Alcol: due bicchieri la sera sono un rischio

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12.2.2018 - 16:10

Source: Covermedia

Il consumo eccessivo di alcolici è la prima causa di disabilità negli adulti tra i 50 e i 70 anni.

Consumare più di un bicchiere di vino o altri tipi di bevande alcoliche ogni sera può essere un segnale di «alcolismo cronico». Lo riporta un team medico in Australia, che incoraggia la popolazione tra i 50 e i 70 anni di età a ridurre il consumo di alcol per prevenire gravi problemi al fegato, al pancreas, e malattie come diabete, obesità e demenza da alcol.

«Uno dei problemi che vedo più frequentemente è la condivisione di una bottiglia di vino, nelle coppie, ogni sera», ha dichiarato a 7NEWS il dottor Brad Frankum, della Australian Medical Association (AMA). «Queste persone non associano l’atto del bere troppo ad un gesto così tradizionale come il consumo di un bicchiere di vino a cena».

Secondo il team del dottor Frankum, il 27% degli individui di un’età compresa tra i 55 e i 64 anni consumano una quantità di alcol assai pericolosa. Per combattere gli effetti dannosi di questo vizio, gli esperti consigliano di evitare completamente gli alcolici per almeno due giorni alla settimana. Questa nuova ricerca arriva solo poco tempo dopo che l’ente sanitario inglese Public Health England ha rivelato che l’alcol è la sesta causa di disabilità per le persone tra i 50 e i 70 anni. Nel 1990, 28 anni fa, si trovava alla 16esima posizione.

«È preoccupante, perché i danni dell’alcol sono spesso e volentieri associati esclusivamente al problema degli adolescenti che si ubriacano per la strada», ha aggiunto la dottoressa Katherine Brown, dell’Institute of Alcohol Studies.

«Invece, sappiamo che la maggior parte del danno avviene più privatamente. L’accessibilità di alcolici economici al supermercato ha avuto un impatto enorme sull’aumento dei problemi di salute dovuti al consumo eccessivo di alcol tra gli over 50. Dobbiamo fare di più per risolvere il problema e sollevare questo fardello all’NHS (sanità britannica, ndr) e a tutte le famiglie dei pazienti colpiti».

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