Pandemia

Il Pass Covid? Uno strumento di sorveglianza, dice il filosofo

hm, ats

26.4.2021 - 16:41

Dall'inferno dell'aeroporto all'inferno del pass Covid: il filosofo Gaspard Koenig critica quanto sta succedendo.
Keystone

Il pass Covid in corso di realizzazione in diversi Paesi – Svizzera compresa – è l'apoteosi di un «inferno neoliberale in cui l'utilitarismo economico va a braccetto con una sorveglianza di tutte le istanze». Lo sostiene il filosofo francese Gaspard Koenig.

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26.4.2021 - 16:41

Il certificato Covid-19 non è la porta verso la libertà: non bisogna lasciarsi ammaliare dal sillogismo burocratico, afferma Koenig in un'intervista trasmessa oggi alla radio romanda RTS.

«Lo stesso Stato che pone delle barriere vi dà una piccola chiave per aprire una minuscola porta e vi dice che questa è la libertà: no, la libertà è togliere la barriera», argomenta il 38enne, che contesta per esempio la chiusura delle frontiere ("non ha molto senso sul piano sanitario, è una misura essenzialmente politica», dice).

«L'apparato non verrà più tolto»

Koenig cita Michel Foucault (1926-1984) e la sua «Storia della follia nell'età classica» (1961), che analizza i lebbrosari del Medioevo e quello che sono poi diventati nei secoli successivi. L'esperto illustra come una volta sparita la lebbra siano rimaste le strutture, i lebbrosari appunto, che sono stati utilizzati per accogliere i pazzi, ma anche i poveri, i vagabondi, coloro che erano considerati devianti.

«Le strutture di potere sopravvivono alla loro funzione», sostiene Koenig. Una volta che è stato creato l'apparato non verrà più tolto: «ci sarà sempre una nuova variante, un nuovo virus, una paura o un'ipotesi che farà sì che l'apparato sia prolungato e giustificato».

Approccio dei Governi criticato

Una prospettiva a suo avviso inquietante: «una distopia di fronte alla quale i cittadini europei e svizzeri dovrebbero resistere con fermezza», afferma il fondatore di Génération libre, un laboratorio d'idee creato nel 2013 che difende il «giacobinismo liberale».

L'intellettuale critica l'approccio dell'autorità al Covid-19. «Credo che i governi non abbiano eseguito un'analisi del rapporto fra costi e benefici, cioè fra i provvedimenti adottati e le vite che si prolungano: non che si salvano, perché come specialista dell'immortalità so che non si salva mai una vita», puntualizza Koenig.

«Ci vuole più senso di responsabilità individuale»

Gli effetti sulle relazioni di tutti i giorni sono importanti: «limitando troppo la vita corrente i Governi si assumono un grande rischio, quello che a un certo punto non si obbedisce più a nulla», afferma lo scrittore e saggista nato a Neuilly-sur-Seine (Île-de-France). Più che in Svizzera, secondo Koenig questo è il caso in Francia, dove le misure anti-coronavirus sono state «ultra-burocratiche, a partire della follia delle auto-attestazioni».

Al contrario, Koenig punta sulla persona più che sullo Stato per far fronte alla pandemia. «Quello di cui quest'epoca ha bisogno è di un maggiore senso della responsabilità individuale e civica: tutti capiscono cos'è un'epidemia e tutti sono in grado di mettere una mascherina. Più si agisce con le leggi, più si rende infantili le persone».

L'aeroporto: luogo sicuro o «inferno»?

Koenig mette però alla berlina non solo il presente pandemico, ma anche l'evoluzione generale in atto. Nel suo ultimo libro, appena pubblicato, prende di mira gli aeroporti: a prima vista un paradiso, dove tutto è sicuro, dove non ci sono problemi sanitari, dove se si è vittima di malore si viene subito soccorsi, dove si trovano punti d'acqua ovunque. «Un posto dove tutto è sicuro, tutto è clean, tutto è ben pulito», cioè il coronamento di un certo progetto della modernità, sintetizza l'esperto. Dove tutti i desideri sono soddisfatti: una miriade di negozi, acquisti con la carta di credito, la sicurezza assoluta, la prospettiva del viaggio.

E invece l'aeroporto è un inferno: «L'enfer», titolo dell'ultima opera del filosofo. Se ai tempi di Dante l'inferno era sofferenza fisica, oggi è l'assenza totale di rischi, un luogo dove si è presi a carico dall'A alla Z, dove si è costantemente in movimento, dove non si può mai riposare e dove si gioisce costantemente senza mai essere soddisfatti.

I desideri quindi rinascono sempre, attraverso pubblicità e tentazioni, con il cervello sollecitato di minuto e minuto e di secondo in secondo, e questo per l'eternità, spiega Koenig. Vi sono 20'000 destinazioni possibili a partire dagli aeroporti, ma alla fine si rimane in un aeroporto e si gira in tondo, conclude l'intellettuale.

Un'altra maniera di viaggiare

Per sfuggire all'aeroporto e tornare a ritmi lenti Koenig l'anno scorso si è messo in viaggio a cavallo, 2500 chilometri tra Francia, Germania e Italia. «Un altro modo di viaggiare, completamente opposto a quella degli aerei e dell'inferno degli aeroporti: ci si prende il tempo, si vede il paesaggio evolvere, i diversi accenti, le diversità di costumi e culinarie, si constata a che punto le regioni sono ancora variate».

E, soprattutto, si è confrontati con gli imprevisti, visto che non si parte con un app in mano procedendo in un modo dove a spostarsi sono i corpi e non gli spiriti. Fra questi imprevisti vi è stato pure lo stop opposto dalla Confederazione: il filosofo avrebbe voluto entrare in Svizzera nella regione di Basilea, ma non è riuscito a farlo.

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