Quali effetti ha avuto l'estensione dell'obbligo del certificato Covid?

di Maximilian Haase e Sven Hauberg

15.10.2021

Il certificato Covid rappresenta sempre più spesso un lasciapassare.
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE/LAURENT GILLIERON

L'estensione dell'obbligo del certificato Covid è in vigore ormai da un mese. Ciò ha influenzato il numero di casi e la volontà di farsi vaccinare? Quanti cittadini sono a favore della misura? Ecco un bilancio sui progressi, con un confronto con la vicina Germania.

di Maximilian Haase e Sven Hauberg

15.10.2021

Chiunque voglia andare al ristorante o in palestra, ma non solo, ha ormai bisogno di un certificato Covid. Dopo quattro settimane, la domanda sorge spontanea: cosa ha portato finora l'estensione del pass deciso dal Consiglio federale?

Vi proponiamo uno sguardo sullo sviluppo del numero di casi, sui tassi di vaccinazione e sui ricoveri ospedalieri, ma anche sull'umore della gente, il tutto messo in confronto a quanto sta succedendo in Germania, dove il cosiddetto «regolamento 3G »(vaccinati, testati e guariti) è in vigore dalla fine di agosto.

Da sottolineare, comunque, che le conclusioni che si possono trarre da questo confronto sono limitate. Non solo perché le quattro settimane dall'introduzione del certificato in Germania e in Svizzera cadevano in periodi diversi, ma anche perché nel Paese a noi vicino ci sono grandi differenze regionali, sia nelle statistiche Covid che nell'attuazione del regolamento 3G.

L'introduzione del «regolamento 2G»

Quest'ultimo si applica infatti a livello nazionale. Ma alcuni Stati federali hanno deciso di fare un passo avanti e introdurre il cosiddetto «regolamento 2G», facoltativo, che permette a certi settori di ammettere all'interno solo persone vaccinate o guarite, ma non quelle testate negativamente.

«Per quanto ne so, non esiste ancora un'analisi scientifica formale sull'impatto dei certificati sulla riduzione della trasmissione del virus», dice a «blue News» l'epidemiologa Emma Hodcroft dell'Università di Berna. «Tuttavia, non penso che sia irragionevole supporre che riducendo la probabilità che persone altamente infettive siano presenti in spazi interni affollati come conferenze, spettacoli, ristoranti o palestre, stiamo eliminando alcune delle opportunità di trasmissione».

1. Numeri di casi

Il numero di casi segnalati quotidianamente in Svizzera sta diminuendo, ma ciò era già così prima dell'estensione dell'obbligo del certificato Covid. Secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), il numero è sceso dai 2770 casi del 13 settembre a 817 dell'8 ottobre. La media su sette giorni è scesa da 2086 a 906 (dato del 6 ottobre), per 100.000 abitanti, vale a dire da 24,13 a 10,49.

Numeri di casi in Svizzera, al 13.10.
Numeri di casi in Svizzera, al 13.10.
BAG

Il quadro è un po' diverso in Germania, dove il numero di casi è aumentato dopo un mese dall'introduzione del regolamento 3G, per poi scendere nuovamente. 6544 casi (secondo ZDF.de 6870 su una media di sette giorni) sono stati segnalati all'Istituto Robert Koch (RKI) il 23 agosto, mentre un mese dopo (dopo un massimo provvisorio di oltre 15.000 casi il 7 settembre) c'erano 9085 (8230 su una media di sette giorni). La media su sette giorni per 100.000 abitanti è aumentata da circa 8,23 a circa 9,91.

Nel complesso, quindi, il numero di casi in Germania è aumentato un po', ma era comunque a un livello inferiore per 100.000 abitanti rispetto alla Svizzera.

Esperti come il virologo Christian Drosten del Charité di Berlino spiegano i numeri in aumento in Germania, nonostante il 3G (e in alcuni casi anche le regole più severe del 2G), con l'arrivo della stagione più fredda. Simile valutazione è stata fatta dal suo collega Karl Lauterbach.

2. Ricoveri e decessi

Le morti confermate dal laboratorio sono diminuite in Svizzera dall'introduzione della certificazione obbligatoria. Il 13 settembre, il tasso su sette giorni per 100.000 abitanti era di 0,06 casi (8 decessi segnalati), secondo l'UFSP, mentre il 6 ottobre questo tasso era di 0,04 (un decesso segnalato).

Morti in Svizzera per 100.000 abitanti.
Morti in Svizzera per 100.000 abitanti.
BAG

In Germania, invece, il tasso è leggermente aumentato: dall'introduzione della regola 3G, il 23 agosto, sono stati segnalati 15 morti al RKI su una media di sette giorni (per 100.000 abitanti circa 0,018). Un mese dopo, questo numero era di 53 (per 100.000 abitanti, ossia circa 0,063). Da allora, la percentuale di coloro che sono deceduti in relazione a una malattia legata al Covid è leggermente aumentata.

Un obiettivo importante dell'introduzione della certificazione obbligatoria era quello di ridurre i ricoveri in ospedale. In Svizzera, il loro numero - su una media di sette giorni per 100.000 abitanti - è sceso da 0,52 (13 settembre) a 0,23 (al 6 ottobre). In Germania, secondo l'RKI, è prima aumentato: per sette giorni e 100.000 abitanti da 2,76 (media di sette giorni circa 0,89) il giorno dell'introduzione della regola 3G il 23 agosto, poi è salito fino a 3,79 (media di sette giorni: 0,54), ma è sceso di nuovo ed è ora di 2,11 (media di sette giorni: 0,30, al 12 ottobre).

Secondo l'UFSP, tuttavia, tali cifre devono essere interpretate con cautela a causa dei ritardi delle segnalazioni.

Ricoveri in Svizzera su una media di sette giorni per 100.000 abitanti.
Ricoveri in Svizzera su una media di sette giorni per 100.000 abitanti.
BAG

3. Tasso di vaccinazione

Una delle domande più importanti in entrambi i paesi è: per contenere il Covid-19, l'introduzione dei certificati e della regolamentazione 3G ha aumentato la disponibilità delle persone a farsi vaccinare?

Per la Svizzera, l'epidemiologa Hodcroft risponde: «Possiamo dire senza dubbio che i certificati hanno fatto una delle cose più importanti: aumentare i tassi di vaccinazione. Questa è la chiave assoluta al momento». Ma sono comunque ancora troppo poche le persone immunizzate nella Confederazione: «Vorrei vedere il tasso di vaccinazione ancora più alto. Ma penso che i certificati stiano aiutando a raggiungere questo obiettivo».

La percentuale di persone completamente vaccinate in Svizzera è passata dal 56,02% del 13 settembre al 60,73% (dato all'11 ottobre). Questo significa un aumento di 4,71 punti percentuali. In Germania, il 59,2% della popolazione era completamente vaccinata il giorno in cui è stato introdotto il regolamento 3G. Un mese dopo, secondo l'RKI e il Ministero federale della salute tedesco, era del 63,6%, ossia un aumento di 4,4 punti percentuali.

Percentuale di persone vaccinate in Svizzera.
Percentuale di persone vaccinate in Svizzera.
BAG

Il numero di dosi di vaccino somministrate al giorno, cioè la cadenza della vaccinazione, è diverso. In Svizzera, dopo l'estensione del certificato obbligatorio, il numero ha continuato a diminuire, passando da 32.008 a 23.921 (dato all'8 ottobre) su una media di sette giorni. Questo corrisponde a uno sviluppo da 0,37 a 0,27 per 100 abitanti.

In Germania, è emerso un quadro simile dall'introduzione del 3G: secondo «Zeit Online», 278.291 persone venivano vaccinate su una media di sette giorni il 23 agosto, mentre un mese dopo, questa media era di 195.025. Vale a dire che, per 100 abitanti, le vaccinazioni giornaliere in Germania sono scese da circa 0,335 a 0,235 su una media di sette giorni.

Quindi, per quel che concerne i tassi di vaccinazione, la Svizzera e la Germania non hanno molto in comune. «I numeri sembrano negativi», ha commentato il virologo Drosten sul progresso della vaccinazione tedesca una quindicina di giorni fa. Più recentemente, ha aggiunto che il tasso dovrebbe essere aumentato «il più possibile»: «La cosa più importante è chiudere le lacune sulle immunizzazioni. E poi apriremo passo dopo passo».

Cadenza delle vaccinazioni in Svizzera per 100 abitanti su una media di sette giorni.
Cadenza delle vaccinazioni in Svizzera per 100 abitanti su una media di sette giorni.
BAG

4. Consenso

Ma che dire dello stato d'animo della popolazione e delle industrie interessate? Alla fine di settembre, secondo un sondaggio di «20 Minuten», il 67% degli intervistati in Svizzera era a favore della certificazione obbligatoria.

In Germania, la percentuale è più alta: secondo un sondaggio dell'Istituto Federale per la Valutazione dei Rischi, l'83% considera il regolamento 3G appropriato. Secondo lo stesso sondaggio, tuttavia, solo il 56% degli intervistati è a favore del regolamento 2G.

Ma che dire delle imprese? Un recente studio dell'Università di Scienze Applicate di Zurigo (ZHAW) è giunto alla conclusione che tre quarti delle piccole e medie imprese svizzere sono neutrali o positive riguardo all'obbligo del certificato.

Un quadro diverso emerge però tra le imprese gastronomiche e alberghiere più colpite: solo il 39% degli intervistati in questo settore vede positivamente l'obbligo di certificato. Il 58% delle aziende intervistate nella Svizzera tedesca, invece, valuta le conseguenze del regolamento da negative a molto negative.

In Germania, invece, la regola 3G sembra essere accettata nel settore della ristorazione, tanto che le indagini si concentrano già sulla regola 2G. A questo proposito, emerge un quadro chiaro: in un sondaggio dell'Associazione tedesca degli alberghi e dei ristoranti (Dehoga), più di due terzi degli operatori hanno detto di non voler limitare l'accesso ai loro alberghi e ristoranti solo ai vaccinati o ai guariti.

Anche negli Stati federali che permettono entrambi i regolamenti, è evidente: gli albergatori preferiscono usare il 3G invece del 2G.

5. Conclusione

L'epidemiologa Emma Hodcroft dell'Università di Berna sostiene che il requisito del certificato non è la manna dal cielo per combattere il Covid. «Ma in combinazione con misure igieniche continue, come indossare la mascherina e lavarsi spesso le mani, nonché mantenere le distanze sociali, stiamo riducendo le possibilità di diffusione del virus».

Con le varie misure in vigore, dice, è come il formaggio Emmental: «Ogni fetta ha dei buchi, ma se li mettiamo uno sopra l'altro, creiamo una barriera più efficace».