Leonardo Nigro: «Tiziana Soudani era una persona bellissima»

Teleclub / pab

15.8.2020 - 10:28

Locarno 2020 | Leonardo Nigro

Locarno 2020 | Leonardo Nigro

29.07.2020

Momenti magici, film commoventi e ricordi nostalgici di Piazza Grande: alcune personalità svizzere raccontano i loro momenti speciali legati al Locarno Film Festival, che quest'anno ha luogo dal 5 al 15 agosto. Oggi: l'attore Leonardo Nigro.

Durante l'intervista «Bluewin» ha pure scoperto quali sono i tre film che lo zurighese si porterebbe sull'isola deserta e con quale personaggio famoso chiacchiererebbe volentieri in Piazza Grande.

Il primo film è come il primo grande amore: indimenticabile. Signor Nigro, qual è il suo primo ricordo cinematografico?

Il primo film che ho visto al cinema è stato «Popeye - Braccio di Ferro» con Robin Williams. È stato all’Uto, un cinema di Zurigo. Ancora oggi quando passo da lì mi ricordo di quella prima volta, ma sono anche contento che questo cinema non sia ancora stato demolito (ride).

Se potesse portare solo tre film sull'ipotetica isola deserta, quali sarebbero?

Spesso ragiono in termini di momenti quando si parla di film. Per esempio, per me delle sequenze particolari o delle reazioni degli attori sono aspetti che mi rimangono maggiormente impressi. Non il film in sé. Se però devo proprio scegliere 3 film direi: «Nuovo Cinema Paradiso», di Giuseppe Tornatore. È un’ode al cinema. Parla di una storia d’amore e mi ha fatto piangere tanto. In questa pellicola ci sono molte cose alle quali mi sento legato. Per esempio c’è il Sud Italia, che amo, e l’amore per il cinema. Sono così affezionato a «Nuovo Cinema Paradiso» perché ho vissuto le stesse esperienze che vive il giovane del film. A cinque anni ho iniziato a fare teatro alla chiesa italiana di Zurigo, dove la domenica pomeriggio venivano proiettati film come «I dieci comandamenti», «Ben-Hur», «Cleopatra». Ero proprio come il ragazzo del film accanto a Don Paolo, vedevo l’avvolgersi e il riavvolgersi della pellicola e nelle pause aiutavo a sostituirle. Il secondo film è «Il padrino, parte prima». Mi è piaciuto così tanto che l’ho riguardato a ripetizione. Se ci sono persone che ascoltano la musica in sottofondo mentre fanno qualcosa d’altro, ecco io l’ho fatto con «Il Padrino». L’ho guardato e ascoltato senza ritegno. Conosco a memoria ogni battuta.         
Adesso baro (ride), ma come terzo film... scelgo sicuramente la mia prima opera, ovvero il mio film privato di quando è nato mio figlio. Mi dispiace per tutti i registi, produttori e vincitori di Oscar, ma il film con mio figlio è imbattibile. Lo porterei sicuramente con me sull’isola.

Qual è il suo film preferito fra quelli proiettati al Locarno Film Festival?

Ho due ricordi. Il primo è quando è stato proiettato in Piazza Grande un film nel quale ho partecipato anche io. È stato speciale. Non voglio giudicarla, dire che è migliore o peggiore di altre pellicole, ma è semplicemente stato un episodio emozionante. Non è nemmeno così vecchia, si intitola «Cronofobia», di Francesco Rizzi di Imago Film, e prodotta da Villi Hermann. È stata la prima opera di Hermann a vincere il Max Ophüls Preis. «Cronofobia» lo posso solo consigliare. Se si pensa che era un «piccolo» film ed è stato proiettato in Piazza Grande, beh sì, questo è stato il mio «momento di gloria». L’altra esperienza a Locarno è invece molto diversa (ride). Sole, 33 gradi, meteo perfetta per andare al lago a fare il bagno, ma ho visto sul programma che in una sala proiettavano «Il Padrino» nella versione originale. Così mi sono chiesto: «Quando avrai un’altra possibilità di poterlo guardare sul grande schermo di un cinema?». Ho lasciato andare tutti al lago, mentre io - malgrado il gran caldo - sono andato a vedermelo. È stato bellissimo.

Qual è il suo «momento magico» legato al Locarno Film Festival?

Si tratta di qualcosa di molto emozionale, bello, ma che ha anche un retrogusto decisamente triste. Ero agli esordi, non ero ancora un vero attore, avevo svolto alcuni lavori nella Svizzera tedesca, ma niente di più. Poi ho conosciuto Tiziana Soudani, dell’Amka Films. Ci eravamo incontrati durante le «Giornate cinematografiche di Soletta» ed era stata da subito molto gentile con me. Ricordo che mi aveva detto: «Ti ho visto recitare in un film e sei molto bravo, meriti di essere sostenuto. Fatti sentire quando vieni a Locarno». In estate l’ho contattata e non ero sicuro che mi avrebbe riconosciuto. Invece sì, e ha ribadito di contattarla una volta che fossi arrivato a Locarno. È stata davvero dolcissima. Per due giorni si è occupata di me, mi ha preso per mano, mi ha mostrato ogni angolo del Festival e mi ha presentato a molte persone. Sì, a posteriori posso decisamente dire che, prima di ogni film e tutto il resto, è stata l’esperienza più emozionale. Non mi dimenticherò mai cosa ha fatto per me Tiziana Soudani. Era una persona bellissima, di cui tutti noi sentiamo la mancanza (ndr: la produttrice cinematografica ticinese è scomparsa a gennaio dopo una lunga malattia).

Leonardo Nigro
Teleclub

Leonardo Nigro, nato nel 1974 da una coppia di immigrati italiani, cresce a Zurigo, dove dal '94 al '96 frequenta la European Film Actor School. Alterna ruoli in serie TV e al cinema. Partecipa a «Grounding», pellicola sulla scomparsa della Swissair. Il pubblico italofono lo conosce per «Sinestesia» di Erik Bernasconi e per «Oro verde» di Mohammed Soudani, con il quale, nel 2014, ha vinto il premio quale miglior attore non protagonista alle Giornate cinematografiche di Soletta. È stato pure protagonista in «I fratelli neri» di Xavier Koller, dove ha interpretato un contadino verzaschese.

Perché c'è bisogno del Locarno Film festival?

Io penso che sia un importante biglietto da visita, o anche di più, per tutta la Svizzera per il mondo del cinema. C’è poco da dire: il Locarno Film Festival è parte integrante della Svizzera come il Salone dell’Auto di Ginevra. Inoltre, per esempio, una volta siamo stati al Festival di Montréal, e parlando con delle persone si sono ricordati: «Ah sì, Locarno, siamo stati lì, è bellissimo». In questo modo si realizza l’importanza di Locarno e ci si sente parte di questo mondo. Il Locarno Film festival è fondamentale per mostrare al mondo che anche noi in Svizzera abbiamo qualcosa da dire nel panorama cinematografico.

In che modo il periodo della pandemia di COVID-19 ha cambiato la tua vita?

Quando salgo sulla bilancia mi rendo conto che qualcosa è cambiato, perché sono stato molto più tempo davanti alla TV o concentrato su un tablet invece di fare altre cose (ride). Quindi sì, i chili sono aumentati. Per me è stato questo il cambiamento principale dall’avvento del coronavirus. Non so se ha senso e se capite il nesso. Ma penso di sì (ride).

Se potesse scegliere un attore famoso con cui girare un film e presentarlo in seguito in Piazza Grande, chi sceglierebbe?

Moltissime persone dicono che ho diverse somiglianze con Russell Crowe (ride), soprattutto con la barba. Nello stile de «Il Gladiatore». Immaginate, fra sette anni mi trovo in Piazza Grande seduto accanto a Russell Crowe e partono i titoli di testa de «Il Gladiatore 2». Dove, per esempio, nel film io vesto i panni di suo figlio. Non sarebbe male (ride).

Swisscom – di cui «Bluewin» fa parte – è media partner del LFF.

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