coltivano anche i 700 afghani che attualmente sono presenti in Ticino, in gran parte inseriti nelle strutture di accoglienza per richiedenti l'asilo, in condizioni non sempre facili.

E lo sciopero della fame indetto tre mesi fa a Balerna da una decina di giovani afghani, proprio per protestare contro il sovraffolamento della struttura, ne è un chiaro campanello d'allarme, come conferma ancora Amini: «Ci sono tantissimi arrivi, i giovani minorenni hanno bisogno più spazio, ma anche di ascolto perché hanno un ‹background› molto molto difficile. Fin da piccoli hanno vissuto cose che non avrebbero dovuto vivere. C'è bisogno ancora più sostegno sia a livello comunale sia cantonale».