Giornate letterarie di Soletta

Alessio Pizzicannella: «Un passaggio obbligato per ognuno»

sifo, ats

27.5.2022 - 18:53

Il fotografo e regista italiano Alessio Pizzicannella fa tappa per la prima volta alle Giornate letterarie di Soletta, dove presenta il suo romanzo di esordio «Rito di passaggio». Per l'occasione, Keystone-ATS lo ha incontrato.

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27.5.2022 - 18:53

Oltre ad aver pubblicato il suo primo libro, «Rito di passaggio», nel 2021, quest'anno è uscito il suo primo lungometraggio «Dawn Chorus», ambientato sulle isole di Brissago.

Inizialmente «Rito di passaggio» era pensato come un romanzo per bambini, in realtà il libro si addice più ad un pubblico adulto o di adolescenti, afferma Alessio Pizzicannella.

Esperienza universale

Il libro, come suggerisce il suo titolo, parla del passaggio tra infanzia e adolescenza, «un passaggio obbligato per ognuno» anche perché dettato dai cambiamenti ormonali, afferma. «Anno più anno meno a 12-13 anni ci passi e non si scappa», indica.

Avviene «in un'età in cui si è troppo giovani per cristallizzare quel momento», dice, «e quindi tornarci era una scusa per riviverlo e vedere cos'è». «Avendo ragazzi di quell'età ho potuto osservarli e cercare di capire com'è stato per me», afferma.

Più precisamente «Rito di passaggio» narra di quattro ragazzini che scappano dall'orfanotrofio in cui si trovano dopo aver scoperto che la ragazza del gruppo verrà adottata a breve. Passano così un'ultima esperienza insieme prima di venir separati e di compiere il passo verso la vita adulta.

Il linguaggio di Pizzicannella, non a caso, come ci conferma lui stesso ridendo, è molto fotografico e le descrizioni formano immagini vivide, che si susseguono senza sosta proprio come in un film. Questo è «un mio modo di vedere il mondo», dice. «Le mie due grandi passioni sono sempre state la musica e il cinema», afferma, «manca la musica in questo libro ma il cinema un pochino si dev'essere insinuato».

Tre medium, uno storytelling

Come convergono scrittura, regia e fotografia? Che sia scrittura «nella sua versione più pura» o per il cinema o immagini raccontate attraverso la fotografia, «alla fine è sempre storytelling soltanto con medium diversi che adoperi per raccontare una storia», dice Pizzicannella.

Ma i tre medium sono anche trasferibili: l'autore infatti sta cercando di trasformare questo libro in un film e sta già scrivendo un nuovo libro nonché un altro film.

«Ho fatto il fotografo per 25 anni ma ci ho messo un po' per farmi chiamare fotografo, mi faceva strano», afferma. A proposito delle Giornate letterarie di Soletta dice «entro in punta di piedi in questo mondo, cerco di non farmi notare troppo».

Successo insperato

Anche il suo primo lungometraggio parla di un altro passaggio importante nella vita di alcuni, il cosiddetto anno sabbatico zaino in spalla che spesso avviene alla fine delle scuole obbligatorie.

«Ho scritto prima il libro e poi 'Dawn Chorus', quest'ultimo evidentemente aveva ancora dei rimasugli dei riti di passaggio», precisa. «Avendo fatto anche il viaggio zaino in spalla forse era una sorta di recupero con me stesso», spiega, «che io poi non sono nostalgico quindi non guardo mai indietro, l'ho fatto inconsciamente».

«Dawn Chorus» è stato recepito in maniera «incredibile e giuro inaspettata», afferma Pizzicannella, «ci sono state recensioni pazzesche». «Pensavo fosse un film più difficile, divisivo, ma ha trovato un sacco di gente che gli ha voluto bene», aggiunge.

«La prima al Palacinema di Locarno a fine aprile ha riempito quasi tutta la sala 1 che ha 500 posti, io miravo a metà sala», dice con emozione. «È stata una delle serate più strane della mia vita, non ci ho capito assolutamente nulla», afferma. Il film è già uscito in TV in prima visione e sarà presto anche su PlaySuisse.

Il progetto è iniziato nel 2019, con le riprese svoltesi tra ottobre e novembre, «è una bella sensazione sapere che è lì fuori». Il montaggio si è svolto durante la pandemia «il che ha dilatato i tempi in maniera incredibile, nel bene e nel male». «Da un punto di vista creativo è stato un bene perché ho avuto tantissimo tempo per montare il film e sperimentare cose diverse», spiega.

Un passato da fotografo di star della musica

Alessio Pizzicannella, classe 1973, originario di Frascati in provincia di Roma, risiede a Locarno dal 2012, dove è stato fotografo ufficiale del Locarno Film Festival. Vanta una lunga carriera come fotografo per l'NME (New Musical Express), nota rivista musicale britannica, dove ha fatto «viaggi assurdi, meravigliosi, però con una famiglia non mi divertiva più».

Una volta trasferitosi in Svizzera si è allontanato a poco a poco da quel mondo sostituendolo con qualcosa di più stabile.

«Il fotografo che scrive il libro che fa il film è chiaramente il profilo di uno che non vuole sempre fare le stesse cose e quindi anche con la fotografia volevo fare cose diverse», afferma. «La stessa cosa che a vent'anni è glamour e attraente a 40 non lo è più così tanto», dice.

Concludiamo con una curiosità sul suo passato da fotografo di star della musica: qual è il segreto per far uno scatto originale di una star che è già stata fotografata milioni di volte? «Quando lavori per l'NME o qualsiasi altra rivista hai poco tempo per ritrarre gli artisti» afferma, «un lavoro che è 5% fotografia e 95% psicologia perché in pochissimi minuti devi agganciare un rapporto, io essendo un introverso ho sempre usato l'ironia».

«Una prerogativa essenziale è quella di non mettere mai nessuno su un piedistallo», afferma, «è così che riesci a tirare fuori foto che hanno un'anima e qualcosa da dire».

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