Il PPD cambia «pelle», si chiamerà «Alleanza del Centro»

ATS

27.10.2020

Il presidente del PPD Gerhard Pfister alla fine di giugno quando ha presentato l'idea del nuovo nome: «Alleanza del centro».
Keystone / archivio

Il risultato della consultazione della base del PPD è stato inequivocabile: il 61% degli affiliati ha deciso di cambiare nome in «Die Mitte – Le Centre – Alleanza del Centro – Allianza dal Center», eliminando ogni riferimento al cristianesimo nella sua denominazione.

In una nota odierna, martedì, gli aderenti al partito di ispirazione cattolica hanno approvato il cambiamento di nome auspicato dai dirigenti. Ma per diventare effettivo, manca ancora il voto dell'assemblea dei delegati.

Con questa modifica cade ogni riferimento al cristianesimo, perlomeno nella versione tedesca e francese del nome: Christlichdemokratische Volkspartei (letteralmente Partito popolare cristianodemocratico) e Parti démocrate-chrétien (Partito democratico-cristiano).

Il riferimento cristiano è presente anche nel nome italiano della sezione grigionese, mentre il Ticino adotta da tempo la denominazione Partito popolare democratico (PPD).

Il presidente Pfister è soddisfatto

Presentando il risultato della consultazione oggi a Berna davanti ai media, il presidente del partito, Gerhard Pfister, si è detto soddisfatto del tasso di partecipazione del 27,2%, da lui giudicato elevato.

«È il segno della fiducia della base del partito nei confronti della presidenza e della sua strategia», ha chiosato il consigliere nazionale di Zugo. A causa della pandemia, a detta di Pfister, la Svizzera ha bisogno di una politica forte di centro.

Voto anonimo, non si conoscono le differenze regionali

I 76 mila membri del PPD hanno potuto esprimersi sulla modifica del nome - una prima per questa formazione politica - dalla metà di settembre alla metà di ottobre.

Il risultato del 60,6% a favore è chiaro, ha sottolineato Pfister. I giovani PPD sono stati ancora più numerosi a sostenere il cambiamento con un tasso vicino al 68% di «sì».

Il voto si è svolto in maniera anonima, ha precisato Pfister, aggiungendo che è quindi difficile stabilire quali regioni o entità abbiano espresso parere positivo e quali negativo.

Per essere definitivamente approvato, il cambiamento di nome dovrà ancora essere sottoposto il 28 novembre al giudizio dell'assemblea dei delegati. Il cambio richiede una maggioranza dei due terzi. Le sezioni cantonali avranno tempo fino al 2025 per adeguarsi in caso di voto affermativo.

La revisione degli statuti del partito è già stata approvata senza opposizioni dai presidenti e dai gruppi cantonali.

All'orizzonte una fusione con il PBD

Durante l'assemblea verrà deciso anche un ulteriore passo, non meno importante, ossia la fusione col Partito borghese democratico (PBD), formazione nata da una «costola» dell'UDC al momento della mancata rielezione, nel 2007, di Christoph Blocher in Consiglio federale, sostituito da Eveline Widmer-Schlumpf. Anche in questo caso sarà necessaria una maggioranza dei due terzi.

Nel settembre scorso, i membri del PBD hanno già accolto la fusione con il PPD modificando per l'occasione anche gli statuti. Si pronunceranno sul nuovo nome probabilmente il 14 di novembre.

I due partiti, assieme agli Evangelici, formano già un gruppo unico alle camere federali (Gruppo del Centro). La fusione potrebbe diventare realtà già a partire dall'inizio del 2021: la nuova direzione dovrebbe essere eletta in aprile.

L'Alleanza del Centro intende proporsi come una partito in grado di coagulare attorno a sé delle maggioranze in un momento in cui gli estremi stanno guadagnando «peso». Il nuovo logo del partito è in fase di elaborazione. Il PPD intende presentarsi con una nuova veste grafica entro le elezioni federali del 2023.

Nel mirino il raddoppio in Consiglio federale

Togliendo ogni riferimento cristiano, il partito intende strizzare l'occhio a nuovi potenziali elettori e risalire la china dopo l'11% ottenuto nell'autunno 2019 alle ultime elezioni dl Consiglio nazionale. Stando a un sondaggio, il potenziale è stimato nel 20%.

La formazione mira anche a riconquistare il secondo seggio in Consiglio federale perso nel 2003, quando Ruth Metzler dovette lasciare il posto a Blocher (UDC).

Nonostante l'esito della consultazione, l'abbandono della famosa "C" non è andata giù a tutti. Per alcuni non è automatico che un nuovo nome potrà attirare nuovi elettori, anzi: potrebbe causare l'effetto contrario.

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