Alessandro Borghi replica alle critiche su «DIAVOLI»

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27.4.2020 - 16:32

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Nell’attesa serie tv targata Sky Atlantic, l’attore romano interpreta Massimo Ruggero, che nella versione italiana è doppiato dal collega Andrea Mete.

Alessandro Borghi ha commentato le critiche su «DIAVOLI».

Settimana scorsa sono approdate su Sky Atlantic le prime due puntate della nuova serie tv tratta dal romanzo di Guido Maria Brera, attirando un responso misto che ha generato le prime perplessità.

Ad accendere la discussione sono più elementi, come il fatto che la serie tv è ispirata al romanzo «I Diavoli», ma non segue fedelmente la trama. Così come i dubbi espressi dal canale social TvTalk e Sebastiano Pucciarelli, secondo cui «DIAVOLI» di Sky è un «progetto non pienamente riuscito» a causa di «una sceneggiatura un po’ stereotipata, personaggi non approfonditi, e Borghi che viene doppiato da qualcun altro nella versione italiana».

Parole etichettate dallo stesso Borghi come «uscite direttamente dagli anni Novanta».

«Faccio una precisazione», scrive Alessandro Borghi in una replica affidata alle sue Instagram Stories.

«La mia non è una critica a chi non ha gradito la serie, accetto qualunque tipo di critica negativa, ci può stare e va benissimo così, ma mi fa molto arrabbiare la modalità di superficialità estrema, se ne parla come di un tentativo - una serie venduta in 160 paesi, una produzione che non è mai stata fatta prima - si chiama "fiction" anziché usare la parola "serie" che ormai si usa da più di vent’anni».

Affermazione a cui il 33enne aggiunge la sua parola finale sulla diatriba doppiaggio per «DIAVOLI».

«Si critica la scelta di farmi doppiare in italiano, che uno si può aspettare da un pubblico che vuole sentire la mia voce ma non da chi dovrebbe essere considerato un addetto ai lavori e soprattutto dopo aver letto la spiegazione che ho dato a questa cosa, che va a favore del sistema dell’intrattenimento e della qualità dell’intrattenimento - ribadisce l’attore -. Credo che chi fa informazione abbia il dovere anche morale di informarsi e comunicare in una certa maniera. Non in una maniera sciatta e superficiale, come se ci stesse facendo un favore parlando di questo argomento».

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