Guerra in Ucraina

Carla Del Ponte: «Non si è imparato nulla, le fosse comuni sono da evitare»

pab

23.3.2022

Switzerland's Carla del Ponte, member of the Commission of Inquiry on Syria, informs to the media on report
Carla del Ponte, il lunedì 8 febbraio 2016., quando era membro della Commissione d'inchiesta sulla Siria, informava i media sul rapporto «Out of Sight, Out of Mind: Deaths in Detention in the Syrian Arab Republic» della Commissione d'inchiesta sulla Repubblica Araba Siriana, durante la conferenza stampa, presso la sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra, Svizzera. 
KEYSTONE

L'ex procuratrice del Tribunale penale internazionale (TPI) Carla Del Ponte ha spiegato alla RSI quali sono le difficoltà e i pericoli delle indagini sui crimini di guerra, quali errori non si dovrebbero commettere, perché sarebbe auspicabile un tribunale ad hoc sull'Ucraina e quale sarebbe il suo obiettivo. Secondo lei un incontro Putin-Zelensky non ci sarà.

pab

23.3.2022

Carla Del Ponte, già procuratrice del Tribunale penale internazionale (TPI), ospite della trasmissione «60 Minuti» della RSI dedicata al tema «Ucraina: requiem per il diritto internazionale?», forte della sua esperienza con le inchieste sui crimini di guerra e contro l'Umanità in Ruanda, Sierra Leone e ex-Yugoslavia, ha spiegato i punti più importanti in queste situazioni. 

«Sono stupefatta da quello che succede in Ucraina», ha detto la magistrata. «La cosa che mi ha impressionata di più è stato vedere di nuovo le fosse comuni. Con un'unica differenza, qui si usano dei sacchi in plastica».

Già dopo le prime due settimane di guerra sono arrivate le notizie delle prime fosse comuni a Mariupol, città del sud-est dove si sta consumando tutt'ora l'assedio più duro da parte delle forze armate russe, e dove sono stati colpiti indiscriminatamente anche obiettivi civili.

Le fosse comuni sono da evitare

Del Ponte ha proseguito: «Spero che il procuratore della Corte permanente dica agli investigatori di avvertire il Governo ucraino affinché i corpi non vengano seppelliti tutti assieme nelle fosse comuni, ma che vengano identificati, per capire se sono civili o militari e qual è stata la causa della loro morte». 

L'ex magistrata ha spiegato che è quello che lei e il suo team di collaboratori hanno fatto nella ex-Yugoslavia dal 1999. 

Al momento, data la pericolosità, è impossibile avere dati e informazioni sulle vittime. Ma per il futuro, sarà importante averli per dimostrare eventuali crimini di guerra. Non è solo una questione di dignità, ma anche di «tecnica di giustizia: è uno degli elementi fondamentali per l’inizio di un’inchiesta a livello internazionale» ha spiegato la Valmaggese.

È possibile un mandato di cattura internazionale contro Putin? 

La ex procuratrice generale della Confederazione ha già invocato un mandato di arresto internazionale per il presidente russo Vladimir Putin.

Qualche giorno fa, anche il presidente statunitense Joe Biden ha definito Putin «un criminale di guerra». «Io l’ho detto pubblicamente prima di lui. E sono felice che Biden abbia sottolineato chi è il principale responsabile di questi crimini che vengono commessi in Ucraina», ha ammesso Del Ponte.

Secondo lei il mandato d'arresto contro Putin è possibile anche se né la Russia né l'Ucraina hanno sottoscritto il trattato di Roma che ha fondato la Corte penale internazionale.

«Un mandato d'arresto non è emesso in pochi giorni» spiega. «Bisogna fare un’inchiesta, stilare un atto d’accusa e sono poi i giudici della camera della corte penale permanete che emanano l’ordine di arresto internazionale. Ma Putin non può essere arrestato fintanto che non esce dal suo Paese. È stato così per Milosevic, fino a quando non è cambiato il governo. Ma questa è la direzione da seguire».

L’inchiesta, ha detto poi Del Ponte, è già cominciata e la competenza «è data dal fatto che la stessa Ucraina chiede alla corte permanete di farla. Inoltre 41 Stati l'hanno chiesto. Quindi la giurisdizione c’è».

Un tribunale ad hoc per l'Ucraina?

Ci vorrebbe un tribunale ad hoc per l’Ucraina, come è stato fatto per Sierra Leone, Ruanda ed ex Jugoslavia? «Varrebbe la pena, soprattutto per il numero immenso di crimini che sono stati commessi in sole tre settimane, ma soprattutto per facilitare le inchieste», risponde Del Ponte.

«Il problema principale è la volontà politica», se c'è si crea, altrimenti no. «Basta guardare la situazione in Siria. È più di 10 anni che c'è un conflitto in cui si commettono crimini di guerra e genocidi, ma la CPI non interviene». Nel caso dell'Ucraina poi, da non dimenticare, è che la Russia è membro permanete del Consiglio di sicurezza dell'ONU e che quindi non permetterebbe mai l'istituzione di un tribunale ad hoc sull'Ucraina.

C'è anche l'aspetto finanziario da prendere in considerazione, ha spiegato Del Ponte, perché senza mezzi non si possono creare i gruppi di specialisti e non si può andare ad indagare sul terreno. «Quando il tribunale può lavorare è completamente indipendente».

L'obiettivo è stabilire i responsabili politici e militari

«Il mandato della Corte permanente è quello di trovare gli alti responsabili politici e militari che hanno la responsabilità dei crimini di guerra e contro l’Umanità. E per questo lavoro le informazioni raccolte dai giornalisti e dalle ONG sul terreno sono importantissime, come in tutte le guerre».

«Le informazioni vengono assunte e verificate. Poi sostenute da altre prove acquisite durante l’inchiesta». Così si stabilisce «quello che noi chiamiamo "il crimine di base": dove sono avvenute le uccisioni, i bombardamenti contro i civili, i massacri. Da qui parte poi la vera inchiesta» spiega Del Ponte.

L’inchiesta delicata è quella della catena di comando perché bisogna trovare le prove contro gli alti responsabili politici e militari, non contro coloro i quali hanno materialmente eseguito i crimini ma contro chi «li hanno pianificati, ordinati e fatti eseguire».

Crimini di guerra commessi anche da chi si difende

«La giustizia per le vittime è il grande principio» che guida l'azione della CPI. Ecco perché «dovrebbero anche essere indagati coloro i quali si difendono. Parlo per l'esperienza che ho vissuto in Ruanda e nella ex Yugoslavia: tutte le parti in conflitto commettono crimini di guerra. Probabilmente il procuratore dovrà accertarne anche tra i difensori», non solo tra chi aggredisce, rende attenti la ex procuratrice.

E sul fatto che siano stati commessi questi delitti in Ucraina non ci sono dubbi:«Abbiamo visto che vengono usate armi proibite, come le bombe a grappolo. Lo sono state anche in Siria. Il loro solo utilizzo costituisce un crimine di guerra» ha spiegato la valmaggese.

Poco probabile un incontro Putin-Zelensky

Nella parte finale dell'intervista Carla Del Ponte parla di un'assenza di peso nel dialogo internazionale: «Le Nazioni Unite non si sono espresse. Certo forniscono gli aiuti umanitari fondamentali, ma il suo presidente non si sente molto spesso esprimersi. Le NU sono vittima delle loro stesse procedure, troppo lente e troppo complicate. All'epoca il Segretario generale Kofi Anna aveva provato a riformarle, ma non ci è riuscito».

«Sarà molto difficile vedere un faccia a faccia tra Putin e Zelensky » prosegue Del Ponte. Per il conflitto nell'ex-Yugoslavia, ricorda «Milosevic non era presente per le discussioni che hanno portato al trattato di Dayton. Si dovrà arrivare a una pace ma non credo che i due si incontreranno».

«Non si è imparato nulla» constata con amarezza la ex procuratrice generale della Confederazione. «È grave perché poi noi nei nostri processi abbiamo illustrato, quantificato e spiegato i vari crimini di guerra. L’unica differenza è che qui nelle fosse comuni si usano i sacchi di plastica».