Accoltellamento alla Manor, Gobbi: «Nessun compromesso con chi è pronto a usare la violenza»

sam / pab

24.11.2020 - 19:27

Un momento della conferenza stampa: presenti il comandante della Polizia cantonale Cocchi, il presidente del Governo Gobbi e, in diretta Skype, la direttrice della Fedpol Della Valle.
Un momento della conferenza stampa: presenti il comandante della Polizia cantonale Cocchi, il presidente del Governo Gobbi e, in diretta Skype, la direttrice della Fedpol Della Valle.
Keystone / Ti-Press

Dopo l'aggressione con un coltello alla Manor di Lugano avvenuto nel primo pomeriggio di oggi, alle 19 da Bellinzona si sono espressi in conferenza stampa il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi e il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. In collegamento via Skype anche la direttrice della Fedpol Nicoletta della Valle.

Prendendo la parola per primo, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato che i fatti accaduti oggi sono della massima gravità e spiegato che è stata aperta un'inchiesta, che dovrà fare chiarezza su quanto successo.

Il ministro ha poi affermato che il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente, con il coinvolgimento della Polizia cantonale e della Polizia federale.

A nome del Consiglio di Stato, Gobbi ha espresso la vicinanza delle autorità cantonali alle due persone rimaste ferite, alle loro famiglie e a coloro che erano presenti al momento dei fatti. «Ringrazio - ha aggiunto - i due cittadini che, con alto senso civico e coraggio, hanno immobilizzato l’autrice dell'accoltellamento, evitando così il peggio».

Polizia in azione alla Manor di Lugano
Polizia in azione alla Manor di Lugano
Keystone / Ti-Press

Il Ticino toccato per la prima volta sul proprio territorio

«La convivenza pacifica è il primo obiettivo di chi governa un Paese e la sicurezza personale è un pilastro della nostra convivenza civile. Il Governo condanna ogni forma di violenza fisica, qualunque sia la motivazione dei suoi autori», ha aggiunto il presidente del Consiglio di Stato.

Gobbi ha poi aggiunto che «un evento del genere, se il legame terroristico sarà confermato, può toccare qualsiasi paese occidentale in ogni momento. Perché, come la recente storia ha dimostrato più volta in Europa, non esistono protezioni assolute contro questo genere di violenze».

Il Ticino, ha poi voluto precisare il ministro, sarebbe toccato per la prima volta sul proprio territorio, dopo che in questi anni vi sono state perdite di concittadini all'estero a margine di attacchi terroristici.

«Nessun compromesso con chi è pronto a usare la violenza»

Cantone e Confederazione, ha sottolineato ancora Gobbi, sono costantemente al lavoro per sorvegliare il territorio e individuare precocemente le potenziali minacce. «In questi anni è stato fatto molto e la Svizzera è uno dei Paesi più sicuri d'Europa».

«L'attenzione è sempre elevata, anche a fronte della minaccia terroristica, e il Consiglio di Stato assicura la propria volontà di agire con la massima fermezza contro ogni tipo di estremismo. Non ci sarà nessun compromesso con chi è pronto a usare la violenza come strumento per legittimare la propria visione del mondo», ha detto infine il presidente del Governo, aggiungendo che «la Svizzera è un paese di pace, ma essere pacifici non significa essere inermi. Siamo quindi determinati a difendere la sicurezza dei nostri concittadini».

Cocchi: «La minaccia terroristica è sempre presente»

Successivamente è intervenuto il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il quale ha esordito dicendo che la minaccia terroristica è sempre presente e infatti nell'ultimo periodo lo si è visto nelle Nazioni a noi vicine.

«Il fatto odierno porta questa minaccia alle nostre latitudini e quindi la Polizia deve rispondere presente», ha aggiunto Cocchi, spiegando che in situazioni come queste la reattività è fondamentale. «Reattività che oggi è stata dimostrata dalle forze dell'ordine, a seguito del coraggioso gesto di due cittadini che hanno permesso di evitare il peggio», ha sottolineato.

Il comandante della polizia ha quindi spiegato che ovviamente l'inchiesta determinerà i dettagli del caso. «Ma l’importante è la collaborazione a tutti i livelli tra le polizie, nelle rispettive competenze».

Inchiesta in mano a Ministero pubblico e Fedpol

Cocchi ha poi affermato che la direttrice dell'Ufficio federale di Polizia (Fedpol) Nicoletta della Valle è ovviamente stata immediatamente allertata e nell'ora che ha seguito i fatti le autorità competenti si sono allineate per definire compiti e procedure da seguire.

A dirigere le attività di inchiesta sono ora il Ministero pubblico della Confederazione e la Polizia federale, con il supporto della Polizia cantonale ticinese.

«La minaccia è presente ed è da monitorare. Alcune settimane fa, a seguito dei fatti di Vienna, ho ripetuto che è importante mantenere alta la guardia, soprattutto perché la situazione pandemica attuale potrebbe portare a delle concentrazioni diverse, ma in questo settore la nostra attenzione e la nostra presenza non è mai stata distolta», ha tenuto a sottolineare Cocchi.

Cocchi che ha infine affermato che anche oggi la Polizia cantonale ha dimostrato «una professionalità accresciuta e quanto fatto a Lugano conferma che quanto costruito negli anni, nell'ambito della collaborazione, dell'operatività e degli esercizi è importante».

Della Valle: «Si sospetta una matrice terroristica»

Per ultima a prendere la parola, in collegamento video, è stata la direttrice della Fedpol Nicoletta della Valle, la quale ha esordito dicendo che «l'aggressione di oggi non mi sorprende purtroppo. Si ricollega ai casi successi recentemente in Francia, Germania e Austria, ma anche al caso di Morges, in Svizzera».

Questo evento, ha proseguito della Valle, «ci dimostra il ruolo fondamentale della collaborazione. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e la cooperazione funziona molto bene».

La direttrice della Fedpol ha quindi concluso il suo intervento ribadendo che è stata aperta una procedura dal Ministero pubblico «perché si sospetta una matrice terroristica». 

Parallelamente alla conferenza stampa, la Fedpol ha annunciato su Twitter l'apertura di un procedimento penale.

Donna già conosciuta e monitorata dalle autorità

Rispondendo alla domanda di una giornalista, Della Valle ha detto che è troppo presto per confermare o meno eventuali legami con altri casi. Da parte sua, Cocchi ha però aggiunto che il fatto che ci sia l'intervento da parte della Confederazione conferma che comunque qualcosa c'è e l'inchiesta dovrà far luce anche su questo.

Alla domanda di un altro giornalista, che ha chiesto se è vero che la donna ha gridato di essere dell'Isis e che ha precedenti penali, la direttrice della Fedpol ha confermato che la donna era conosciuta dalle autorità e in questo senso Cocchi ha aggiunto che era già stata «sotto nostra valutazione ed era conosciuta per dei fatti di competenza della polizia giudiziaria ed era quindi già stata monitorata», ma che sarà l'indagine a chiarire se «quanto da lei affermato è confermato».

Gobbi ha tenuto a precisare in Ticino non è la prima volta che un fatto di sangue si compie con un coltello. «Ma è la prima volta che, a seguito di un fatto di questo tipo, si attiva l'attività inquirente federale che è competente per determinati reati. E questo dovrebbe già essere un chiaro indizio che qualche elemento in più c'è (ndr: per far pensare che possa trattarsi di una matrice terroristica) e che il fatto è grave».

La dinamica

Nell'attacco, ricordiamo, sono rimaste ferite due donne, di cui una in modo grave. La sua vita, stando a una prima valutazione medica, non sarebbe in pericolo.

L'autrice dell'aggressione, una cittadina svizzera di 28 anni, è stata fermata da una coppia di clienti ed è poi stata arrestata nell'ambito dell'importante dispositivo di polizia messo in atto.

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