A che punto sono i vaccini contro il coronavirus?

twei

20.11.2020

All'inizio di novembre l’OMS ha recensito dieci preparati promettenti che si trovano già alla fase 3 dei test clinici.

Un passo avanti decisivo nella lotta contro il coronavirus? L’annuncio fatto lunedì 9 novembre riguardo la prossima approvazione del vaccino di BioNTech è stata una notizia rassicurante. Come pure quella di ieri del vaccino di Moderna. E non si tratta degli unici vaccini promettenti.

Sollievo generale nella lotta contro il  coronavirus: le società di biotecnologia BioNTech e Pfizer, oltre ad aver annunciato lunedì 9 novembre di aver chiesto l’approvazione del loro vaccino in questo stesso mese, hanno anche presentato un’analisi del loro preparato, il BNT162, indicando che il principio attivo assicura una protezione al 90% contro il contagio da COVID-19: un’efficacia «impressionante», come l’ha definita il virologo Christian Drosten nel suo podcast, secondo quanto riporta il «Berliner Morgenpost».

E il clima di speranza che si è creato attorno ai vaccini è sicuramente  stato positivamente influenzato anche dall'annuncio di ieri di Moderna, l'azienda statunitense che collabora con la Svizzera Lonza, che il suo vaccino contro il Covid ha una efficacia del 94.5%. 

Dieci promettenti candidati-vaccini

Oltre a quelli di Moderna e di BioNTech, numerosi altri candidati si ritrovano sotto le luci dei riflettori. Secondo «nau.ch», l’OMS all’inizio di novembre ha recensito dieci preparati promettenti che si trovano già alla fase 3 dei test clinici.

In Svizzera, il Consiglio federale. lo ricordiamo, punta in particolare sui vaccini di Moderna e di AstraZeneca. Il preparato, di Moderna inoltre, presenterebbe una durata di conservazione fino a 30 giorni a temperature standard di refrigerazione tra 2° e 8°C. Invece, i test effettuati da AstraZeneca non sono andati altrettanto bene. Il processo ha dovuto essere temporaneamente sospeso a causa del decesso di un soggetto in Brasile sottoposto ai test. Tuttavia, le ricerche sono da poco riprese.

Sul fronte delle modalità di azione, i vaccini di Moderna e di AstraZeneca, di cui il Consiglio federale ha già ordinato diverse milioni di dosi, si basano su ricette diverse. Mentre AstraZeneca sviluppa un vaccino a base di vettori, Moderna lavora su un vaccino del RNA – un concetto simile al metodo seguito da BioNTech.

Mancanza di trasparenza in Russia e in Cina

Anche il produttore statunitense Johnson & Johnson è molto avanti nello sviluppo di un vaccino. Il preparato di questa società farmaceutica si trova attualmente in fase 3, la tappa finale. In caso di esito positivo, sarà anche coinvolto lo specialista in vaccini Hanssen Vaccines AG, con sede a Berna. La filiale svizzera di Johnson & Johnson sarà responsabile del riempimento sterile del preparato.

In Russia da qualche tempo è già utilizzato un primo vaccino. Secondo l’autorità sanitaria russa, è efficace al 92%, ovvero del 2% in più rispetto al vaccino di BioNTech (ma del 2,5% in meno rispetto a quello di Moderna). Tuttavia, non è possibile al momento verificare la fondatezza di queste dichiarazioni, considerato il fatto che la Russia non ha ancora pubblicato i risultati degli studi. Resta dunque grande lo scetticismo sull’efficacia di «Sputnik V».

I creatori dello «Sputnik V» hanno assicurato, mercoledì 11 novembre, che la ricerca sarà pubblicata a breve «in una delle principali riviste mediche del mondo e sarà valutata dagli altri colleghi».

Anche in Cina la ricerca manca di trasparenza. Infatti, l’esperto statunitense Anthony Fauci non è l’unico ad aver espresso in passato dei dubbi sull’efficacia dei vaccini cinesi. In particolare, è la società Sinopharm a lavorare su questi preparati. Essa è tuttavia stata oggetto di aspre critiche dopo aver somministrato il vaccino a diverse centinaia di migliaia di persone al di fuori dello studio clinico. Sinovac, anch’essa di base in Cina, ha fatto lo stesso.

Mentre il mondo intero attende il vaccino contro il COVID-19 e spera in un ritorno alla normalità, l’OMS e l’UNICEF hanno attirato l’attenzione su un’altra potenziale minaccia. Le due organizzazioni segnalano in particolare che il morbillo e la poliomelite stanno manifestando di nuovo una tendenza alla crescita in alcune regioni vulnerabili.

Come riporta «livemint.com», Henrietta Fore, direttrice generale dell’UNICEF, ha allertato: «Non possiamo permettere che la lotta contro una malattia mortale ci faccia perdere terreno nella lotta contro altre malattie.» Altri morbi mortali imperversano e minacciano «la vita di milioni di bambini», in particolare nei paesi poveri, ha affermato. Sono necessarie delle risorse economiche nell’ambito di questa lotta, ha dichiarato la dirigente, rivolgendosi ai capi di Stato e di governo.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, ha adottato una posizione simile, affermando che il COVID-19 «ha avuto effetti disastrosi sui servizi sanitari del mondo intero, in particolare su quelli di vaccinazione. Tuttavia, contrariamente a ciò che accade con [il COVID-19], disponiamo di strumenti e di conoscenze necessarie per lottare contro malattie come la poliomelite e il morbillo.» Per salvare delle vite, l’organizzazione ha urgente bisogno di «risorse e di impegni finanziari per mettere in opera questi strumenti e applicare queste conoscenze», ha precisato.

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