"Vengo dal pianeta Zlatan"

Capello mi diceva"se non fai gol, non abbiamo bisogno di te!"

bfi

23.11.2018

Zlatan Ibrahimovic si concede alla BBC, senza parlare del futuro, ma gettando una sguardo al passato: c'è tanta Juve e ManU, ma specialmente Fabio Capello. 

Mentre si rumoreggia di grandi campioni che potrebbero scegliere di ritornare sulle proprie orme - Cavani al Napoli, Neymar al Barcelona e Pogba alla Juventus - c'è un altro grande attaccante che da tempo flirta con una sua ex squadra.

In un'intervista all'emittente britannica BBC, Zlatan Ibrahimovic ha confessato molto del suo passato, senza però menzionare il futuro ... che molti vedono con la maglia del Milan.

Fabio Capello, l'allenatore che ha plasmato Zlatan

 "Alla Juve ho imparato a fare gol - racconta l'attaccante dei L.A. Galaxy - Capello mi disse: 'Ascolta, qui siamo ad alti livelli, devi fare bene e sei un attaccante devi fare gol. Se non lo fai, non abbiamo bisogno di te'. Non ho mai rifiutato una sfida, vengo dal pianeta Zlatan".

Il grosso cambiamento con Capello e la Juve

"All’inizio della carriera non era così importante fare gol, ma avere le migliori qualità, la miglior tecnica e portare queste cose dovunque andassi. Il cambiamento è avvenuto alla Juventus. Tutto era nuovo per me, era tutto affascinante: grande squadra, grandi giocatori, grande allenatore, grande storia’. Dal primo giorno di allenamento ho sentito Capello gridare ‘Ibra!’. Prendeva i ragazzi delle giovanili e li faceva allenare con me: loro crossavano, io dovevo fare gol, questo andava avanti per 30 minuti, ogni giorno. Io volevo solo andare a casa - ammette lo svedese - perché ero stanco e non volevo più tirare, né vedere la porta e i portieri. Sentivo sempre quell’urlo ‘Ibra!’ e sapevo cosa significasse. Tiravo, tiravo. Bei tiri, brutti tiri. Alla fine sono diventato una macchina, davanti alla porta segnavo. Specialmente in Italia, è difficile per un attaccante. Anzi è la posizione più difficile, perché sono bravi tatticamente. Ricordo - racconta - una gara contro Maldini e Nesta. Contro di loro – e con un portiere come Dida contro – hai mezza chance. Per fortuna mi allenavo con Buffon, Thuram e Cannavaro: se superavo i difensori, poi dovevo superare Buffon. Diciamo che mi sono allenato in un ambiente ideale per imparare a fare gol e i gol poi sarebbero arrivati”.

Contro i pareri degli amici Zlatan scelse la Premier League: un'altra sfida

"Quando ho deciso di andare in Inghilterra, ho parlato prima con diversi giocatori che conoscevo e che mi avrebbero dato un parere onesto. Tutti mi dicevano di non andare, che non sarebbe stato un bene per la mia carriera perché in Inghilterra si viene giudicati dopo appena una stagione. 'Se non fai bene la prima stagione, loro diranno che non servi a nulla, perché non ce l’hai fatta in Inghilterra'. Parole che suonavano come una sfida: pensavano fossi vecchio, ma a 35 anni ho fatto sembrare io la Premier League vecchia. Lo United era la squadra giusta per me. Al Manchester mi sono sentito come Benjamin Button, dopo ogni incontro mi semrava di diventare più giovane."

Zlatan decide quando smettere e non un infortunio

Poi purtroppo mi sono infortunato. Non avevo mai avuto un infortunio serio prima di allora, mi sentivo come Superman, indistruttibile. Mi sono detto, ‘questo non è il modo in cui voglio smettere di giocare a calcio, voglio tornare e giocare come facevo prima. Se non sarà così non continuerò, perché non sono qui per beneficenza".

Curiosità famigliari

"Mia moglie non mi permette di avere foto di me appese per casa. Dice che si parla già troppo di me e non vuole vedermi sui muri. In casa abbiamo però una foto dei miei piedi: serve da promemoria per tutta la mia famiglia, ci ricorda quello che abbiamo: sono loro, i miei piedi, che hanno creato tutto quello che sta intorno a noi. Concordo che sono brutti, ma chi se ne importa. Grazie a questi due piedi abbiamo da mangiare."

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