Medicina Un'impalcatura di DNA «silenziosa»: il nuovo vaccino per l'HIV punta alla precisione

Covermedia

23.2.2026 - 16:00

Un team di MIT e Scripps Research testa un vaccino contro l'HIV che utilizza un'impalcatura di DNA quasi invisibile al sistema immunitario. L'obiettivo è attivare con precisione rarissime cellule B capaci di generare anticorpi ampiamente neutralizzanti.

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Da oltre trent'anni la ricerca rincorre un vaccino efficace contro l'HIV.

Il problema non è solo la potenza della risposta immunitaria, ma la sua precisione: molti candidati hanno attivato numerose cellule, senza però stimolare quelle davvero decisive per una protezione duratura.

Uno studio pubblicato su «Science» da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology e dello Scripps Research Institute propone ora un cambio di strategia.

Il vaccino sperimentale non utilizza una proteina come supporto, ma una struttura di DNA ripiegata che funge da impalcatura «silenziosa»: il sistema immunitario la ignora quasi del tutto. Sulla sua superficie sono esposte molte copie identiche di un antigene HIV progettato, l'eOD-GT8.

Sufficiente una sola somministrazione

Nei vaccini tradizionali, il sistema immunitario può reagire contro il vettore stesso, disperdendo l'attenzione. Qui accade il contrario: la risposta si concentra sull'antigene.

«Siamo rimasti sorpresi nel vedere che la versione in DNA superava nettamente quella proteica, già molto potente», spiega Mark Bathe del MIT.

Il bersaglio sono cellule B rarissime, precursori di anticorpi ampiamente neutralizzanti, capaci di riconoscere molte varianti del virus. In test preclinici, il nuovo approccio ha generato fino a otto volte più cellule desiderate rispetto a un vaccino proteico già testato clinicamente.

Anche una sola somministrazione è stata sufficiente ad attivarle in modelli murini umanizzati.

La sperimentazione clinica è ancora lontana

La chiave è anche nella densità dell'antigene: molte copie ravvicinate facilitano il riconoscimento da parte delle cellule B corrette. Inoltre, l'impalcatura di DNA favorisce la permanenza di queste cellule nei centri germinali dei linfonodi, dove maturano e affinano gli anticorpi.

L'obiettivo a lungo termine è stimolare linee anticorpali come VRC01, individuata nel 2010 in persone sieropositive che non sviluppavano l'AIDS. «Per la prima volta abbiamo potuto verificare se una risposta contro il vettore potesse frenare quella desiderata», osserva Darrell Irvine.

Il percorso verso la sperimentazione clinica è ancora lungo. Ma il messaggio è chiaro: nello sviluppo di un vaccino contro l'HIV non basta «spingere» il sistema immunitario. Serve guidarlo con precisione millimetrica.