Giornate di Soletta

Niccolò Castelli: «Porto con me una sensibilità di frontiera»

sifo, ats

17.1.2023 - 16:32

Il regista ticinese Niccolò Castelli, 40 anni, è alla sua prima edizione in qualità di direttore artistico delle Giornate di Soletta. (immagine d'archivio)
Il regista ticinese Niccolò Castelli, 40 anni, è alla sua prima edizione in qualità di direttore artistico delle Giornate di Soletta. (immagine d'archivio)
Keystone

Domani sera, mercoledì, si aprirà la 58esima edizione delle Giornate di Soletta, la prima sotto la direzione artistica del ticinese Niccolò Castelli. Un regista con una «sensibilità di frontiera», come si definisce lui stesso. Keystone-ATS lo ha intervistato.

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17.1.2023 - 16:32

A Soletta sono in corso gli ultimi preparativi per l'apertura delle Giornate. Per l'occasione, abbiamo discusso via Zoom con il nuovo direttore artistico Niccolò Castelli, regista nonché direttore della Ticino Film Commission, che assieme al suo team ha selezionato un programma vario e multilingue.

«Prima di tutto è un onore far parte di una minoranza culturale e poter rappresentare tutto il paese, era già stato il caso quando ero stato qui con il film di apertura («Atlas», ndr.) due anni fa», afferma Castelli.

Creare ponti

«È anche una responsabilità, nel senso che sono consapevole di portare una sensibilità di frontiera, un po' diversa», precisa. «Ci sarà quindi una sensibilità maggiore per tematiche come cosa vuol dire fare film in altre lingue, avere delle minoranze che vogliono esprimersi», aggiunge Castelli. Questo si rispecchia nel programma, con film di registi appartenenti a minoranze culturali.

«I nuovi cineasti, che hanno fra i 25 e i 40 anni, spesso e volentieri hanno almeno metà delle loro radici all'estero», spiega. Indirettamente il cinema svizzero diventa quindi «un po' più internazionale».

Per una settimana Soletta diventa la culla del cinema svizzero – come definirlo? «Secondo me oggi è un cinema che continua a indagare sulla nostra identità e sulle tematiche che muovono la società. Lo fa in un modo diverso dal passato, più aperto sul mondo», indica.

«Mi vedo un po' come una persona che crea ponti, non soltanto linguistici, ma fra la cultura di chi fa e di che ne usufruisce», afferma. Nel caso del cinema fra registi e pubblico, da cui l'introduzione quest'anno della serie di discussioni «Fare cinema».

Un occhio da regista

Castelli è prima di tutto regista, anche se momentaneamente in pausa, e in quanto tale può «provare a tradurre il linguaggio di chi fa il cinema con quello del pubblico e anche con le istituzioni». «So cosa significa fare un film, in parte posso vedere degli aspetti che costituiscono i metodi, le tecniche, le sfide del fare cinema», spiega Castelli.

«Inoltre conosco chi fa i film e quindi posso cercare di far luce sul dietro alle quinte del cinema e in questo modo forse portarlo più vicino al pubblico», aggiunge. Infatti, nella sezione «Focus» delle Giornate ci sono gli archivi e il programma speciale «Rencontre» è dedicato al tema del montaggio di film con al centro il lavoro della montatrice cinematografica svizzero-olandese Katarina Türler.

Selezione dei film e programma

Chiediamo al direttore artistico com'è stata attuata la selezione dei film. «Soletta ha una tradizione molto interessante che ho voluto mantenere, che è quella di avere una commissione di selezione», spiega.

«La cosa molto bella è che la selezione viene fatta guardando i film tutti assieme in un cinema durante tutto il mese di ottobre», afferma Castelli. In questa occasione i film vengono poi discussi in un «processo molto orizzontale», dice, è così che «si sviluppano tematiche e i fil rouge che legano i vari film».

A partire da questa selezione, Castelli con Tanja Groot e Emilien Gür hanno preparato rispettivamente il programma dei lungometraggi e quello dei cortometraggi per le sezioni Panorama e i concorsi.

Personaggi femminili interessanti

Il cinema, è risaputo, è uno specchio della società, ma può anche essere motore di un cambiamento, siccome stimola la riflessione e la discussione. Molti dei film in programma «vogliono proporre personaggi femminili interessanti, non solo di registe donne. Non necessariamente che parlano delle condizioni delle donne ma dove al centro c'è una figura femminile», spiega Castelli.

«Queste sono donne forti, nel senso che mostrano le loro sfumature, i loro sogni, difetti, drammi», prosegue, «ciò rende giustizia in qualche modo al fatto di voler proporre una visione della donna diversa e penso sia un buon contributo che il cinema svizzero può dare per un cambiamento culturale reale». Cita l'esempio di «Big Little Women» di Nadia Fares, in corsa per il Prix de Soleure, «un film che parla di tre generazioni di donne e che mette al centro la condizione di donna, il patriarcato», spiega.

«È incredibile come Soletta sia una città in cui tutti sono appassionati a questo festival», afferma. Quest'anno «si torna ad un festival pre-Covid, mi aspetto le sale piene e che le discussioni sui film continuino anche al bar», conclude.

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