Ronaldo: «Il 2018 è stato l'anno più difficile della mia vita»

fon

21.8.2019

Ronaldo ha ammesso di aver vissuto un anno difficoltoso.
Getty

Cristiano Ronaldo si è raccontato in una lunga intervista concessa alla televisione portoghese "tvi", parlando delle accuse di stupro, della sua famiglia e della sua carriera.

«A livello personale il 2018 è stato l'anno più difficile della mia vita», così ha spiegato un Cristiano Ronaldo senza filtri davanti alle telecamere della televisione portoghese "tvi" in un'intervista concessa direttamente dalla sua nuova casa in Piemonte.

Le accuse di stupro rivoltegli dalla statunitense Kathryn Mayorga, poi ritirate in un secondo momento, hanno lasciato il segno. «Certo. Sono cose che fanno male quando qualcuno cerca di rovinarti la reputazione e la tua integrità mettendo a repentaglio il tuo onore. Grazie a Dio è stato ancora una volta dimostrato che sono innocente. Gli amici, la famiglia, e chi mi conosce bene sapevano che io non avrei mai potuto fare una cosa simile. È stato un periodo molto difficile», ha raccontato il lusitano.

Da Madrid a Torino, dal Real alla Juventus

«Lasciare il Real è stato difficile, ormai giocavo per i Galacticos da nove anni. Probabilmente il 60 percento della mia carriera l'ho costruita con la maglia dei Blancos, di conseguenza partire è stata dura. Ora sono però felice di essere qui», ha ammesso l'asso portoghese.

«È stato facile per me e Georgina (la sua compagna ndr.) perché anche a lei piacciono le sfide. Per Cristianinho (il figlio maggiore ndr.) è stato un po’ più difficile perché partendo ha dovuto lasciare molti amici. Io sapevo che per lui sarebbe stata dura, anche per quello avevo iniziato a prepararlo con qualche mese di anticipo. Sapeva che suo padre poteva lasciare Madrid, ma non ci credeva veramente».

Riguardo alla decisione di partire l’attuale attaccante bianconero ha chiarito che non è stato perché a Madrid non stava bene, anzi… «Sono una persona a cui non piace rimanere per troppo tempo o vivere nella zona di comfort e a Madrid mi sentivo troppo a mio agio. Ho deciso di partire perché volevo una nuova sfida».

L’importanza del talento

L’autore di 21 reti in 31 partite nella sua prima stagione con la Juventus ha in seguito spiegato la sua formula del successo. «La cosa più importante è avere il talento, e io ce l’ho sempre avuto. Ma non è tutto. Anche se guardiamo fuori dallo sport, per esempio agli scienziati o ai vincitori del Premio Nobel, erano e sono tutte persone dotate, ma anche dei gran lavoratori. Non basta essere bravi in qualche cosa, per riuscire a fare la differenza bisogna investirci molto tempo, bisogna lavorare e sudare. A me piace copiare i buoni esempi, anche al di fuori del mondo dello sport».

La svolta: l’approdo al Manchester United

«A questo punto della mia carriera posso dire di essere andato oltre i miei sogni. Io speravo di diventare un calciatore professionista, ma giammai mi sarei immaginato di vincere un Pallone d’Oro, figuriamoci cinque…».
La svolta della sua carriera arrivò quando già in giovanissima età approdò a Manchester alla corte di Sir Alex Ferguson. «Quando ho iniziato a giocare per il Manchester United a 18-19 anni mi sono reso conto di poter puntare in alto. Mi sono ritrovato in una squadra molto forte e mi sono reso conto che io ero capace tanto quanto i miei compagni di squadra. A quel momento mi sono detto: “Sono davvero ad un passo dal raggiungere grandi traguardi”. Ovviamente ero solo un ragazzino e avevo molto da imparare, e i miei compagni di squadra mi hanno aiutato molto, ma già ero entrato nel loro mondo».

La fine si avvicina inesorabilmente

«Il mio subconscio non la pensa come qualche anno fa. Ora non riesco più a dare il 100%, posso arrivare al 75 o all’80 della mia potenza fisica. Prima per me battere i record era una sfida quotidiana, ora invece ho altre priorità nella vita. Potrei mettere fine alla mia carriera l’anno prossimo, oppure potrei giocare fino a 40 anni…», ha poi chiuso un enigmatico "Ronnie".

Tornare alla home pageTorna agli sport