Si teme la seconda ondata, Bernasconi: «Il COVID-19 non è la spagnola»

SwissTXT / Pab

28.4.2020

Immagine d'illustrazione
Keystone / Ti-Press

Con l'imminente riapertura generale alle porte, scuola compresa, sorgono dubbi e timori riguardo alla cosiddetta «seconda ondata epidemica» che potrebbe colpire nuovamente il territorio.

«Se in Ticino avessimo circa 20 nuovi casi al giorno, a livello sanitario dovremmo poterli gestire senza problemi», spiega alla RSI Enos Bernasconi, responsabile del servizio malattie infettive dell'Ente ospedaliero cantonale. «Ci sono però ancora tanti fattori non chiari, come quello dell'incidenza stagionale. In ogni caso, il fatto che le persone abbiano interiorizzato il concetto di distanza fisica aiuterà a contenere la seconda ondata».

Sembra prevalere un certo ottimismo

La paura è che si ripeta ciò che accadde con l'influenza spagnola di inizio Novecento, quando la seconda ondata ebbe effetti devastanti. «Il coronavirus non è l'influenza spagnola. Non ha senso fare paragoni, hanno un comportamento completamente differente», dichiara Bernasconi. «La speranza è piuttosto quella che il Covid-19 si trasformi progressivamente in un virus come altri coronavirus umani che circolano normalmente, causando dei banali raffreddori».

Riguardo al periodo alle porte, dunque, sembra prevalere un certo ottimismo, frutto anche delle esperienze fatte durante la prima ondata. «Con la rapidità nelle diagnosi e misure terapeutiche più efficaci si ottiene un minor rischio che la malattia degeneri, evitando complicazioni pericolose - come la necessità di essere intubati - che causano un maggior tasso di mortalità», conclude Bernasconi.

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