Dolori articolari: davvero peggiorano con il cattivo tempo?

CoverMedia

1.12.2017 - 14:05

(Cover) - IT Fitness & Wellbeing - La prima cosa che ci viene in mente, se avvertiamo dei dolori articolari, è che il tempo è cambiato. Ma puntare il dito contro pioggia, freddo e umidità non è esattamente l’approccio più scientifico a tale condizione. Secondo i ricercatori della University of Washington School of Medicine e della Harvard University, infatti, il livello di dolore causato da questo problema può innalzarsi anche quando la temperatura è elevata.

I team hanno preso in considerazione tutte le ricerche su Internet relative all’artrite e ai problemi di articolazione alle ginocchia e ai fianchi effettuate in 45 città diverse, in uno spettro meteorologico dai -5° ai 30° C. Secondo i risultati, il picco di ricerca avveniva a 22° C per i dolori alle ginocchia e 28° C per i dolori alle anche. Per entrambe le condizioni, le ricerche erano meno frequenti ad alte temperature. Per gli scienziati, i cambiamenti nelle condizioni dolorose degli individui che ne soffrono non sono dovuti tanto alle condizioni climatiche, quanto ad un diverso livello di attività fisica, a sua volta strettamente legato a queste circostanze metereologiche.

«Siamo rimasti assai sorpresi dalla coerenza di questi dati rispetto a diverse temperature e diversi Paesi», ha dichiarato Scott Telfer, leader dello studio. «Ma non abbiamo trovato nessun meccanismo diretto che collegasse la temperatura dell’ambiente al livello di dolore causato da un problema articolare. Piuttosto, una spiegazione più probabile potrebbe essere che le persone sono più attive nelle giornate di bel tempo, dunque più a rischio di sovraccaricare le ginocchia e le anche, causando dolori ed infortuni. Questa è la nostra ipotesi, e da qui esploreremo altri scenari».

Il team ha analizzato anche le ricerche sulla rete relative al mal di stomaco: in questo caso il picco è stato rilevato ai due estremi della temperatura, se molto bassa o molto elevata.

La ricerca è stata pubblicata per intero nella rivista scientifica PLOS ONE.

Cover Media

Tornare alla home page

CoverMedia