Mathys: «Per ora non si vedono le conseguenze delle riaperture»

ATS / pab

5.5.2021

Gli esperti scientifici della Task force, tra i quali Patrick Mathys, responsabile del settore crisi dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), hanno fatto il punto della situazione sulla pandemia in Svizzera. L'unica via d'uscita è il vaccino.

ATS / pab

5.5.2021

Mathys ha aperto la conferenza stampa parlando del monitoraggio delle acque reflue, che attualmente vengono analizzate in sei impianti di trattamento e i dati sono disponibili da sei mesi a Zurigo e Losanna.

L'andamento registrato da questi dati ora segue quello dei casi trovati indipendentemente dal numero dei test effettuati. Tuttavia, ha precisato Mathys, lo studio delle acque reflue è importante per riscontrare dei cambiamenti che difficilmente si potrebbero vedere con altri indicatori.

Secondo Mathys, le varianti brasiliana e sudafricana sono ancora molto raramente rilevate: «Non sono stati in grado di prevalere sulla variante britannica, che in questa competizione rimane dominante».

La variante indiana, sulla quale le conoscenze sono limitate, è stata rilevata solo una dozzina di volte. La situazione catastrofica in India non è probabilmente dovuta a questa variante, ma la situazione è comunque sempre monitorata.

Le riaperture non hanno avuto nessun impatto

«Finora i passi di riapertura di aprile non hanno avuto alcun impatto negativo sulla curva della pandemia», aggiunge Mathys. Se la campagna di vaccinazione continuerà con questo ritmo, ci sono buone possibilità di un'ulteriore attenuazione delle misure restrittive.

Terapie intense sotto pressione a Zurigo

Ha poi preso la parola Il divisionario Andreas Stettbacher, il medico in capo dell'Esercito svizzero, che nella sua funzione civile è l'incaricato del Consiglio federale per il servizio sanitario coordinato, presentando i risultati sull'occupazione dei letti in cure intense nelle tre ondate pandemiche. 

Durante la prima ondata i reparti di cure intense del canton Ticino e dei cantoni romandi sono stati molto sotto pressione. Cosa avvenuta nella seconda ondata nei reparti di tutti i cantoni. Nella terza ondata, invece, a essere sotto pressione sono solo le cure intense del canton Zurigo. 

Complessivamente, in Svizzera, il 31% delle unità di terapia intensiva sono occupate da pazienti Covid. Attualmente ci sono riserve sufficienti per i pazienti che richiedono questo tipo di assistenza.

Dall'inizio della pandemia, tuttavia, i trattamenti non urgenti in questo settore sono stati parzialmente rinviati. Il carico sul personale è stato elevato dall'inizio della pandemia e continua a esserlo, secondo Stettbacher. A causa dei trattamenti posticipati, questa situazione rimarrà tesa per diversi mesi dopo il ripristino delle normali procedure.

Colpite le fasce d'età più basse

Dopo Stettbacher, ha preso la parola Urs Karrer, primario di malattie infettive all'ospedale cantonale di Winterthur e vicepresidente della Task force scientifica della Confederazione: «La variante B.1.1.7 (inglese ndr.) è diventata dominante in Svizzera in due mesi. È più contagiosa e causa malattie più gravi. L'attuale situazione epidemiologica è migliore di quanto temuto, ma i numeri sono ancora a un livello molto alto».

«Dobbiamo lodare tutti gli svizzeri, il cui comportamento con il rispetto delle misure d'igiene e di distanziamento sociale contribuisce alla situazione attuale», ha detto Karrer. La campagna di vaccinazione sta avendo un grande impatto, sui numeri in diminuzione, soprattutto tra gli over 75.

La vaccinazione è fondamentale

Nei gruppi più giovani, tuttavia, ci sono più ricoveri. E questo fatto per Karrer non è stato notato abbastanza  dal pubblico finora. Si tratta di gruppi di età con molti contatti sociali. Un alto tasso di vaccinazione deve essere raggiunto rapidamente anche tra gli over 50 poiché è il modo migliore per alleviare la pressione sulle unità di terapia intensiva.

La campagna di vaccinazione è l'unico modo realistico per uscire dalla situazione, ha insistito Karrer. Sono necessari la massima velocità e il più alto tasso di vaccinazione possibile, ha detto. «Siamo in una corsa contro il tempo», conclude Karrer.

L'epidemia si sta spostando lungo le fasce d'età. Con la vaccinazione, però, la soluzione è a portata di mano. Tuttavia, è necessaria una copertura vaccinale dell'80% per mettere il virus sotto controllo.

«Tutti possono contribuire a migliorar la situazione»

Per ultima si è espressa Linda Nartey, portando una prospettiva cantonale. Tutti possono contribuire con il loro comportamento ad alleggerire le unità di terapia intensiva, ha detto la medico cantonale di Berna, anche vice presidente dell'Associazione dei medici cantonali.

Secondo lei, nelle prossime settimane tutti i gruppi saranno ammessi alla vaccinazione in tutti i cantoni.

I numeri in Svizzera

Nelle ultime 24 ore si sono registrati 1795 nuovi casi di Covid, secondo l'UFSP. 13 nuovi decessi sono stati segnalati, mentre 113 persone sono state ricoverate in ospedale. In Ticino si sono registrati 60 nuovi casi, nei Grigioni 44. Non si registrano decessi nei due cantoni. 

Ieri i casi annunciati erano 1633, lunedì - tenendo conto di tutto il weekend, dunque 72 ore - si attestavano a 3978, mentre venerdì a 1831. Mercoledì scorso, dunque a titolo di confronto a distanza di una settimana, ne erano stati segnalati 2120.

Nel corso delle ultime 24 ore sono stati trasmessi i risultati di 28'385 test. Il tasso di positività è del 6,32%. Sull’arco di due settimane, il numero totale di infezioni è 24'422.

I casi per 100'000 abitanti negli ultimi 14 giorni sono 282,51. Il tasso di riproduzione, che ha un ritardo di una decina di giorni sugli altri dati, si attesta a 0,93.