In 20 anni Rischio di demenza ridotto del 25% con un allenamento mentale

Covermedia

24.2.2026 - 16:00

Un programma mirato di allenamento cognitivo riduce il rischio di demenza. L'effetto emerge solo con sessioni di richiamo, anche per chi inizia dopo i 70 anni.

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Restare lucidi e indipendenti con l'età è un obiettivo comune.

Accanto a movimento e alimentazione sana, ora entra in gioco un sorprendente alleato: l'allenamento cognitivo mirato, che in poche settimane può ridurre il rischio di demenza a lungo termine.

Uno studio pubblicato su «Alzheimer's & Dementia», condotto dalla Johns Hopkins Medicine, ha esaminato i dati dello «ACTIVE Study», una delle più ampie indagini randomizzate sul tema. Inizialmente, 2.802 adulti di età superiore ai 65 anni (età media di 73,6 anni) sono stati seguiti per un periodo che arriva fino a 20 anni.

I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi: tre hanno seguito programmi di allenamento (memoria, ragionamento logico, velocità di elaborazione), uno non ha ricevuto alcun intervento. Solo l'allenamento della velocità di elaborazione – con esercizi computerizzati che stimolano il riconoscimento rapido di stimoli visivi e la gestione di più compiti contemporaneamente – ha mostrato un effetto protettivo duraturo.

Il programma prevedeva fino a dieci sessioni di 60-75 minuti in cinque-sei settimane, con sessioni di richiamo a 11 e 35 mesi. Dopo 20 anni, nel gruppo che ha seguito il training con almeno un richiamo, il rischio di diagnosi di demenza è risultato ridotto del 25% rispetto al gruppo di controllo (hazard ratio 0,75). In termini concreti, il 49% dei partecipanti del gruppo di controllo ha sviluppato demenza, mentre nel gruppo allenato la percentuale è scesa al 40%. La memoria e la logica, invece, non hanno mostrato miglioramenti significativi.

«È sorprendente vedere che un allenamento mirato alla velocità è associato a un rischio di demenza significativamente ridotto anche a distanza di due decenni», afferma Marilyn Albert, direttrice dell'Alzheimer's Disease Research Center della Johns Hopkins University. George Rebok, coautore dello studio, aggiunge che i risultati aprono la strada a programmi che potenziano l'attenzione divisa e la rapidità visiva.

Un dato importante: l'età non ha annullato i benefici. Anche chi ha iniziato oltre i 70 anni ha potuto trarre vantaggio dal programma. Sebbene non offra una protezione assoluta, l'intervento non farmacologico ha portato a una riduzione significativa del rischio. Il messaggio è chiaro: non tutti i «giochi per la mente» sono uguali. Allenamenti adattivi, con difficoltà crescente e sessioni di richiamo, possono lasciare tracce durature per anni.