Il nonno di Eitan non molla, ricorso alla Corte Suprema di Israele

SDA

17.11.2021 - 17:09

Shmuel Peleg, nonno di Eitan, al centro della fotografia
Keystone

Giornata importante sul fronte dei ricorsi, presentati tra l'Italia e Israele, da parte di Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan, il bambino di 6 anni unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone, in cui ha perso padre, madre, fratello e bisnonni, e portato a Tel Aviv dal 58enne accusato dai magistrati di Pavia di averlo rapito.

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17.11.2021 - 17:09

Proprio contro l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari (gip) pavese, che ha dato origine al mandato d'arresto internazionale a suo carico, comunque allo stato non eseguito, la difesa di Peleg ha discusso oggi al Riesame di Milano l'istanza di revoca della misura cautelare, mentre i legali israeliani hanno presentato ricorso alla Corte Suprema contro le due sentenze delle scorse settimane favorevoli alla zia paterna e tutrice del piccolo, Aya Biran.

Verdetti che hanno riconosciuto la sottrazione internazionale del minore, sulla base della Convenzione dell'Aja, e stabilito che il bimbo deve tornare in Italia. Decisione, anche l'ultima, sospesa nell'esecutività in attesa del giudizio di terzo grado.

«Abbiamo fiducia che la Corte - hanno detto gli avvocati israeliani - affronti questo caso senza precedenti e che ordinino che Eitan resti in Israele così come volevano i suoi genitori». Hanno chiesto che la Corte disponga «un esame immediato da parte di esperti per chiarire quale sia la reale volontà del bambino e il suo bene».

Secondo fonti legali, la Corte Suprema ha dato tempo fino al 21 novembre agli avvocati della zia per far giungere le proprie osservazioni e fino al 23 novembre a quelli del nonno per ulteriori osservazioni. Una volta ricevuti e analizzati i documenti, la Corte deciderà sulla prosecuzione dell'esame del caso, mentre il bimbo per ora resta a Tel Aviv con la zia.

Contestate le accuse di sequestro e sottrazione

Intanto, davanti ai giudici del Riesame i legali italiani hanno contestato le accuse di sequestro e sottrazione e trattenimento di minore all'estero, ossia la qualificazione giuridica dei fatti. Fatti che in sé sono chiari anche per la difesa che sostiene, però, che non ci fu alcuna costrizione nel trasferimento di Eitan in Israele.

Sul fronte civile, poi, gli avvocati hanno sempre spiegato che la zia tutrice non è un'affidataria con diritto di custodia del minore. L'ordinanza del gip, tra l'altro, riguarda pure Gabriel Alon Abutbul, «soldato di ventura» dell'agenzia di contractor statunitense BlackWater, che avrebbe aiutato Peleg nel suo piano.

Sempre in ambito civile, i legali dei nonni materni hanno avanzato una serie di istanze in due udienze ai giudici di Pavia ponendo, tra le altre cose, la questione di un conflitto d'interessi di Aya tra i suoi ruoli di tutore e di richiedente l'adozione.

Per l'1 dicembre, infine, gli avvocati dei due rami familiari dovranno depositare memorie di fronte al Tribunale per i minorenni di Milano dove pende il reclamo contro la nomina della zia come tutrice.

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