Stati Uniti

Assalto al Congresso, le drammatiche testimonianze degli agenti

SDA

27.7.2021 - 20:23

L'agente Daniel Hodges mentre ricorda i fatti del 6 di gennaio scorso.
Keystone

«È questa l'America, è questo il nostro Paese?». Sono le parole di rabbia pronunciate oggi da Daniel Hodges, agente della polizia metropolitana di Washington, nel corso della prima giornata di lavori della Commissione di inchiesta sui fatti del 6 gennaio.

SDA

27.7.2021 - 20:23

È il giorno in cui la folla dei sostenitori di Donald Trump assaltò Capitol Hill provocando cinque morti e diversi feriti, in quello che qualcuno ha definito un vero e proprio tentativo di colpo di stato. Un assalto col quale si sarebbe dovuto ribaltare l'esito delle elezioni presidenziali vinte da Joe Biden.

L'agente Hodges vide la morte in faccia, rischiando di rimanere schiacciato dal portone di ingresso del palazzo mentre tentava di fermare l'orda dei rivoltosi provenienti da un comizio di Trump.

Hodges ha trattenuto a stento le lacrime, come gli altri suoi colleghi che quel giorno erano in prima linea a difesa delle istituzioni democratiche e che con le loro testimonianze hanno fatto rivivere il terrore di quella giornata: «Pensavamo di morire, ci urlavano contro 'ci ha mandati Trump'», hanno ricordato, spiegando tra i singhiozzi delle ferite fisiche e psicologiche ancora oggi difficili da lenire.

«Volevano fermare la democrazia, scopriremo la verità»

«Volevano fermare la democrazia, scopriremo la verità», hanno promesso i due presidenti della commissione fortemente voluta dalla speaker della Camera Nancy Pelosi, l'acerrima nemica di Trump che con i poteri conferitigli dall'essere la terza carica dello Stato ha già permesso che l'ex presidente fosse sottoposto a due processi per impeachment.

Mentre adesso va in scena il duello finale tra i due non più giovanissimi protagonisti della politica americana degli ultimi anni, lei 81 anni, lui 75. In gioco non tanto le elezioni di metà mandato del prossimo anno, in cui verrà rinnovata gran parte del Congresso, ma le presidenziali del 2024 che potrebbero vedere ancora una volta candidato l'imprenditore-politico. Stretto però tra l'inchiesta avviata in Congresso e quelle della magistratura.

«Il 6 gennaio c'è stato un attacco coordinato al fine di far deragliare il processo democratico e il pacifico trasferimento dei poteri», ha sottolineato il presidente della commissione Bennie Thompson, spiegando come i rivoltosi «arrivarono pericolosamente a raggiungere quello che era il loro obiettivo: evitare la certificazione della vittoria di Joe Biden nell'aula del Senato».

«Non possiamo lasciare che la violenza resti non indagata»

Hanno parlto anche Adam Kinzinger e Liz Cheney, gli unici due repubblicani che contravvenendo agli ordini del partito partecipano ai lavori, da giorni bersagliati e oggetto di ostracismo per le loro dure critiche a Trump.

«Non possiamo lasciare che la violenza del 6 gennaio resti non indagata», si è difesa la figlia dell'ex vicepresidente Dick Cheney: «Dobbiamo sapere cosa è accaduto davvero, e capire anche cosa è accaduto quel giorno alla Casa Bianca, minuto dopo minuto, ogni telefonata, ogni conversazione, ogni riunione, prima, durante e dopo l'attacco».

E mentre il Dipartimento di giustizia potrebbe dare il via libera alla testimonianza anche di ex rappresentanti e funzionari dell'amministrazione Trump, il Washington Post con un editoriale ha lanciato l'appello ad ascoltare in commissione Ivanka Trump, il marito Jared Kushner, l'ex capo di gabinetto della Casa Bianca Mark Meadows e tutte le persone vicine all'ex presidente che potrebbero fornire particolari utili alle indagini.

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