Alla fine l'italiano sarà riorganizzato all'Uni di Basilea

Swisstxt

9.11.2021 - 18:58

L'ateneo difende la sua scelta
L'ateneo difende la sua scelta
Keystone

L'insegnamento della lingua e della cultura italiana all'Università di Basilea subirà una riorganizzazione, ma non uno smantellamento. 

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9.11.2021 - 18:58

Così almeno secondo il rettorato dell'ateneo, che lunedì sera ha deciso di ridurre del 25% la percentuale di lavoro di chi insegna letteratura, ma di aumentare nel contempo del 25% quella del professore di linguistica.

«È stata una decisione sull'importanza della parità fra gli insegnamenti di linguistica e letteratura», secondo Lorenza Mondada, decana alla ricerca della Facoltà di scienze umane e sociali.

Ma le spiegazioni dell'università non convincono tutti, a cominciare da chi oggi occupa il posto di professoressa ordinaria, Maria Antonietta Terzoli, che si appresta ad andare in pensione. Teme che in futuro non verranno nominati professori ordinari, ma solo docenti di un profilo inferiore e pagati meno.

«Parliamo della mia cattedra, perché la mia collega ha ancora sei anni davanti, e in sei anni può succedere di tutto. Anche che italianistica venga chiusa, perché non può funzionare in queste condizioni», afferma ai microfoni della RSI.

Lorenza Mondada ribatte che l'apertura di un concorso «open rank», aperto anche dottori più giovani con minore esperienza, non significa un declassamento: «L'Università ha tutto l'interesse ad assumere un professore ordinario vista la responsabilità e l'importanza della cattedra». L'ateneo assicura che le ore di lezione non caleranno.

Bertoli: «È un declassamento»

La professoressa Terzoli però non è tranquilla e vive questa situazione «una sconfitta per chi parla italiano in Svizzera». L'aveva vista così anche la deputazione ticinese alle Camere federali, che sulla questione della difesa dell'idioma era intervenuta nei giorni scorsi.

La decisione presa a Basilea non è una buona notizia nemmeno secondo il consigliere di Stato ticinese Manuele Bertoli: «Da un 100% si è andati a un 75%. C'è un 25% in più per la linguistica, ma da nostre informazioni questo non succederà subito e quindi ci sarà comunque un effetto di riduzione», afferma il capo del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport, non convinto dalle spiegazioni dell'istituto renano che «sta cercando di trovare il vestito migliore per offrire qualcosa che nella pratica sarà un declassamento, anche se non spettacolare».

Il Forum per l'italiano in Svizzera, che a fine novembre si riunirà in assemblea proprio a Basilea si era mosso per tempo, ricorda Bertoli, per sconsigliare questo passo. E anche sull'offerta nei licei cantonali «si può solo insistere», perché laddove non è conforme alle disposizioni federali non ci sono comunque sanzioni.

Martinoni: «Non è ancora così tragica»

Renato Martinoni, che è stato professore di Lingua e Letteratura italiana all’Università di San Gallo e Visiting Professor di Letteratura comparata all’Università Ca’ Foscari di Venezia, condivide solo in parte la «ferita all'italianità» già inferta con la soppressione nel recente passato delle cattedre a Neuchâtel e al Politecnico di Zurigo. «La situazione non è ancora così tragica», afferma.

«Le Università - spiega - sono dei grandi istituti che non rendono semplici le decisioni politiche sulle scelte» che vanno valutate «un po' meno con il cuore e un po' di più con la mente».

Se la scelta di Zurigo «è più grave» perché il Politecnico appartiene alla Confederazione, gli atenei sono cantonali e da fuori «è molto difficile intromettersi o pretendere di essere ascoltati». Martinoni auspica quindi piuttosto di discutere a livello interuniversitario ma anche politico la questione dell'italiano e non solo, perché soffre anche il francese.

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