Reti sociali: la nostra salute mentale ne risente

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20.11.2018 - 16:11

Source: Covermedia

Secondo una nuova ricerca, l’universo del social fa tutt’altro che bene al nostro benessere psicologico.

Per tanti di noi il social è una piattaforma sulla quale connetterci e interagire con le persone – conosciute o no – annullando le distanze materiali. Fin qui può sembrare qualcosa di esclusivamente positivo, ma per altre persone la questione può andare oltre. E non sempre nella direzione giusta.

Secondo una nuova ricerca condotta presso il Dipartimento di psicologia della University of Pennsylvania, USA, l’uso dei social network può causare isolamento e psicopatologie anche gravi come la depressione.

Il team di ricerca, capitanato dalla professoressa Melissa G. Hunt, ha analizzato tre delle reti più popolari del momento, Facebook, Snapchat e Instagram, monitorando i dati raccolti automaticamente attraverso varie app dell’iPhone (esclusivamente quelle attive) di 143 partecipanti.

All’inizio dell’esperimento, ai volontari è stato chiesto di compilare un questionario sul loro umore e sulle loro condizioni di benessere generale, e per il corso delle tre settimane successive, di condividere degli screen in cui venivano visualizzate le applicazioni che avevano maggiormente contribuito al consumo della batteria.

Il team ha rilevato una forte associazione tra l’uso delle applicazioni sociali soprammenzionate e sensazioni come ansia, depressione, solitudine, e la cosiddetta FoMO (acronimo di Fear of missing out) cioè la paura di essere tagliati fuori.

«La questione principale è questa», ha dichiarato la professoressa Hunt. «Usare i social meno di quanto normalmente facciamo porta ad un calo della depressione e della sensazione di solitudine. Questi effetti sono particolarmente pronunciati per le persone che, prima di iniziare lo studio, già soffrivano di depressione».

Il consiglio dei ricercatori non è quello di evitare i social, bensì di limitarne l’uso. Nello studio non sono state coinvolte piattaforme come Twitter o Pinterest, e gli individui presi come campione avevano un’età compresa tra i 18 e i 22 anni.

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Social and Clinical Psychology.

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