Riaprono i centri diurni e gli anziani tornano a vivere

SwissTXT / pab

18.5.2020

«Quando è arrivata la notizia che potevamo tornare al nostro centro, è cambiato tutto» 
Ti-Press

Lunedì, dopo due mesi di chiusura, hanno riaperto i centri diurni per anziani in Ticino.

A Caslano, prima del lockdown, una sessantina di pensionati frequentava giornalmente il centro socio assistenziale. Nel mattino di lunedì erano presenti pochi ospiti, suddivisi in gruppi di tre, ma decisamente felici per essere finalmente tornati a una certa normalità.

«Devo dire che abbiamo veramente lavorato molto per questa riapertura», spiega ai microfoni della RSI la direttrice Fulvia Parisi. «Certamente non è semplice, perché tante sono le disposizioni a cui dobbiamo attenerci».

«Una riapertura fa sicuramente bene a livello emotivo, sociale, personale, perché si erano stabiliti dei rapporti e delle dinamiche che sono venute a mancare, e che ora pian piano riusciamo a riallacciare», aggiunge. Naturalmente rispettando le disposizioni di sicurezza per il distanziamento sociale e l'igiente.

Tre testimonianze

«Quello che ci è mancato di più è il contatto con le persone», racconta una utente del centro, che aggiunge: «Guardare in faccia, negli occhi, e l'abbraccio di qualcuno ci manca sicuramente».

«Essendo io con mio marito, bene o male hai sempre qualcuno lì», spiega un'altra frequentatrice del centro di Caslano. «Vai a letto e sai che domattina c'è qualcuno. Invece ho sentito diverse persone che non hanno nessuno e per loro è stata veramente dura. Ho un'amica che piangeva tutti i giorni».

«Sono stata aggredita due volte perché ero fuori. - raccolta un'altra donna -Una persona che fino all'altro ieri era attiva, all'improvviso la mettono in un angolo e non può uscire, non può andare a fare la spesa, un'isolazione totale. Questo mi ha fatto anche pensare che questa situazione ha provocato anche un po' di razzismo. Quando è arrivata la notizia che potevamo tornare al nostro centro, è cambiato tutto».

«Ad alcuni la paura non è passata»

«C'è chi ha anche timore di incontrare persone esterne al nucleo famigliare  - spiega Gabriele Fattorini, direttore di Pro Senectute - e che perciò preferiscono per il momento rinunciare alla frequenza. Una reazione direi che ha coinvolto la metà degli anziani».

«Ci sono persone, soprattutto quelle che vivono sole, che hanno vissuto questo periodo molto male, anche perché già dopo qualche giorno senza uscire da casa la solitudine si può far sentire. Figuriamoci dopo settimane o mesi. Altri hanno accettato di buon grado, hanno tenuto duro. E ora possono riprendere una nuova normalità».

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