Il coronavirus ci sta mostrando la mobilità del futuro?

Res Witschi

22.2.2021 - 10:06

Eine Hygienemaske festgemacht am Lenker eines Fahrrads, fotografiert am 12. November 2020. (KEYSTONE/Petra Orosz)
La pandemia condiziona qualsiasi aspetto della nostra vita quotidiana, anche la mobilità. Non usciamo più da casa per recarci al lavoro e usiamo altri mezzi di trasporto. Che cosa significa questo per il clima?
Keystone

Un team di ricerca svizzero ha esaminato come è cambiata la mobilità durante la pandemia del coronavirus. Questo cambiamento riveste notevole importanza anche per il clima in quanto i trasporti generano un terzo di tutte le emissioni di CO2 del nostro Paese.

I ricercatori del Politecnico federale di Zurigo e dell’Università di Basilea hanno esaminato attentamente il comportamento relativo alla mobilità in Svizzera nel 2020, l’anno del coronavirus.

1500 automobilisti di età compresa tra i 18 e i 65 anni hanno messo a disposizione per lo studio le annotazioni del loro registro (log book) tramite l’app “Catch My Day”.

I risultati dello studio Mobis-Covid19 evidenziano che la mobilità è direttamente correlata alle misure di contenimento del coronavirus adottate dal Consiglio federale e dai Cantoni: all’inizio del primo lockdown, nel mese di marzo del 2020, le distanze percorse sono risultate pari al 40 percento di quelle ricoperte nell’anno precedente. In maniera analoga, sono diminuite notevolmente anche le emissioni di CO2 pro capite.

Il grafico mostra l'effetto diretto che le misure della Confederazione hanno avuto sulla mobilità e, di conseguenza, sulle emissioni di CO2. Il 13 marzo 2020 il Consiglio federale ha per la prima volta dichiarato la situazione in Svizzera come “straordinaria” ai sensi della legge sulle epidemie.
ETZ, Università di Basilea, LINK

L’estate del 2020 rappresenta la nuova normalità?

Durante l’estate, a fronte del miglioramento dell'emergenza sanitaria, si è intensificata anche la mobilità. Non è tuttavia tornata al livello dell’anno precedente, bensì a quasi il 90 percento. Questa grande differenza ha sorpreso il prof. Beat Hintermann dell’Università di Basilea: «Probabilmente questo è il primo segnale di nuove abitudini di mobilità». A seguito dell'introduzione di misure più rigide in risposta alla seconda ondata, le distanze percorse fino a gennaio 2021 sono nuovamente scese al 60 percento, ovvero una percentuale molto più bassa rispetto al primo lockdown. «Non abbiamo ancora una chiara spiegazione in merito. Riteniamo tuttavia che tale fenomeno sia attribuibile al fatto che questa volta le scuole sono rimaste aperte. I genitori non sono obbligati a restare a casa con i loro figli», ha affermato Hintermann.

Autobus e treno sostituiti da bicicletta e automobile

Nel corso del primo lockdown l'uso dei mezzi di trasporto pubblici è stato evitato per settimane. Molte persone hanno rispolverato la bicicletta, che non ha mai goduto di così tanta popolarità, mentre altre hanno cominciato a usare più frequentemente l’auto oppure ad andare a piedi. Durante il secondo lockdown all’inizio del 2021, l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici continua a essere inferiore a quello dell’anno precedente di circa il 50 percento. L'uso della bicicletta ha invece registrato un aumento del 70 percento anche in inverno, soprattutto nel tempo libero o per andare a fare la spesa.

Numero maggiore di viaggi privati

La popolazione svizzera continua ad amare gli spostamenti. Lo studio mostra che molti lavoratori passati allo smart working utilizzano il tempo che risparmiano evitando di fare i pendolari per viaggi privati, ovvero per andare a fare la spesa o per le attività del tempo libero. Di conseguenza, il numero di chilometri percorsi complessivamente è diminuito meno di quanto previsto.

Cosa succederà nel futuro?

Gli esperti ritengono che questa drastica esperienza lascerà il segno. Tuttavia non è ancora chiaro quali di queste nuove abitudini di mobilità si affermeranno in futuro. La popolazione svizzera comincerà nuovamente ad abbandonare più frequentemente l’automobile e la bicicletta per tornare ai mezzi di trasporto pubblici? E quanti lavoratori continueranno a effettuare il telelavoro?

Eine Frau arbeitet an ihrem Arbeitsplatz im Homeoffice, fotografiert am 22. Januar 2021 in Aarau. (KEYSTONE/Christian Beutler)
Un’immagine oggi comune: lo smart working. Le statistiche sulla mobilità evidenziano che gran parte dei lavoratori non si reca più tutti i giorni al posto di lavoro.
KEYSTONE

Modello futuro dello smart working

Per quanto concerne Swisscom, l’80 percento dei 16‘000 collaboratori ha adottato la modalità di lavoro smart working. Secondo un sondaggio interno condotto nell’aprile 2020, il telelavoro è piaciuto molto: il 90 percento ha dichiarato di essere soddisfatto o molto soddisfatto dello smart working. Questi collaboratori hanno indicato che anche in futuro desidererebbero lavorare più giorni da casa. I risultati confermano la strategia di Swisscom: in qualità di membro fondatore e leader dell’iniziativa Work Smart, l’azienda di telecomunicazioni promuove già da anni il lavoro mobile e digitale offrendo l’infrastruttura adatta, lo scambio di esperienze e altri servizi e prodotti utili.

Swiss Climate Challange

Conoscete il vostro comportamento relativo alla mobilità e alle relative emissioni di CO2? Con il CO2-Tracker dell'app Swiss Climate Challange è facilissimo effettuarne la misurazione. L’applicazione «piggyback» di Swisscom, SvizzeraEnergia, Engagement Migros e PostFinance misura le vostre emissioni giornaliere di CO2. Potete accedervi, per esempio, tramite l’app Blue News o Blick.

Mobilità smart

Swisscom ha altresì creato un nuovo servizio per consentire ai pianificatori del traffico di poter reagire in modo adeguato alle mutate pratiche di mobilità in Svizzera: tramite la piattaforma Mobility Insights di Swisscom (MIP) mette a disposizione i dati sulla mobilità in forma anonimizzata. Grazie a questi dati, è possibile adeguare e ottimizzare velocemente le offerte relative alla mobilità in base alle nuove abitudini. Questo approccio consente di risparmiare sui costi e di proteggere l’ambiente.

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Res Witschi è delegato per la digitalizzazione sostenibile.
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