Pandemia

Covid, il Ticino apre agli «over 45». Merlani: «Vaccinatevi, sarete più liberi»

Paolo Beretta

10.5.2021

Nella foto d'archivio in primo piano Giorgio Merlani, medico Cantonale poi al centro, Raffaele de Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e infine Giovan Maria Zanini, farmacista Cantonale, che oggi però non sarà presente in conferenza stampa.
Nella foto d'archivio in primo piano Giorgio Merlani, medico Cantonale poi al centro, Raffaele de Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e infine Giovan Maria Zanini, farmacista Cantonale, che oggi però non sarà presente in conferenza stampa.
archivio Ti-Press

La campagna vaccinale contro il Covid procede spedita in Ticino. Da oggi si aprono le iscrizioni agli «over 45». De Rosa: «Le dosi ci sono». Merlani: «Decorsi gravi in calo. Fate qualcosa per voi stessi: vaccinatevi! Sarete più liberi». Anticorpi monoclonali presto disponibili, anche se limitati. In certi casi sono «utili per persone vulnerabili e per gli immunodepressi».

Paolo Beretta

10.5.2021

Il primo a prendere la parola è stato Raffaele De Rosa, che ha fatto una breve introduzione sui dati attuali della pandemia «che ci permettono di guardare con fiducia alla seconda ondata di riaperture. Tutti quanti speriamo di ritrovare una nuova ordinarietà». Dobbiamo perciò rispettare i quattro pilastri della campagna federale: limitare, testare, proteggere e vaccinare.

Il virus non scomparirà da solo. La situazione di convivenza ci accompagnerà ancora a lungo, ma sappiamo come comportarci. De Rosa ha poi ricordato l’importanza del testare, specificando tutte le possibilità che esistono, dagli autotest ai test rapidi nelle farmacie.

«La campagna di vaccinazione è la chiave di volta in questa pandemia: il vaccino protegge veramente da questo virus. Stiamo avanzando molto rapidamente, il ritmo è alto, figuriamo tra i cantoni che vaccinano più velocemente in Svizzera. Da un paio di settimane siamo riusciti a superare le 20'000 immunizzazioni alla settimana. Abbiamo superato le 150'000 vaccinazioni eseguite. Le persone che sono completamente vaccinate con due dosi sono oltre 51'000, a cui vanno aggiunte le 54'000 che hanno ricevuto la prima dose».

Adesione alla vaccinazione molto alta

«Nonostante nei mesi le forniture abbiano subito delle oscillazioni con dei contrattempi, siamo riusciti a mantenere la fiducia nella popolazione, che è rimasta alta. Ringrazio la popolazione per l’alta adesione alla campagna vaccinale», ha detto il ministro.

«Abbiamo deciso di procedere passo per passo per progressivamente coinvolgere tutta la popolazione vulnerabile e permettere loro l’accesso al vaccino», ha aggiunto De Rosa. Nelle categorie over 65 l’adesione è superiore all’80% ed è lo stesso nelle altre categorie con malattie croniche ad alto rischio. Anche nella fascia 55-65 anni la popolazione ha risposto molto bene con un tasso di adesione nei primi giorni circa del 50%, quasi 25'000 persone.

«Si apre agli over 45»

«In considerazione di tutto questo - ha proseguito il capo del DSS - e del fatto che è arrivata un'importante fornitura venerdì e che ne arriverà un’altra il prossimo fine settimana, facciamo un altro passo importante: passiamo alla fase 8 e apriamo le vaccinazioni agli over 45, parliamo circa di 60'000 persone».

«La nostra stategia ci permette di mantenere le direttive date dalla Confederazione. Le iscrizioni sono aperte da subito sul sito www.ti.ch/vaccinazione. I primi appuntamenti saranno disponibili dal 18 di maggio».

Si aprono le vaccinazioni agli over 45
Si aprono le vaccinazioni agli over 45
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«Il prossimo passo sarà poi l’apertura a tutte le persone con più di 16 anni». Ribadendo che la vaccinazione è efficace, De Rosa ha fatto appello alla flessibilità dei datori di lavoro, data già in passato e la disponibilità perché vanno a beneficio di tutti e sono decisive per confermare l’eccellente tasso di adesione.

Prossimo passo: dai 16 anni
Prossimo passo: dai 16 anni
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«Un terzo dei ticinesi vaccinati con una dose in settimana»

Il secondo a prendere la parola è stato Paolo Bianchi, direttore della Divisione della salute pubblica, che ha ricordato alcune cifre, azzardando l’ipotesi che questa settimana, visto il ritmo della campagna vaccinale, un terzo della popolazione ticinese sarà vaccinata almeno con una dose.

Ha poi snocciolato altre cifre, sottolineando come l’adesione alla campagna vaccinale dai 75 anni in su, cioè nelle fasce d’età alle quali si è aperto prima al vaccino, sia superiore all’80%, con dati che vanno dall’83,2 all’84,5%. Nella fascia d’età tra i 65 e i 75 anni si arriverà comodamente al 75% di adesione. Nell’ultima fascia d’età aperta al vaccino il 26 aprile, quella che va dai 55 ai 65 enni, il tasso supera il 50%, ma come Bianchi ricorda, le iscrizioni son ancora aperte.

Come vengono fissati gli appuntamenti?

Nei cinque centri di vaccinazione, tutti gli appuntamenti sono stati attribuiti fino al 16 maggio, ha fatto sapere Bianchi. Il centro in cui la lista d'attesa è più lunga è quello del Padiglione Conza di Lugano, con 2'452 persone, seguono poi Giubiasco con 1'757, Mendrisio con 1'729, Locarno con 1'521 e Tesserete con 61.

«Un conto è la possibilità di iscriversi e quindi di essere registrati nel sistema, ma poi comunque gli appuntamenti vengono dati secondo le categorie. A parità di categoria d’età, chi si iscrive per primo riceve per primo il vaccino», ha spiegato Bianchi.

«In un’ottica di salute pubblica ovviamente la priroità viene data secondo le categorie che si conoscono. Insomma, se un 78enne vuole inscriversi adesso, appena saranno aperte le iscrizioni sarà una priorità rispetto a qualcuno di più giovane».

Le prossime forniture

«Sapete che lavoriamo con due prodotti: Pfizer e Moderna. Dall’inizio di gennaio abbiamo avuto 75'000 dosi di Pfizer e 99'500 di Moderna».

Per il primo preparato abbiamo ricevuto 18 forniture settimanali, per il secondo 7 quindicinali. Da metà febbraio Pfizer è stato sempre regolare, Fino a metà aprile invece Moderna nelle sue forniture ha avuto ritardi. Le forniture del prodotto germano-statunitense, ha spiegato Bianchi, saranno costanti fino a fine giugno, per circa 4’000-5'000 dosi a settimana. Per Moderna invece le fornitur andranno in crescendo, partendo dalle 29'000 promesse per il 15 maggio fino alle 54'100 promesse a fine giugno.

Accantonamenti adeguati?

«La Confederazione, a fine dicembre/inizio gennaio, ha detto di non accantonare le seconde dosi, ma di contare sulle forniture annunciate. A febbraio invece 'è stato tirato il freno' perché si avevano problemi di fornitura. Poi però, adesso, vista la disponibilità, Berna fa pressing affinché non si accantonino le dosi», ha ricordato Bianchi.

«Se dovessimo mettere da parte delle dosi per garantire le seconde dosi su un mese, dovremmo lasciar congelate dalle 40 alle 60'000 dosi. Con il Consiglio di Stato abbiamo deciso invece di fare delle riserve solo per due settimane»: questo darebbe al Cantone, secondo Bianchi, la possibilità di sopperire a una mancata fornitura.

Ma all’orizzonte, ha tenuto a precisare Bianchi, si intravvede una certa stabilità da parte delle forniture di Moderna.

Merlani: «Decorsi gravi fortemente diminuiti»

L'ultimo a prendere la parola è il medico cantonale ticinese Giorigio Merlani, che ha commentato la situazione epidemiologica: «La terza ondata che si stagliava all’orizzonte non si è ancora fortunatamente concretizzata davvero, nonostante il virus circoli comunque con una certa stabilità».

«Dopo Pasqua - ha proseguito Merlani - siamo passati dai 50 ai 100 casi al giorno. Ora da qualche giorno siamo tornati a meno di 50 casi giornalieri. Questi risultati si confermano anche nei numeri di test positivi che facciamo: sono attorno al 5%. Non stiamo testando di meno».

Autotest, «Un segnale di maturità»

Anche i timori sugli autotest, ha continuato il medico cantonale, si sono rilevati infondati e chi risulta positivo si annuncia regolarmente, così come è stato ben recepito lo scopo e l’utilizzo di questi test. «Infatti la maggior parte di chi si annuncia lo fa di lunedì. Ciò significa che si è testato venerdì o sabato prima di incontrare la famiglia o gli amici», ha detto Merlani.

Inoltre annunciarsi è anche in un certo senso conveniente, «altrimenti non si può dimostrare di avere contratto la malattia e di conseguenza di aver sviluppato gli anticorpi».

«Il virus circola ancora»

Per quanto riguarda i decorsi delle malattie, il medico cantonale ha spiegato che sono migliorati: «È la prova dell’efficacia dei vaccini». Basti pensare che già con la prima fase della campagna vaccinale si erano visti dei netti miglioramenti nelle case per anziani. «Anche solo con una prima dose i casi sono diminuiti. Ora non ce ne sono praticamente più».

Anche la Task force della Confederazione la settimana scorsa ha sottolineato, soprattutto con la variate inglese, che c'è stato uno spostamento verso il basso dei decorsi gravi della malattia, che colpisce di più fino ai 50 anni. «Ecco perché la classificazione per età fino ai 45 anni fa ancora senso. Dai 45 ai 16 anni non è più una questione sanitaria che fa la differenza, ma di probabilità».

«Fate qualcosa per voi stessi: vaccinatevi, sarete più liberi»

Il medico cantonale ha poi esortato tutti a farsi vaccinare: «Abbiamo, avete fatto molto per gli altri: abbiamo, avete protetto i gruppi a rischio e gli anziani. Ora fate qualcosa per voi: vaccinatevi, anche perché ricordo che il cosidetto Long Covid, con sintomi di stanchezza che si protraggono per mesi, colpisce pure i giovani. È molto probabile poi che quando saremo tutti vaccinati con il documento completo, chi lo avrà potrà gioire di più libertà». 

Merlani è poi tornato sulla possibilità di scelta per chi ha già fatto il Covid di sottoporsi a una o due dosi di vaccino: «È una decisione basata su studi scientifici, ma non vi è nessun rischio né facendone due né facendone una sola. È un’indicazione che ha a che fare anche con l’ottimizzazione dell’utilizzo delle dosi».

«Gli studi dimostrano che chi ha fatto il Covid in passato, dopo la prima dose produce già una quantità tale di anticorpi come le persone che fanno la seconda dose», ha spiegato Merlani. «Non è una questione di rischi, non se ne corrono di supplementari».

Chi si è ammalato può aspettare sei mesi per il vaccino

Il medico cantonale ha ricordato che se qualcuno ha fatto al malattia con dei sintomi deve aspettare circa quattro settimane dalla guarigione perché un'infezione virale importante scombussola un po' il sistema immunitario. Se qualcuno ha fatto la malattia senza sintomi? «Non succede niente, ci si può far vaccinare».

Per chi ha fatto la malattia è possibile, per la dose di vaccino, aspettare fino a sei mesi dalla guarigione perché si sa che è protetta per quel lasso di tempo. Il discorso cambia solo per chi ha più di 65 anni. In quel caso meglio farsi vaccinare nei tre mesi successivi. 

Merlani: «Anticorpi monoclonali? In certi casi sono utili»

Merlani in conclusione del suo intervento ha fatto il punto anche sugli anticorpi monoclonali. Cosa sono? È quello che il nostro corpo produce contro il virus. Si parla anche di siero iperimmune. Una persona che è appena uscita dalla malattia che ha prodotto le sue difese contro il Covid ha nel suo sangue, nel suo siero, delle sostanze che combattono la malattia. Questi anticorpi son stati prodotti a livello sintetico ed è possibile somministrarli come un'infusione. Così facendo si aiuta il sistema immunitario a rispondere uccidendo il virus.

La Svizzera ha registrato questo farmaco e approvato 3’000 dosi destinate alle fasce più vulnerabili e alle persone immunosoppresse: «A breve questi trattamenti saranno disponibili anche nei nostri ospedali ed è bene che la popolazione lo sappia, soprattutto le categorie interessate».

«Può infatti capitare che una persona immunosoppressa non reagisca al vaccino e, in caso di contagio, è importante somministrare questi trattamenti nei primi 5 giorni per ottenere risultati migliori. Anche in questo senso ribadisco quindi l’invito a testarsi sempre subito ai primi sintomi e, nel caso di positività, annunciarsi immediatamente», ha concluso Merlani.

Domande frequenti
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La situazione in Ticino

La situazione sul fronte dei nuovi casi e su quella delle ospedalizzazioni sembra essere stabile, con cifre simili negli ultimi giorni. 

In Svizzera, nelle ultime 72 ore, si sono registrati 3683 nuovi casi di Covid, secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). I decessi segnalati sono stati 15, mentre le persone ricoverate in ospedale sono state 89.

Sull’arco di due settimane, il numero totale di infezioni è 21'911. I casi per 100'000 abitanti negli ultimi 14 giorni sono 253,46. Il tasso di riproduzione, che ha un ritardo di una decina di giorni sugli altri dati, si attesta a 0,90.