Situazioni di stress: aumentano il rischio di infarti

19.4.2019 - 16:10, CoverMedia

Mature man sitting in office with head in hands When: 06 Oct 2016 Credit: Tom Chance/Westend61/Cover Images
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Secondo una nuova ricerca, la maggior parte delle persone con questo problema cardiaco ha affrontato una grossa crisi nel corso dell’anno.

Una grave condizione di stress è fortemente associata all’aumento delle probabilità di avere un infarto. Così riportano gli scienziati dell’Università d'Islanda, con sede a Reykjavík, e il Karolinska Institute di Stoccolma, in Svezia, dopo un’approfondita analisi delle cartelle cliniche di 136mila individui con un disturbo legato allo stress, diagnosticato tra il 1987 e il 2013.

I partecipanti allo studio avevano sofferto una varietà di condizioni, incluso il disturbo da stress post-traumatico (DPTS) e i disturbi dell’adattamento, che possono manifestarsi in combinazione con piccoli cambiamenti di vita, ma anche ansia, palpitazioni a seguito di un evento stressante – come un lutto – una calamità naturale, la diagnosi di una malattia mortale, o un attacco violento alla propria persona.

I partecipanti sono stati messi a confronto con i loro fratelli e le loro sorelle, e altri 10 individui dello stesso sesso e della stessa età scelti casualmente dal team di ricerca, che non soffrissero della condizione di stress, né avessero una malattia cardiaca.

Secondo i risultati, le persone con un disturbo come il DPTS avevano più probabilità di sviluppare un problema cardiovascolare, con un rischio del 64% superiore se l’evento traumatico era avvenuto entro un anno.

«La maggior parte delle persone, ad un certo punto delle loro vite, è esposta ad un trauma psicologico o ad un evento di vita estenuante come la perdita di una persona cara», ha dichiarato la dottoressa Huan Song, leader dello studio. «Le prove che abbiamo raccolto indicano che tali avversità possono portare ad un aumento del rischio di sviluppare una varietà di malattie gravi e ad una maggiore mortalità».

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica British Medical Journal.

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