Fiorella Mannoia, il mio disco figlio del lockdown

ANSA

6.11.2020 - 14:38

Esce Padroni di niente. «Ripartire per non far morire settore»

ROMA, 06 NOV – La pandemia e il lockdown ci hanno costretto a guardarci dentro, a interrogarci sul senso della vita. «E ci siamo resi conto come sia bastata una minuscola entità cellulare per metterci in ginocchio, noi che ci consideravamo invincibili, e farci renderci conto che non siamo padroni di niente». E da lì, Fiorella Mannoia è partita per costruire il suo nuovo album, per il quale ha scelto proprio il titolo Padroni di niente (cd già disponibile, il vinile dal 20 novembre, per Sony Music). «Sono canzoni figlie di quel momento, ma con concetti universali senza tempo».

«Un disco concepito durante il primo lockdown – racconta la cantante in collegamento zoom -, dalle chiacchierate con Amara (autrice per lei di Che sia benedetta, portata al festival di Sanremo del 2017). Quando i nostri pensieri volavano alto e ci interrogavamo su dove stavamo andando, sul senso che aveva tutto quello che stavamo vivendo. Si parlava di un nuovo Umanesimo, della necessità di rimettere al centro l'uomo. E invece quando si è riaperto, tutto è tornato come prima se non peggio».

Il disco, anticipato dal singolo Chissà da dove arriva una canzone, scritto per Fiorella da Ultimo, in tutti i suoi aspetti risponde ad un'unica esigenza: andare all'essenzialità. «E' un album scarno, suonato, senza elettronica. Con solo otto pezzi, perché non è tempo di mettere dentro cose di cui non sei convinto», spiega Fiorella Mannoia.

A maggio, Fiorella ha in programma di portare il disco in tour nei teatri con 11 date già programmate. «Presto dire come sarà il live. Ma noi dobbiamo ripartire perché questo è l'unico modo per aiutare i lavoratori dello spettacolo. Magari anche con produzioni anche più scarne, ma ripartire. Dobbiamo rimettere in moto la macchina, altrimenti sarà un disastro». Fiorella Mannoia si sofferma anche sulla necessità di intervenire in maniera più concreta per le maestranze ormai ferme da mesi. «Noi artisti possiamo mettere fondi di tasca nostra, ma dobbiamo chiedere al Governo che i lavoratori vengano tutelati. Siamo essenziali come lo è il pane». (ANSA).

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