Ticino

Stop ai deflussi minimi, pescatori e WWF protestano

SwissTXT / red

9.4.2022

Grono: siccità fiume Moesa. Nella foto una veduta aerea del fiume Moesa colpito dalla siccità, zona Gravera.
© Ti-Press / Alessandro Crinari
Immagine illustrativa
archivio Ti-Press

Dopo la decisione del Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) sui deflussi minimi, i pescatori ticinesi e il WWF si dicono preoccupati per lo stato di salute dei corsi d'acqua nel Cantone. Tuttavia per una nuova base legale servirà ancora tempo.

SwissTXT / red

9.4.2022

La soluzione ticinese doveva essere una prima in Svizzera, ma il TRAM l'ha bocciata per un vizio di forma, mettendo la parola «stop» al risanamento dei deflussi minimi. 

Uno stop che ha creato molta delusione per chi difende la salute dei fiumi ticinesi, che non riceveranno maggiori quantitativi d'acqua. Lo riporta la RSI.

«Non si parla più di rischi, ma di situazioni indigenti. Purtroppo il connubio dell’aumento della temperatura del clima abbinato ai deflussi attuali, che non sono nemmeno quelli minimi, ma sono una miseria, hanno prodotto ad esempio il caso più eclatante che da Maggia in giù non c’è più una trota», commenta ai microfoni della RSI Urs Lüchinger, presidente della Federazione ticinese per le acquicoltura e la pesca.

Secondo il WWF della Svizzera italiana, per voce di Francesco Maggi, «questa decisione è veramente incomprensibile ed è un ennesimo regalo per chi da decenni sta spremendo le acque ticinesi».

«Questo spero sia semplicemente un stop momentaneo per poi andare avanti molto presto», auspica Lüchinger.

Si torna al tavolo delle trattative

Tuttavia per tornare a parlare dei volumi d'acqua rilasciati dagli impianti idroelettrici, bisognerà aspettare la nuova legge sulla gestione delle acque, che darebbe al Consiglio di Stato le competenze necessarie per intervenire. Non è però ancora noto quando il Gran Consiglio potrà esprimersi sul nuovo testo.

Come già confermato dal direttore del Dipartimento del territorio (DT) Claudio Zali, si dovrà tornare al tavolo delle trattative per ridefinire i quantitativi dei deflussi, tenuto conto delle mutate necessità energetiche.

«Uno sbilanciamento chiarissimo»

«Non è solo lo sfruttamento elettrico, ci sono anche altri interessi in gioco, tutto deve essere in equilibrio. E oggi non c’è equilibrio, ma c’è uno sbilanciamento chiarissimo verso la produzione idroelettrica», chiarisce all'emittente radiotelevisiva Maggi.

E come rileva Lüchinger «l’importante è che si arrivi ad avere qualche deflusso in più. Io capisco benissimo quali siano le esigenze energetiche: anch’io come tutti noi ho bisogno di elettricità. L’importante è soprattutto che si ripristino quelle quasi 100 prese in Ticino dove attualmente il flusso è zero».

Saranno verosimilmente coinvolte anche le aziende proprietarie degli impianti idroelettrici. In casa dell'Azienda Elettrica Ticinese (AET) la decisione blocca il risanamento dei deflussi minimi per le centrali del Piottino e della nuova Biaschina.

«Adesso devo capire con il Dipartimento del territorio che cosa significa nella pratica questa decisione e come risanare a favore dell’ambiente. Continueremo comunque a progettare i miglioramenti previsti alle prese di Rodi-Lavorgo», spiega alla RSI il direttore dell'AET Roberto Pronini.

Il monitoraggio delle acque inaugurato tre anni fa proseguirà, ma la possibilità d’intervento a corto termine non ci sarà.