COVID-19: anche in Ticino, malgrado i timori, le scuole riaprono l'11 maggio

pab

30.4.2020

Manuele Bertoli, capo del DECS
Ti-Press

A Bellinzona sono state aggiornate le conoscenze sulla pandemia COVID-19, sulla trasmissibilità del virus nei bimbi e annunciate le misure adottate dal Governo per la riapertura delle scuole, prevista per l'11 maggio, che è oggetto di preoccupazione e discussione tra alcune fasce della popolazione. 

Le scuole dell’obbligo, come deciso ieri, mercoledì, dal Consiglio federale, apriranno in tutta la Svizzera. E lo faranno anche in Ticino, dove serpeggia un certo scetticismo nella popolazione. 

La riapertura è stata confermata in conferenza stampa, aperta da Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, che ha tracciato un breve quadro della situazione generale.

«Dobbiamo convivere con il virus», ha detto Bertoli. «È opportuno riaprire la scuola dell’obbligo, che è un pilastro della società. Il nostro piano di protezione è il più sicuro di tutta la Svizzera: in certi cantoni le classi saranno piene, il nostro cantone ha assunto la scelta più prudente di tutti, perché siamo stati più toccati degli altri».

«C’è piena comprensione per chi si preoccupa per la riapertura, ma è una paura che va gestita insieme alla necessità di ridare ai ragazzi un’istituzione di riferimento, che non ha pari rispetto all’ordine collettivo».

Bertoli: «Ci sarà un'organizzazione alternativa»

Bertoli ha dunque illustrato dapprima gli elementi generali per poi passare a quelli specifici per le scuole comunali, le medie e quelle speciali, facendo riferimento al documento con tutte le misure. Come noto, per le scuole post obbligatorie valgono le misure decise a livello federale.

«Tenuto conto delle direttive sanitarie ci sarà un’organizzazione alternativa a quella 'regolare'. Sarà a regime ridotto e diversa a seconda dei settori scolastici. Tutte le direzioni riceveranno informazioni specifiche supplementari per i protocolli da seguire in caso che vi fosse un allievo o un docente infettatosi», ha spiegato il ministro.

«Gli allievi a rischio non dovranno tornare a scuola: per loro percorsi individualizzati. Anche i docenti facenti parte di categorie a rischio possono non andare a scuola», ha assicurato il capo del DECS.

Gli obiettivi per le elementari

Gli obiettivi della riapertura delle Scuole dell'infanzia (SI) sono molteplici, si legge nel documento del Cantone, tra cui quelli di ricostruire una quotidianità rassicurante, rielaborare con degli specialisti, se necessario, vissuti particolarmente critici e coinvolgere nella prevenzione e nel controllo della diffusione del COVID-19, con una contestualizzazione specifica.

Non da ultimo si vuole chiudere l’anno scolastico sotto il profilo pratico e relazionale, non lasciando un buco di sei mesi prima della ripresa di settembre.

Le classi saranno dimezzate

Tutte le sezioni di scuola elementare e dell’infanzia riaprono a frequenza parziale (o quattro mezze giornate o due giornate intere) a gruppi alternati. Le classi saranno dimezzate (quindi si avranno al massimo 12 o 13 ragazzi per sezione). La presenza alle SI è facoltativa e sarà decisa dunque dai genitori.

Per ridurre i contatti le entrate e le uscite dalla sede scolastica si faranno in modo scaglionato.

È sconsigliato alle persone anziane e a quelle che appartengono ai gruppi a rischio di accompagnare a scuola i bambini. Per il tragitto casa-scuola il DECS chiede di privilegiare gli spostamenti a piedi.

Insegnamento a distanza sospeso

Gli orari e la disposizione logistica saranno, laddove possibile, cambiati per favorire il mantenimento della distanza sociale. Salvo bisogni particolari, che dovranno essere discussi con le autorità comunali, non ci sarà il servizio di refezione alla SI né quello mensa nelle SE.

Tutte le lezioni delle materie speciali son sospese e i docenti che insegnavano queste materie saranno messi a disposizione dei colleghi per gestire le altre materie. Le attività didattiche a distanza, svoltesi tra il 16 marzo e l’8 maggio, sono sospese.

Eventuali deroghe a queste misure, qualora si fosse nell’impossibilità di applicarle, vanno chieste alle autorità.

Gli obiettivi per le scuole medie

Seppur con obiettivi diversi, tra i quali quelli di sostenere gli allievi che hanno riscontrato una certa difficoltà con l’insegnamento a distanza, elaborare la situazione straordinaria vissuta (debriefing) e compiere un primo passo verso una certa normalità, riaprono anche le scuole medie.

Anche per loro, a livello organizzativo, si prevede una presenza parziale, di un giorno a settimana o di due mezze giornate.

Sarà molto importante, stando al DECS, fare distinzione tra le materie che potranno essere insegnate a distanza e quelle invece che saranno impartite a scuola.

Cosa sarà insegnato in classe?

Tra queste, per le classi di prima media, vi è la matematica e tre altre materie a scelta tra scienza, storia, geografia, italiano e francese.

Per gli allievi di seconda media le materie «dal vivo» saranno due: matematica e tedesco, oltre che due a scelta tra scienze, storia, geografia, italiano e francese. Per le terze e le quarte le materie in classe saranno matematica, tedesco, inglese e italiano.

Le altre materie, come educazione visiva o musicale, ginnastica e arte plastica, non verranno insegnate.

Merlani: «Uno studio sierologico in Ticino»

Il medico cantonale Giorgio Merlani, dal canto suo, ha ribadito la situazione epidemiologica nel cantone, che vede ad oggi la morte di 321 persone e il contagio di 3'210.

Ha poi annunciato la partenza di uno studio sierologico in Ticino: «1'500 ticinesi, dai 5 anni in su, sono stati selezionati a sorte da un campione staticamente rilevante: riceveranno una lettera dall’Ufficio del medico cantonale per partecipare allo studio. La partecipazione è facoltativa».

Lo studio vuole identificare la possibile «sieroprevalenza» nella popolazione, partendo da questo primo gruppo di persone. I test saranno effettuati anche sul personale sanitario, ha concluso Merlani.

Kottanattu: «Il COVID-19 non fa sparire gli altri virus»

La specialista in pediatria e malattie infettive Lisa Kottanattu, capo servizio dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), ha invece spiegato l'evoluzione delle conoscenze sul virus rispetto ai bambini. 

«Le malattie virali sono il pane quotidiano in pediatria», ha esordito Kottanattu, spiegando che il nuovo virus, di cui ancora non si sa tutto, non fa sparire tutti gli altri: «È importante ricordare che ogni anno, nella stagione invernale, siamo confrontati con altri virus che, anche nei bimbi, possono portare a decorsi ben più gravi. Non sono spariti, per cui bisogna rimanere vigili. Inoltre è fondamentale che si continui con le misure di igiene».

«I bimbi non sono importanti nella diffusione del COVID-19»

«Nel corso delle ultime settimane, ha proseguito la dottoressa, si è diffusa l’ipotesi che i bambini possano avere un ruolo marginale nella propagazione del virus. I dati pubblicati sia a livello nazionale che internazionale supportano questa ipotesi: i bambini non giocano un ruolo importante nella diffusione del nuovo coronavirus». 

«Inoltre vi sono forti indizi sul fatto che non sono loro i primi a infettarsi: spesso contraggono il virus dai genitori», ha specificato Kottanattu.

La specialista in pediatria e malattie infettive ha poi aggiunto: «I bambini non sono i più toccati da questo virus. Su 3’210 casi positivi in Ticino, solo 12 sono bambini da 0 a 10 anni. Spesso i bimbi hanno un decorso tutto sommato favorevole».

Ancora tre morti in Ticino

Sale ancora il numero dei decessi in Ticino nelle ultime 24 ore e raggiunge quota 321 con una progressione di 3 unità. Inoltre sono stati registrati 19 nuovi casi di contagio, per un numero totale di 3210.

Non si registra invece nessuna nuova vittima nei Grigioni.

Ticino e Grigioni giorno per giorno

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