Fratture sulle piste da sci

Il chirurgo avverte: «L'osso ha bisogno di tempo per guarire»

Marianne Siegenthaler

6.2.2019

Incidenti sciistici in Svizzera: oltre il 90% causa lesioni. In circa il 6% dei casi, gli urti sono la causa delle lesioni stesse.
Keystone

Che sia sulle piste o sul marciapiede ghiacciato, negli impianti sciistici è facile cadere. Se l'impatto è molto forte, ci si può anche fratturare le ossa. Il chirurgo Adrian Schwaller risponde alle domande più importanti sul tema della frattura ossea.

Signor Schwaller, le è mai capitato di fratturarsi un osso?

Si. Ma per fortuna solo un dito del piede e l'osso nasale mentre navigavo in barca a vela.

In che modo una persona comune può riconoscere una frattura ossea?

Da un lato, si prova molto dolore. L'osso di per sé ha pochissimi nervi, ma il periostio che lo circonda contiene nervi e vasi sanguigni e quindi reagisce in modo molto sensibile. Dall'altro, i movimenti diventano limitati e, a seconda del tipo di frattura, è evidente una malposizione anomala.

Come è possibile intervenire se qualcuno si frattura la gamba sulla pista da sci?

Si deve evitare il più possibile di muovere il punto di frattura, in quanto ciò potrebbe causare forte dolore. Nella migliore delle ipotesi, si può immobilizzare il punto di frattura con una giacca arrotolata. Occorre soprattutto rassicurare la vittima dell'incidente e assicurarsi che non si congeli fino all'arrivo dell'ambulanza.

Oggi gli sciatori raggiungono spesso alte velocità in pista, avvalendosi a volte di nuove tecniche come quella del carving. Questo influisce sul tipo di frattura ossea?

Il carving può portare a lussazioni, spesso accompagnate da fratture nella zona delle spalle. Nell'area del ginocchio, si può verificare una lesione del legamento crociato anteriore, spesso in concomitanza con una frattura dell'osso tibiale.

Cosa succede al paziente in ospedale?

Al paziente vengono somministrati degli antidolorifici e si procede all’indagine diagnostica di ulteriori lesioni. Viene quindi effettuata una radiografia mirata per analizzare la frattura. Se necessario, viene eseguita una tomografia computerizzata (TC). Dopodiché, la frattura viene stabilizzata con una stecca di gesso, con bendaggi speciali o con una placca metallica, vale a dire il cosiddetto «fissatore esterno».

Il Dott. Adrian Schwaller, chirurgo FMH specializzato in chirurgia generale e traumatologia, è un medico che svolge attività intramoenia presso l'ospedale di Männedorf, la Rosenklinik di Rapperswil e la clinica privata Bethanien di Zurigo. Ha anche uno studio privato come chirurgo FMH nel Bauchzentrum Rapperswil-Jona.
zVg

Poi il paziente viene operato?

L'intervento non è sempre necessario. In alcuni casi, basta ricorrere all'immobilizzazione utilizzando, ad esempio, un calco in gesso. La necessità dell'intervento è determinata da una serie di fattori: esiste una malposizione? L'osso crescerebbe in modo errato senza chirurgia? Si tratta di una cosiddetta «frattura comminuta», con più rime di frattura? In questi casi, la chirurgia offre la possibilità di stabilizzare l'osso in modo che possa guarire nella posizione anatomicamente corretta. Anche in caso di frattura esposta, cioè quando l'osso, attraverso un tramite cutaneo, entra in contatto con l'ambiente esterno, l'intervento di solito è necessario.

In cosa consiste questo tipo di intervento?

In primo luogo, l'osso fratturato viene riportato alla corretta posizione anatomica. Questa fase presuppone l'anestesia totale o parziale. Dopodiché, l'osso viene riparato. A tale scopo, esiste ad oggi una vasta gamma di impianti quali chiodi, viti, piastre e protesi in acciaio inossidabile o leghe di titanio.

Cosa è cambiato rispetto a prima?

Fino a poco tempo fa, veniva praticata un’incisione di grandi dimensioni sul punto di frattura, ferendo nuovamente i tessuti molli. Il punto è che pelle, muscoli, nervi e vasi non devono essere toccati. Il periostio, per esempio, è fondamentale per il processo di guarigione perché fornisce le basi per la rigenerazione dell'osso. Questo è il motivo per cui oggi si tende ad eseguire l’intervento con un metodo che sia il meno invasivo possibile.

Cosa implica questo nella pratica?

Il chirurgo utilizza gli impianti appropriati per raggiungere l'osso attraverso piccoli accessi posti lontano dal punto di frattura, nel tessuto sano. Le piastre sono progettate in modo da poter essere condotte fino al punto di rottura attraverso piccole incisioni cutanee e con l'aiuto di dispositivi di puntamento. Una volta che la piastra metallica o il chiodo si incastrano perfettamente, vengono inserite delle viti nella placca o nel chiodo attraverso piccole incisioni cutanee supplementari. Con l’ausilio di schermi che trasmettono il radiogramma, è possibile tracciare l'operazione e posizionare l'impianto in modo ottimale.

Quanto dura un intervento del genere?

La durata dell'intervento non si può generalizzare. Essa dipende infatti dall'entità delle lesioni, dalla complessità e dalle misure da adottare.

Ci sono dei rischi?

Come ogni intervento chirurgico, anche questo tipo di intervento comporta dei rischi. Tuttavia, le piccole incisioni che vengono praticate nel corso di interventi minimamente invasivi hanno il vantaggio di un minor rischio di infezioni e di problemi a fronte di un recupero più veloce.

Cosa succede dopo l'operazione?

Dopo l’intervento, è molto importante che il paziente torni ad essere attivo il prima possibile. Ad eccezione dell'osso fratturato, il paziente deve riuscire a muovere tutte le articolazioni dell'arto ferito nonché il resto del corpo, che ciò avvenga in totale autonomia, con la supervisione di un fisioterapista o con l'aiuto di tutori. La frattura deve essere stabilizzata in maniera tale che la vittima dell'incidente possa muoversi almeno con carico parziale.

Perché il recupero immediato è così importante?

L'uomo non è fatto per stare sdraiato. Stare stesi per lunghi periodi di tempo comporta notevoli rischi per la salute, quali, ad esempio, piaghe da decubito, trombosi o polmoniti. Nelle persone anziane in particolare, l'immobilità prolungata può portare dalla perdita totale di autonomia fino alla morte per embolia polmonare.

«Alcune ossa carpali richiedono più tempo per la guarigione.»

Chirurgia o gesso: cosa guarisce più velocemente un osso fratturato?

La scelta non è effettivamente rilevante, perché l'osso ha semplicemente bisogno di tempo per guarire. Per definire il tempo necessario per la guarigione occorre valutare diversi fattori. Quale osso si è fratturato? Qual è lo stato di salute dei tessuti molli e della circolazione sanguigna? Il paziente soffre di diabete mellito? Fuma? A seconda di quale osso si è fratturato, esso può guarire stabilmente entro quattro-sei settimane, tanto da poterlo muovere a pieno carico.

Nel corpo umano ci sono ossa che tendono a saldarsi particolarmente bene o particolarmente male?

Alcune ossa carpali richiedono più tempo per la guarigione. E, in generale, le ossa di un bambino in fase di crescita guariscono molto più velocemente rispetto a quelle di un adulto.

In alcuni casi si osserva un ispessimento del punto di frattura durante il processo di guarigione. Come mai?

Si tratta del cosiddetto «callo osseo». La sua formazione è dovuta al fatto che speciali cellule ossee sviluppano temporaneamente più materiale osseo nell'area di rottura, al fine di raggiungere una certa stabilità. Una volta che il processo di guarigione dell’osso è terminato, il callo osseo si riassorbe, tanto che dopo alcuni anni difficilmente si può più distinguere con esattezza il punto di rottura.

Quali ossa sono più soggette a frattura?

Le ossa nella regione del polso. È la tipica frattura che si verifica quando si tenta di frenare una caduta con la mano tesa. Tutta la forza dell'impatto ricade sul polso. Gli anziani sono poi particolarmente soggetti a fratture dell'anca.

Ci può dare qualche raccomandazione su come minimizzare il rischio di frattura ossea?

Le ossa hanno sempre bisogno di essere sollecitate in una qualche misura. La sostanza ossea richiede movimento per essere preservata. Ultimo ma non meno importante, la situazione ormonale ha una certa rilevanza nelle donne. Con l'invecchiamento diminuiscono man mano gli ormoni femminili, il che influisce negativamente sulla struttura ossea. La prevenzione delle cadute è certamente importante sia per le donne che per gli uomini in età avanzata.

Ultima domanda: lei ha completato una formazione iniziale come meccanico. In che modo questo tipo di formazione la aiuta nel suo lavoro di chirurgo?

Come meccanico, ho appreso il concetto di tridimensionalità e ho acquisito una certa manualità nell'usare viti e piastre, trapani e chiavi dinamometriche, oltre al fatto che conosco bene i diversi materiali. Applico queste conoscenze di base e l'abilità manuale acquisita anche nella mia attività chirurgica quotidiana.

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