Città «camminabili»: un progetto urbano contro l’ipertensione

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14.2.2018 - 16:10

Source: Covermedia

I ricercatori esaltano l’importanza di invogliare gli abitanti a fare a spostarsi a piedi.

Scegliere di camminare piuttosto che prendere la macchina o un mezzo di trasporto pubblico può fare la differenza non solo nella nostra forma fisica, ma anche nella salute del nostro cuore. Un nuovo studio condotto presso la University of Hong Kong e la Oxford University ha preso in esame i benefici delle «città camminabili» sulla pressione sanguigna degli abitanti, e l’impatto positivo di un determinato progetto urbanistico sull’opera di prevenzione di malattie e potenzialmente fatali condizioni di salute come ictus e infarti.

Attualmente sono circa un miliardo i casi di ipertensione (pressione alta) al mondo, e anche se fattori come l’età, la razza e la genetica giocano un ruolo importante nella questione, anche la mancanza di attività fisica può causare al rischio di incappare in queste gravi condizioni di schizzare alle stelle.

Gli scienziati hanno preso come campione circa 430mila persone di un’età compresa tra i 38 e i 73 anni, tutti abitanti di 22 diverse città inglesi, analizzando l’impatto delle passeggiate e delle camminate in città e valutando l’influenza di variabili come l’ambiente fisico, quello socio-demografico e lo stile di vita generale dei partecipanti.

«Stiamo spendendo milioni di euro nella prevenzione e nei trattamenti delle malattie cardiovascolari», ha dichiarato al Guardian il dottor Chinmoy Sarkar, del laboratorio Healthy High Density Cities Lab presso la University of Hong Kong. «Se siamo in grado di investire nella creazione di città che siano “camminabili”, anche attraverso piccoli progetti limitati ai singoli quartieri, ed incoraggiando così le persone ad essere più attive, probabilmente in futuro risparmieremo moltissimo denaro negli investimenti sanitari».

Sempre secondo la ricerca, una città povera dal punto di vista urbanistico promuove la sedentarietà dei suoi residenti, influenzando negativamente anche l’aspetto sociale e, a lungo andare, il loro benessere psicologico.

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