«Mi preoccupa un altro lockdown»

Swisstxt / pab

17.12.2021

Immagine d'illustrazione.
© Ti-Press / Ti-Press

Sono molti i disagi psicologici tra i giovani evidenziati dalla pandemia e che nuove restrizioni potrebbero accentuare. «Spesso non veniamo capiti dagli adulti solo perchè non hanno vissuto la nostra età con la pandemia».

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17.12.2021

«Per me andare a scuola è un sollievo». «Mi preoccupa l’idea di un secondo lockdown perchè il primo ha già distrutto la mia famiglia». «Potevamo fare anche a meno di vaccinarci, perché non siamo in una fascia di età in cui rischiamo veramente, ma lo abbiamo fatto anche per la società».

«Ci siamo vaccinati, abbiamo seguito quello che ci hanno detto di fare e magari ora finiamo comunque in lockdown. È la cosa peggiore, perché sembra che qualsiasi cosa ti venga detto di fare... e la fai, non ne esci».

Sono alcune delle testimonianze di ragazze e ragazzi del Liceo di Bellinzona (terza e quarta) che hanno parlato del tema della pandemia e dei problemi che ha evidenziato, riferisce la RSI.

Sono emersi disagio, sofferenza psicologica e depressione tra i ragazzi e le ragazze (anche) in Svizzera. La situazione descritta da un rapporto di UNICEF Svizzera nel corso di quest’anno è preoccupante. Il sondaggio condotto afferma che più di un terzo dei giovani tra i 14 e i 19 anni soffre di problemi psichici e che un ragazzo su 11 ha già tentato di togliersi la vita.

Diffuso malessere giovanile: una nuova malattia?

La pandemia, riferisce la RSI, ha acuito o evidenziato disagi che erano già presenti nella società. 

Questo diffuso malessere giovanile porta a interrogarsi se la pandemia abbia o meno creato una nuova malattia. Secondo Alice Fabbro, coordinatrice dei centri Psico educativi, «ha creato un ambiente che ha fatto emergere disagi latenti».

Mentre per Sara Fumagalli, primaria della clinica Santa Croce, emerge anche «il desiderio di trovare una via di comunicazione da parte dei giovani. Oggi c’è un gap generazionale enorme con i genitori e farsi capire è più complesso. Inoltre, il tema dei conflitti famigliari è sempre più attuale».

Vettori a cui i giovani possono rivolgersi

In questo senso, ci si interroga sulle risposte che provengono dal territorio. Esistono alcuni vettori a cui possono rivolgersi i ragazzi, ma non sempre vengono presi in considerazione dagli studenti, che in alcuni casi si rivolgono agli insegnanti. «Spetta a noi docenti in alcuni casi percepire il disagio», afferma alla RSI una professoressa.

Il malessere giovanile resta una fase di transizione normale ma deve cominciare a preoccupare «quando ti trovi nella situazione in cui non puoi più parlare e agisci facendoti del male».

«Il tema principale resta quello del tabù rispetto alla sofferenza. Ma la sofferenza è un bene perchè è un'occasione di crescita e per trovare quella motivazione alla vita che era stata persa fino a quel momento», ha concluso alla RSI Sara Fumagalli.