Prete in manette

Reati finanziari, «danno minimo» per la Fondazione Tamagni

Swisstxt

22.11.2021 - 17:30

Il sacerdote finito in manette per reati finanziari è don Samuele Tamagni. Lo ha rivelato la RSI. A metà pomeriggio è arrivata la presa di posizione dell'ente intitolato alla memoria di suo nipote Damiano, la Fondazione Tamagni, tra le vittime delle malversazioni.

Nell'immagine d'archivio una campagna pubblicitaria anti violenza della Fondazione Tamagni.
Nell'immagine d'archivio una campagna pubblicitaria anti violenza della Fondazione Tamagni.
©Ti-Press / Carlo Reguzzi / archivio

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22.11.2021 - 17:30

«Il danno causato alla fondazione è minimo e non ne preclude l’attività». Ad assicurarlo è Maurizio Tamagni, il fratello di don Samuele, il parroco di Cadro arrestato dopo essersi presentato al Ministero pubblico confessando un serie di reati finanziari commessi ai danni dei famigliari, di una parrocchia e di una fondazione.

La Fondazione è quella intitolata alla memoria del nipote del prete, Damiano Tamagni, deceduto tragicamente alla Stranociada di Locarno del 2008, vittima di un pestaggio.

Il sacerdote, come ricorda il quotidiano laRegione, si è sempre esposto in prima persona nella raccolta di fondi a favore dell’omonima fondazione volta al sostegno nella lotta contro la violenza giovanile e presieduta dal fratello Maurizio, papà del giovane.

Si parla di oltre 100.000 franchi

«Siamo sorpresi come tutti e imbarazzati da questa triste vicenda di debolezza umana e al momento non abbiamo niente da aggiungere», afferma Maurizio Tamagni, quale presidente della Fondazione, anticipando che il Consiglio, di cui don Samuele è vicepresidente, si riunirà la prossima settimana per fare il punto alla situazione e prendere una posizione ufficiale sulla vicenda che ha portato all'arresto del 40enne presbitero, persona nota all’opinione pubblica ticinese.

Nei suoi confronti il procuratore pubblico Daniele Galliano ipotizza le accuse di truffa, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro. Si parla di malversazioni per oltre 100'000 franchi, commesse nell’arco di qualche anno.

Tramite un comunicato, la Curia vescovile in mattinata ha garantito piena collaborazione agli inquirenti nell'ambito di una vicenda che «sorprende e addolora».

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