Angelina Jolie visita un campo profughi in Bangladesh

CoverMedia

6.2.2019 - 13:09

L’attrice e attivista americana si è recata al campo Kutupalong che accoglie i rifugiati Rohingya, cacciati dallo Stato Rakhine, dopo anni di persecuzioni e violenze.
AFP

L’attrice si è recata a Teknaf nel più grande campo che accoglie i rifugiati Rohingya, cacciati dallo Stato Rakhine, dopo anni di persecuzioni e violenze.

«Stupita e onorata»: Angelina Jolie ha utilizzato questi aggettivi per descrivere la sua visita nel più grande campo profughi in Bangladesh.

L’attrice e attivista americana si è recata al campo Kutupalong, a Teknaf, martedì 5 febbraio, in vista di un incontro ufficiale con il presidente della nazione, Sheikh Hasina.

La star 43enne ha poi parlato in rappresentanza del suo ruolo di Ambasciatrice UNHCR, e rivolgendosi ai rifugiati ha detto: «Voi avete il diritto di non essere delle persone senza uno stato e il modo in cui siete stati trattati getta solamente profonda vergogna su tutti noi».

«L’aspetto più tragico di questa situazione è che noi non possiamo dire di non aver avvisato», ha dichiarato la Jolie, implorando la fine della violenza nello stato dove centinaia di migliaia di Rohingya, un gruppo etnico di religione islamica, sono stati costretti a emigrare dallo Stato Rakhine nel vicino Bangladesh per motivi di sicurezza.

Angelina ha poi incontrato bambini e donne vittime di violenza nei campi, che ospitano oltre un milione di persone.

«È stato doloroso incontrare gruppi di famiglie, che hanno solamente conosciuto persecuzione e apolidia nel corso delle loro vite e che sono stati trattati come del bestiame», ha detto la Jolie ai reporter. «Sono stati negati loro i più basici diritti umani, come la cittadinanza nel loro paese d’origine. Alcuni di loro non sanno nemmeno pronunciare bene la parola Rohingya».

Angelina ha infine ringraziato i leader del Bangladesh per aver accolto i rifugiati.

«Il Bangladesh è un paese molto generoso, ricco di cultura e storia, ma con risorse limitate. Non può essere lasciato da solo nella gestione dell’accoglienza dei rifugiati Rohingya».

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