Paura dei ragni? Guardiamo Spider-Man

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6.5.2019 - 16:09

Avengers Infinity War UK Fan Event at the Television Studios, Wood Lane, london Featuring: Tom Holland Where: London, United Kingdom When: 08 Apr 2018 Credit: WENN.com
Source: WENN.com

I film con protagonista il supereroe della Marvel può ridurre del 20% i sintomi dell’aracnofobia.

Guardare film fantastici come Spider-Man e Ant-Man può curare fobie. In particolare quella dei ragni, l’aracnofobia, e quella degli insetti, l’entomofobia. Lo sostengono gli psicologi Menachem Ben-Ezra dell’Università di Ariel in Israele e Yaakov Hoffman dell’University Bar-Ilan, Tel Aviv, entrambi appassionati delle creazioni dell’universo Marvel.

In occasione dell’ultimissimo film, dal titolo «Avengers: Endgame», che riunisce un gruppo di supereroi tra cui Tom Holland nei panni di Peter Parker/Spider-Man e Paul Rudd nel ruolo di Scott Lang/Ant-Man, gli esperti hanno effettuato una ricerca sulle paure irrazionali legate a questi insetti e sulla possibilità che i loro sintomi possano calare notevolmente se le persone che ne soffrono si appassionano a queste pellicole.

Durante l’esperimento il team di ricerca ha proiettato 7 secondi del film di Spider-Man 2 del 2004 mentre monitorava le reazioni di partecipanti che soffrivano di aracnofobia: alla fine della scena, i loro sintomi erano calati del 20% rispetto ad una valutazione precedente alla visione. Risultati simili sono stati ottenuti con i partecipanti che manifestavano i sintomi di mirmecofobia (paura delle formiche), dopo aver visto 7 secondi di una scena tratta da Ant-Man, del 2015.

«Questi film non solo potrebbero aiutare le persone che soffrono di queste fobie a sentirsi meglio», dicono i due dottori. «Ma potrebbero essere benefiche anche per le persone che soffrono degli strascichi di un trauma».

A questo proposito, in futuro, i due esperti di psicologia hanno intenzione di analizzare i benefici delle pellicole targate Marvel in relazione al disturbo da stress post-traumatico (DPTS).

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Frontiers in Psychiatry.

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