Contro il cancro al seno: una terapia al veleno d’api

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9.10.2020 - 16:08

19 July 2019, Hessen, Frankfurt/Main: A bee covered with pollen is approaching a hisbiscus flower in a garden in the Bornheim district. Photo: Frank Rumpenhorst/dpa Where: Frankfurt/Main, Hessen, Germany When: 19 Jul 2019 Credit: Frank Rumpenhorst/picture-alliance/Cover Images
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Un nuovo studio esplora le proprietà di una potentissima sostanza chiamata melittina.

Il veleno d’api è in grado di neutralizzare le cellule aggressive del tumore al seno.

Lo riporta un nuovo studio effettuato presso l’università Harry Perkins Institute of Medical Research, in Australia, incentrato sulla melittina, componente principale del veleno d’api. Secondo i ricercatori la melittina può distruggere le cellule tumorali che, solitamente, sono molto difficili da trattare.

Il team ha impiegato le tossine di 300 comuni api e bombi proveniente dall’Australia occidentale, Inghilterra e Irlanda, rilevando che una specifica concentrazione di veleno d’api era in grado di contrastare le cellule del cancro.

«Questo veleno è estremamente potente», ha dichiarato la ricercatrice Ciara Duffy, dell’università australiana. «Abbiamo scoperto che la melittina può distruggere completamente le membrane delle cellule tumorali nel giro di 60 minuti».

Gli scienziati hanno osservato in laboratorio l’impatto del veleno d’api e della melittina nelle vie di segnalazione del tumore, messaggi chimici fondamentali per la crescita delle cellule tumorali e per la loro riproduzione.

«Abbiamo scoperto che queste vie venivano velocemente bloccate», continua la dottoressa Duffy.

Secondo i risultati, il veleno ha ucciso il 100% delle cellule del tumore, con effetti minimi sulle cellule sane. La melittina, che può essere prodotta sinteticamente, ha bloccato da sola la crescita delle cellule cancerogene.

«È ancora presto», ha dichiarato Alex Swarbrick, del Garvan Institute of Medical Research di Sydney. «Ci sono numerosi componenti che possono uccidere una cellula tumorale in un piatto o in un topo. Ma è necessaria ancora tanta ricerca per trasformare queste scoperte in qualcosa che può cambiare le pratiche cliniche».

La ricerca è stata pubblicata per intero nella rivista scientifica Nature Precision Oncology.

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