Spettacolo Climbing Iran, la libertà scalando montagne

ANSA

21.10.2020 - 21:02

A Alice nella città ritratto della climber iraniana Nasim Eshqi

ROMA, 21 OTT – Arrivare in cima a vette reali e metaforiche, come la possibilità di affermare la propria libertà di donna in una società come quella iraniana. E' la doppia impresa di Nasim Eshqi, classe 1982, pioniera dell'arrampicata all'aperto in Iran. Un Paese dove le donne dovrebbero allenarsi solo su pareti «indoor», durante orari prestabiliti, e solo tra donne. Quella di Nasim, diventata popolare grazie ai social, è una personalità forte e coraggiosa. La racconta il documentario Climbing Iran di Francesca Borghetti, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma in Alice nella città.

«Avevo visto una foto di Nasim e mi ha colpito moltissimo quest'immagine di lei che stava per conquistare la vetta di montagna – spiega la documentarista -. Non riuscivo a capire come si riconciliasse con le altre immagini delle donne che arrivano dall'Iran». Per comunicare con lei «mi sono iscritta ad Instagram e abbiamo iniziato a scriverci messaggi. Nel frattempo ho cominciato a studiare l'Iran e mi sono resa conto di quanto dia viva e complessa quella società, a ni ne arriva una sola dimensione». Nonostante le difficoltà e a volte i no sui visti per l'estero che lee arrivano, quando decide di iniziare una nuova impresa Nasim è decisa a restare nel suo Paese: «Come dice nel documentario, è l'Iran che l'ha resa donna che è. Sente che è importante non seguire la via degli altri ma costruire la propria strada».

Nasim reagisce ai pregiudizi che spesso subisce perché «è una combattente, una campionessa, nata fin da bambina. Sa stare al centro di una battaglia. Conosce anche molto bene il suo Paese e i suoi elementi, sa quali sono i limiti». I social, dove racconta il suo percorso, «non sono mainstream in Iran, l'ombelico del Paese non sta su facebook. Il climbing è un piccolissimo sport rispetto al mainstream del calcio. Ma anche nel climbing, ci sono filoconservatori, che non accettano alcune sue scelte. Lei comunque in montagna va con la testa coperta, come richiedono i codici islamici perché ha il caschetto. Ha imparato a difendersi». (ANSA).

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