Guerra in Ucraina

Lavrov: «Sostenendo Kiev, la NATO impedisce un accordo»

SDA

30.4.2022 - 08:49

Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che Mosca non si considera in guerra con la Nato e non minaccia un ricorso al nucleare come invece evocato dall'Occidente. (Immagine d'archivio del 27 aprile)
Keystone

Nel 66esimo giorno di guerra in Ucraina la Russia aumenta la sua pressione a est, nella regione di Kharkiv, mentre continua la resistenza ucraina nell'acciaieria Azovstal di Mariupol, dove è in corso un tentativo di sfollamento dei civili, tra cui 600 feriti. Intanto, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov si è espresso riguardo ai negoziati.

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30.4.2022 - 08:49

Sul fronte diplomatico, intanto, il presidente ucraino Volodymir Zelensky si dice ancora disposto al dialogo con Mosca «nonostante le atrocità» compiute dai russi. Un dialogo il cui stallo viene attribuito dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov alla Nato, accusata di evocare spettri di guerra nucleare, che il Cremlino invece, dice, esclude.

Situazione tesa a Mariupol

A Kharkiv l'esercito ucraino annuncia alcune vittorie «tattiche» tra cui la liberazione di un villaggio dei dintorni, mentre non esita a definire la situazione all'acciaieria «peggio di una catastrofe umanitaria». Violente esplosioni sono state udite durante la notte nella seconda città più grande del Paese, martellata da settimane dall'artiglieria russa.

Ieri, secondo l'amministrazione militare regionale, i bombardamenti a Kharkiv hanno provocato almeno un morto e diversi feriti. Zelensky ammette che qui la situazione al momento è «difficile».

Zelensky si dice ancora pronto a parlare con il presidente russo Vladimir Putin nonostante le atrocità compiute dai russi a Bucha, Mariupol e in altre città. Parlando ai media polacchi precisa, però, che il rischio che i negoziati con Mosca falliscano è «alto».

Negoziati difficili

In serata l'agenzia di stampa ufficiale russa Tass diffonde due interviste del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, una all'emittente televisiva degli Emirati Arabi Uniti Al Arabiya e l'altra all'agenzia di stampa governativa cinese Xinhua.

I paesi della Nato «stanno facendo di tutto per impedire il completamento dell'operazione speciale russa in Ucraina mediante accordi politici», ha detto il capo della diplomazia del Cremlino.

«Stiamo assistendo alla manifestazione del classico doppio standard e dell'ipocrisia dell'establishment occidentale in questo momento. Esprimendo pubblicamente sostegno al regime di Kiev, i paesi della Nato stanno facendo di tutto per impedire il completamento dell'operazione attraverso il raggiungimento di accordi politici», ha aggiunto il ministro russo.

La revoca delle sanzioni contro la Russia fa parte dei negoziati di pace tra Mosca e Kiev, che continuano ogni giorno ma sono «difficili», ha detto Lavrov a Xinhua.

In precedenza Zelensky aveva detto che le sanzioni non potevano far parte dei negoziati. Lavrov ha inoltre affermato che «al momento le delegazioni russa e ucraina stanno discutendo in videoconferenza una bozza di un possibile trattato».

Per Lavrov nessuna minaccia nucleare

Lavrov ha poi affermato che la Russia non si considera in guerra con la Nato e non minaccia un ricorso al nucleare come invece evocato dall'Occidente. Accusa Kiev di aver seminato mine nel Mar Nero minacciando la navigazione. Assicura, infine, che Mosca «intende continuare a rispettare in modo equo i suoi impegni nell'ambito dei contratti internazionali relativi alle forniture di esportazione di alimenti, fertilizzanti, risorse energetiche e altri prodotti sensibili».

L'invito dell'Indonesia

Si è aperto intanto un caso G20: l'Indonesia, che lo ospiterà a novembre, ha ufficializzato l'invito alla Russia e all'Ucraina, suscitando la reazione della Casa Bianca, nonostante lo stesso Cremlino non abbia ancora deciso se Putin parteciperà all'appuntamento e se in presenza.

Gli Usa accusano il presidente russo di «depravazione» e chiedono all'Indonesia che sia escluso dall'incontro.

Suicidi sospetti in Russia

Ed è l'emittente televisiva statunitense Cnn a sollevare un altro caso tinto di giallo: almeno sei uomini d'affari russi sarebbero morti per apparente suicidio negli ultimi tre mesi, alcuni dei quali con le loro famiglie.

Quattro dei sei decessi, secondo l'emittente, sono di dirigenti associati alla multinazionale controllata dal governo russo Gazprom, attiva in special modo nell'estrazione e vendita di gas naturale, o a una delle sua controllate.

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