La Task Force non ha prove che le misure siano sufficienti 

ATS

6.11.2020 - 15:00

Gli esperti riuniti oggi a Berna hanno ribadito che non è il caso di abbassare la guardia nella lotta contro la diffusione del coronavirus
Source: KEYSTONE/ANTHONY ANEX

Le misure prese il 18 ottobre non sono state sufficienti a rallentare davvero l'evoluzione dell'epidemia. La task force scientifica della Confederazione non ha indizi convincenti in tal senso, ha indicato il suo capo Martin Ackermann. La strada è ancora lunga, hanno sottolineato oggi gli esperti a Berna.

A livello di ospedalizzazioni e decessi ci stiamo avvicinando ai picchi della prima ondata, ha sottolineato Stefan Kuster, responsabile per le malattie trasmissibili presso l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Secondo Martin Ackermann presidente della task force scientifica Covid-19, le misure prese il 18 ottobre non sono state sufficienti a rallentare in modo significativo l'evoluzione dell'epidemia.

«Al momento, non abbiamo nessuna indicazione che sia in corso un'inversione di tendenza", ha aggiunto Kuster. Si tratta ora di vedere se le nuove misure annunciate dalla Confederazione la scorsa settimana e le restrizioni adottate da alcuni Cantoni avranno un effetto. Non è sicuramente il caso di abbassare la guardia, ha sottolineato.

A livello di casi, la regione più colpita in Svizzera continua ad essere la Romandia. Ciò, tuttavia, non si riflette per forza sulle ospedalizzazioni, che risultano più sparpagliate. Ad ogni modo, il trend generale è meno pessimista rispetto a solamente qualche giorno fa. Proprio ora è quindi importante tenere duro e continuare a rispettare le misure, ha concluso.

I dati sembrano suggerire che la popolazione ha capito la situazione e sta rispettando le misure necessarie, ha detto. 

Non basta ancora, la mobilità resta elevata

Questa situazione deve però proseguire su un termine più lungo, ha aggiunto Ackermann. Secondo alcuni dati statistici, poi, si registra ancora una mobilità eccessiva nella popolazione, fatto che potrebbe compromettere i miglioramenti. «Fate più telelavoro possibile», ha esortato, incitando a continuare la lotta contro il virus.

Invita alla prudenza anche Anne Lévy, direttrice dell'UFSP. C'è una certa stabilizzazione, fatto che però non deve far parlare di miglioramento e che ancora non si rispecchia nelle ospedalizzazioni, ha precisato.

Lo spazio nelle cure intensive degli ospedali elvetici comincia ad esempio ad essere limitato. I letti a disposizione sono circa 1100 e al momento si registrano 440 pazienti Covid e altri 400. Insomma, lo spazio inizia a farsi stretto e se non si continua a fare di tutto per fermare il virus la situazione potrebbe diventare critica, ha detto, invitando ad installare l'app SwissCovid.

Gli esperti – fra i quali Thomas Steffen, rappresentante dell'Associazione dei medici cantonali della Svizzera – sono poi tornati a ricordare l'importanza di fare attenzione nelle situazioni più informali: spesso si rispettano ad esempio alla lettera le disposizioni durante le ore di lavoro, per poi dimenticarsele durante la pausa pranzo. Un atteggiamento pericoloso che rischia di far aumentare i contagi.

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