Dopo la tragedia dell'hotel Rigopiano: "La pizzeria, il sogno di papà"

Lena Klimkeit, dpa

18.1.2018

I loro genitori volevano soltanto passare una notte in un hotel in Abruzzo, ma una valanga ha deciso diversamente. Un anno dopo la catastrofe i loro figli rifiutano di continuare a vivere nel dolore e negli interrogativi senza risposta. Ecco la storia di un nuovo inizio.

Piergiovanni avrebbe voluto riaprire le porte della pizzeria sin dall'indomani della morte dei suoi genitori. «Per tutto l'anno, non ho pensato a nient'altro che a proseguire il sogno di papà», dichiara il 18enne. Si trova nel ristorante della sua famiglia, situato a Loreto Aprutino, in Abruzzo, a meno di un'ora di strada dal luogo in cui tutto è cambiato per Piergiovanni e suo fratello Riccardo.

I suoi genitori alloggiavano all'hotel quattro stelle Rigopiano con il loro fratello minore Edoardo quando una valanga ha travolto l'edificio. Edoardo, che oggi ha 10 anni, è sopravvissuto alla catastrofe del 18 gennaio 2017. Sebastiano e Nadia Di Carlo, insieme ad altre 27 altre vittime non hanno avuto questa fortuna.

Quel mercoledì di gennaio, si sono succeduti una serie di eventi nefasti in Italia. La regione, già messa in ginocchio da importanti cadute di neve, era stata scossa da quattro violenti terremoti. E a seguire c'era stata un'enorme valanga, che aveva sepolto l'hotel di Farindola, situato ai piedi del massiccio del Gran Sasso, a 1200 metri d'altitudine. Le informazioni inizialmente erano state diffuse al contagocce – ci erano infatti volute ore ai primi soccorritori per raggiungere il luogo dell'incidente, isolato, con gli sci.

«Riaprire la pizzeria, è rialzarsi»

Dal 19 dicembre, Piergiovanni lavora nel luogo in cui ogni giorno suo padre preparava la pasta per la pizza. Undici mesi dopo la tragedia del Rigopiano, i fratelli hanno potuto riaprire la pizzeria «Via Veneto», un'attività che Sebastiano Di Carlo aveva aperto nel 2012. Il 18enne apre il ristorante alle 14, non appen finisce la scuola. Il fratello Riccardo lo sostiene da Milano, dove studia. «Questa pizzeria è un po' come casa mia», dichiara il 20enne. «È qui che abbiamo trascorso la maggior parte dei nostri momenti in famiglia.»

«L'amore... per sempre», si può leggere sul collage che i due fratelli hanno affisso all'interno della pizzeria. La famiglia davanti al Pantheon di Roma, con un gelato in mano. Il padre Sebastiano e la madre Nadia in accappatoio, sorridente all'obiettivo. Il piccolo Edoardo che salta al collo di suo padre. «Riaprire la pizzeria, è rialzarsi», precisa Riccardo. «Far perdurare l'eredità di nostro padre.»

Dei giorni «caotici»

I genitori, accompagnati dal piccolo Edoardo, alloggiavano in quell'hotel per una notte. Erano degli habitué. «Vi andavamo ogni volta che facevamo un'escursione in montagna, anche solo per prendere un caffè», dichiara Piergiovanni. L'ultima volta, tuttavia, era rimasto a Loreto.

«Avevo detto loro: "Andate, io resto a casa. Mi vedo con alcuni amici questa sera"», ricorda il 18enne. «In seguito, abbiamo visto sui social network, in diverse pubblicazioni Facebook, che c'era stata una valanga, ma non sapevamo se si trattasse di notizie false o no.» Per Piergiovanni, i giorni seguenti sono stati «caotici». Fortunatamente, ha potuto contare sul sostegno dei suoi amici.

Per una settimana, in condizioni estreme e ostacolati da un freddo glaciale, i soccorritori della protezione civile, le squadre di salvataggio in montagna e i pompieri hanno scavato tra i detriti e la neve alla ricerca di sopravvissuti. In diversi punti, avevano prudentemente tracciato una strada fino al cuore dell'hotel.

Dopo più di 30 ore di ricerche, le squadre di soccorso individuavano ancora superstiti e riuscivano finalmente a liberarne 9 dalle macerie dell'hotel. Attraverso i media italiani, si potevano seguire le operazioni di salvataggio in tempo reale: ancora un sopravvissuto, ancora un morto.

Il fratello minore è sopravvissuto, ma non i genitori

«Stai bene? Super», aveva chiesto un pompiere ad Edoardo non appena lo aveva estratto dal buco in cui era rimasto intrappolato. Altri soccorritori in seguito avevano avvolto il ragazzino in coperte di sopravvivenza. Il video di questi momenti era stato rapidamente diffuso su internet. Gli ultimi sopravvissuti sono stati soccorsi 58 ore dopo la valanga.

Edoardo vive ormai da una zia con Piergiovanni. «Sta bene», dichiara Piergiovanni. «È una peste, un ragazzo pieno di vita. Non fa che giocare a calcio.» Il 18enne non smette di ripetere: «Siamo contenti.» E la sua reazione non sembra affatto forzata. «Lasciarci andare dopo quello che è successo significherebbe abbandonare nostro fratello», dichiara. «Abbiamo una grande responsabilità, dobbiamo dargli coraggio.»

Il ministero ha aperto un'inchiesta su 20 persone

Oltre ad Edoardo, altre dieci persone sono sopravvissute alla catastrofe – e un anno dopo, non si sa ancora chiaramente cosa sia successo. Il ministero pubblico mantiene il silenzio, i media italiani rivelano senza sosta nuove informazioni e pubblicano delle registrazioni telefoniche che testimoniano il caos che regnava sul posto al momento dei fatti.

Di recente si è saputo che la sera della catastrofe, un impiegato della prefettura aveva comunicato ai Carabinieri che l'hotel era stato già evacuato al mattino e questo avveniva quando alcune persone lottavano ancora disperatamente per la sopravvivenza.

Secondo i media, il ministero indaga su più di 20 persone, in particolare per omicidio per negligenza. Gli appelli ai soccorsi sono stati ignorati? Perché l'hotel non era stato evacuato? Dopotutto, erano già diversi giorni che nevicava, e il livello di rischio di valanghe era stato innalzato. Terrorizzati dalle scosse, numerosi clienti si erano già preparati a partire prima che l'hotel venisse travolto dalla valanga.

La passione dei loro genitori li aiuta ad andare avanti

Piergiovanni e Riccardo rifiutano di lasciarsi sommergere dagli interrogativi. «È stato un anno strano, nel corso del quale abbiamo imparato a gestire questa nuova situazione con un massimo di razionalità e di lucidità», spiega Riccardo. «E alla fine, ci siamo riusciti. Siamo riusciti a realizzare il nostro obiettivo.»

I due fratelli vorrebbero ormai aprire la seconda pizzeria che la famiglia aveva inaugurato poco prima dell'incidente. Essa si trova a Penne, non lontano da lì. I fratelli hanno trovato nella passione dei loro genitori la strada per affrontare i tragici avvenimenti. Una ragione per continuare.

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